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Si può davvero vivere senza colon?

Ultimo aggiornamento – 25 maggio, 2017

Asportazione del colon: le conseguenze per la salute
Indice

La colectomia totale è un intervento chirurgico che consiste nell’asportazione totale dell’intestino crasso, la cui funzione principale è quella di assorbire l’acqua rimanente dai resti indigestibili del cibo, espulsi in un secondo momento tramite l’ano. Lungo mediamente 170 centimetri, l’intestino crasso è diviso in cieco, colon e retto.

L’intervento di colectomia si effettua nel tentativo di curare o prevenire malattie e condizioni a carico del colon, come coliti ulcerose, diverticoliti non curabili o poliposi del colon.

Come tutti gli interventi chirurgici, il periodo post-operatorio richiede alcune particolari accortezze. Vediamole insieme nel dettaglio.

Asportazione del colon: quali sono le conseguenze?

Tra le conseguenze più evidenti di un intervento di colectomia totale, vi è la riduzione delle funzionalità intestinali. L’asportazione del colon, infatti, comporta la creazione di un ano artificiale, necessario per espellere le feci. Uno dei principali effetti negativi dell’operazione riguarda proprio l’evacuazione delle feci, che nel periodo post-operatorio possono arrivare a una media di 4-5 evacuazioni al giorno di feci liquide.

Questo si verifica come tentativo del corpo di riabilitare le funzioni intestinali. Va però specificato che questi fastidiosi disturbi si riducono nel tempo, mediante cure farmacologiche e con una dieta corretta.

Qual è la dieta consigliata dopo una colectomia totale?

Un’alimentazione corretta è infatti uno dei passaggi fondamentali nel processo di recupero postoperatorio. La dieta consigliata dai medici, a seguito di una colectomia totale, è costituita unicamente da cibi liquidi, per poi passare in maniera graduale alla reintroduzione di cibi solidi.

Una volta passato il momento critico, i medici consigliano un’alimentazione ricca di fibre (pane e pasta integrale, riso, etc.), questo perché le fibre stimolano il transito intestinale e la formazione di feci morbide, inoltre aiutano l’intestino a ritrovare il suo naturale equilibrio e a riformare la flora batterica.

Anche frutta e verdura sono alimenti consigliati, in particolare il mirtillo nero e quasi tutte le verdure, fatta eccezione per broccoli e cavolfiori. È necessario bere molti liquidi, in particolare acqua e tè, soprattutto tè verde, fare piccoli pasti frequenti, evitando le bevande alcoliche, i cibi troppo elaborati o ad alto contenuto grassi, i dolci raffinati, il caffè e le spezie. Due elementi che si sono dimostrati particolarmente utili sono i probiotici e i fermenti lattici vivi, che si consiglia di aggiungere alla propria alimentazione regolare.

Dal momento che la colectomia totale è un intervento chirurgico piuttosto invasivo, la dieta post-colectomia varia molto da paziente a paziente in base al tipo di intervento, all’età e all’anamnesi pre e post operatoria. Ricordiamo che è necessario per un decorso post operatorio adeguato attenersi strettamente alle indicazioni del medico ed evitare il fai da te.

Cosa prevede la colectomia?

La colectomia è l’intervento chirurgico che consiste nella rimozione totale o parziale del colon, quindi dell’intestino crasso.
Nel corso di un intervento di colectomia, qualsiasi sia la sua estensione, dev’essere necessariamente praticata anche la ricanalizzazione dell’intestino, allo scopo di permettere nuovamente il transito e l’espulsione delle feci.

Distinguiamo diversi tipi di colectomia in base alla quantità di colon rimosso durante l’operazione, questo ne influenza anche la denominazione che richiama la porzione di intestino crasso asportata.

Distinguiamo i seguenti tipi di colectomia:

  • Colectomia totale, intervento che prevede la rimozione totale del colon.
  • Colectomia subtotale, in questo caso viene rimossa una o più parti dell’intestino crasso.
  • Emicolectomia, consiste nella resezione della porzione destra o sinistra del colon.
  • Proctocolectomia, prevede la rimozione contemporanea di colon e retto.

L’intervento, nelle sue diverse varietà, trova indicazione in numerose malattie dell’intestino crasso e delle strutture a questo connesse. Le malattie o condizioni che più frequentemente portano alla colectomia sono:

  • Cancro del colon. L’estensione dell’operazione è correlata in questo caso all’espansione della massa tumorale in questione. Più il tumore è esteso, più la porzione di intestino crasso da rimuovere sarà grande.
  • Occlusione intestinale. Se l’occlusione è grave, può risultare necessaria anche una colectomia totale.
  • Morbo di Crohn e colite ulcerosa. Si tratta di due processi infiammatori intestinali appartenenti entrambi al gruppo delle malattie autoimmuni. L’intervento di solito viene indicato, per entrambe le patologie, quando la terapia farmacologica non ha prodotto sufficienti risultati o quando ad un esame più approfondito sono state rinvenute cellule precancerose. Anche questa è una patologia infiammatoria delle pareti intestinali. La colectomia in questo caso è prevista solo quando la terapia farmacologica e gli opportuni cambiamenti apportati allo stile di vita non hanno prodotto sufficienti miglioramenti.
  • Emorragia intestinale persistente. Quando si verificano emorragie intestinali copiose e frequenti senza che vi siano sostanziali miglioramenti, l’intervento chirurgico sembrerebbe essere l’unica soluzione per ovviare a questo problema. Durante l’operazione, si procede alla sola resezione dell’area interessata dall’emorragia.
  • Polipi intestinali. Quando sentiamo parlare di polipi intestinali si fa riferimento a tumori benigni, che vanno tenuti sotto stretto controllo medico in quanto è possibile che questi diventino nel corso del tempo formazioni maligne. Si opta per una colectomia parziale, allo scopo di recidere e quindi eliminare la parte di colon affetta dai polipi intestinali, di modo da prevenire il mutamento delle cellule in cellule tumorali.
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