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Combattere la depressione con la meditazione

Elisabetta Ciccolella | Farmacista

Ultimo aggiornamento – 11 Maggio, 2015

Combattere la depressione con la meditazione

Secondo un recente rapporto di Lancet, un recente studio mostra come una terapia basata sul concetto di “mindfulness” potrebbe essere una valida alternativa alle classiche cure per milioni di persone affette da depressione recidivante.

Gli scienziati hanno testato questo tipo di terapia in contrapposizione ai farmaci antidepressivi in soggetti a rischio di ricadere nel tunnel della depressione e hanno scoperto come la “mindfulness” funzioni davvero: questa terapia aiuta le persone a concentrarsi sulla propria mente e a capire che i pensieri negativi possono essere solo passeggeri.

In psicologia, “mindfulness” significa “consapevolezza” relativamente ai propri pensieri, azioni e motivazioni. Più precisamente, per “mindfulness” si intende una tecnica per la meditazione consapevole che unisce la tradizione buddista con la psicologia scientifica occidentale e che, dopo aver letteralmente spopolato negli Stati Uniti, si sta diffondendo anche in Italia contro stressansia e depressione.

In altre parole, la Mindfulness è uno stato mentale,“una modalità dell’ essere, non orientata a scopi, il cui focus è il permettere al presente di essere com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente” (Teasdale), che può essere coltivato e stabilizzato attraverso particolari tecniche.

In Inghilterra e nel Galles, molti medici incoraggiano i propri pazienti affinché seguano questo tipo di terapia. Tuttavia, i medici sottolineano la fondamentale importanza delle terapie farmacologiche: i soggetti con problematiche di depressione recidivante sono spesso sottoposti a cicli di anti-depressivi per lunghi periodi per limitare possibili ricadute.

Lo studio

Nel corso dello studio, gli scienziati britannici hanno analizzato 212 persone con una elevata probabilità di ricadere in depressione. Coloro che hanno preso parte alla ricerca sono stati sottoposti a una terapia cognitiva basata sulla” consapevolezza”(MBCT), un particolare tipo di terapia che aiuta le persone a concentrarsi sul presente, a riconoscere precocemente i segni eventuali di episodi di depressione e soprattutto a reagire davanti a questi segnali in modo tale da evitare l’innescarsi di ulteriori recidive della malattia.

I ricercatori hanno confrontato i risultati ottenuti dalle 212 persone coinvolte nello studio con quelli di coloro che hanno continuato a seguire le classiche terapie farmacologiche nel corso dei due anni in cui si è svolto l’esperimento.

Dalla ricerca, si evince come più o meno la stessa percentuale di persone in entrambi i gruppi sia ricaduta nel tunnel della depressione benché a molti partecipanti alla MBCT fosse stata gradualmente e in parte sospesa la terapia farmacologica.

I risultati suggeriscono come la MBCT potrebbe rappresentare una possibile alternativa terapeutica rispetto al continuo uso (e a volte abuso) di antidepressivi da parte di chi non vuole o non può assumere farmaci per lunghi periodi, e potrebbe dunque scelta da milioni di persone che soffrono di frequenti episodi del cosiddetto “mal di vivere”.

Secondo il dottor Gwen Adshead, del Royal College of Psychiatrists, è stato provato che la MBCT è una opzione che dovrebbe essere tenuta in seria considerazione soprattutto dai medici di base. Tuttavia, secondo Adshead, la MBCT non va bene per tutti i tipi di depressione e non deve assolutamente sostituire il trattamento con farmaci anti-depressivi nei malati con disturbi gravi, che hanno bisogno di cure ospedaliere o soffrono di manie suicide.

Inoltre, gli esperti ricordano come i pazienti devono ridurre dosaggi e somministrazione di farmaci anti-depressivi solo sotto stretto controllo medico.

Secondo il professor Eduard Vieta, Docente di Psichiatria presso l’Università di Barcellona, sono comunque necessari ulteriori studi per stabilire su cosa si fondi esattamente l’efficacia della MBCT.

 

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