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Aterosclerosi, individuato un nuovo fattore di rischio

Chiara Tuccilli | Biologa e Dottore di Ricerca in Scienze Endocrinologiche

Ultimo aggiornamento – Giugno 27, 2019

Aterosclerosi, individuato un nuovo fattore di rischio

Sulla rivista scientifica Environmental Health Perspectives è stata pubblicata un’interessante ricerca guidata dal dr. Meng Wang del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Ambientale dell’Università di Buffalo che suggerisce un legame tra l’esposizione cronica all’ozono e il rischio di aterosclerosi.

Ai più, l’ozono è noto come un gas buono: non è un caso che il famoso buco dell’ozono sia motivo di preoccupazione da vari decenni. Non molti però sanno che l’ozono è potenzialmente inquinante quando presente negli strati bassi dell’atmosfera.

Ma qual è il rapporto tra l’esposizione cronica all’ozono inquinante e l’aterosclerosi? È una corposa ricerca a dircelo.

L’aterosclerosi, un killer silenzioso

L’aterosclerosi può essere considerato un killer silenzioso, perché impiega molto tempo per svilupparsi e, soprattutto, non dà sintomi che possono allertare i pazienti, se non in fase ormai avanzata.

Si tratta di una malattia vascolare cronica e progressiva, con un’importante componente infiammatoria, risultante dal deposito di lipidi e residui cellulari che si accumulano nella parete delle arterie.

Nel tempo i depositi crescono e formano una placca che riduce il diametro del vaso arterioso e, conseguentemente, il flusso di sangue – e con esso dell’ossigeno e di tutte le molecole che sono disciolte nel sangue. L’aterosclerosi è causa di patologie ed eventi cardiovascolari come coronaropatie, infarto del miocardio, aneurisma e ischemia cerebrale.

È noto che si tratti di una malattia multifattoriale e sono stati già individuati molti fattori di rischio, tra i quali:

  • Predisposizione genetica
  • Ipertensione
  • Colesterolo alto
  • Fumo di sigaretta
  • Sovrappeso
  • Obesità
  • Sindrome metabolica

La ricerca continua a studiare i fattori di rischio dell’aterosclerosi con l’obiettivo di individuare quelle cause che possono essere controllate anche mediante semplici modifiche dello stile di vita. E in questo contesto di ricerca rientra lo studio del dr. Wang e colleghi, che hanno evidenziato un’associazione tra l’inquinamento da ozono e l’aterosclerosi.

L’ozono: un nuovo fattore di rischio dell’aterosclerosi

L’ozono è un gas noto perché naturalmente presente nella stratosfera, dove esplica una funzione protettiva dalla radiazione solare ultravioletta. Negli strati più bassi dell’atmosfera, però, l’ozono è ritenuto una sostanza inquinante, poiché si forma quando la radiazione solare reagisce con inquinanti già presenti nell’aria (detti “precursori dell’ozono”).

Nella bassa atmosfera, in concentrazioni elevate, l’ozono è potenzialmente dannoso. Elevati livelli di ozono, infatti, sono stati associati al peggioramento di malattie respiratorie croniche e dell’asma.

Inoltre, è stata mostrata una relazione tra l’esposizione ad alti livelli di ozono e l’aumento di morte per malattie cardiovascolari. Proprio quest’ultima evidenza è alla base dello studio condotto dal dr. Wang e colleghi. Per portare a termine la ricerca, sono stati arruolati 6619 adulti di età compresa tra 45 e 85 anni, provenienti da diverse regioni degli Stati Uniti d’America, non affetti da malattie cardiovascolari o altre condizioni patologiche.

I soggetti dello studio sono stati seguiti in media per sei anni e mezzo per valutare se vi fosse un’associazione tra l’esposizione cronica all’ozono e lo sviluppo e la progressione di aterosclerosi. Il risultato dello studio, in effetti, ha suggerito che esiste un legame, e questo potrebbe spiegare proprio perché nelle regioni in cui vi è un maggiore inquinamento ambientale con alti livelli di ozono vi è una maggiore mortalità per malattie cardiovascolari. L’accelerazione dell’aterosclerosi e il danno prodotto sulle carotidi, infatti, può dare conto di questo aumento della mortalità.

La ricerca non ha indagato i meccanismi biologici, quindi non è possibile fornire un’esatta spiegazione di come l’inquinamento ambientale possa far progredire l’aterosclerosi ma l’associazione tra i due fenomeni è a questo punto chiara. Da un punto di vista biologico, è plausibile che l’esposizione a lungo termine agli inquinanti contribuisca a sviluppare e mantenere uno stato infiammatorio sistemico, con conseguenze a livello vascolare e lo sviluppo di aterosclerosi.

Lo studio del dr. Wang è il primo a indicare l’ozono inquinante come fattore di rischio per l’aterosclerosi, ma diversi altri studi hanno individuato relazioni tra altri inquinanti e malattie respiratorie e cardiovascolari, oltre che con il cancro. Insomma, ridurre l’inquinamento ambientale è un imperativo. Per il bene del pianeta e per la salute di tutti noi.

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