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Gli esercizi contro la scoliosi

Ultimo aggiornamento – 07 gennaio, 2022

Scoliosi: Esercizi
Indice

È impensabile parlare di esercizi contro la scoliosi senza prima capire di cosa si tratta e, soprattutto, in quali casi l’autocorrezione è praticabile, con o senza l’ausilio di specialisti. 

Ecco perché, in via prioritaria, è necessario comprendere la natura della scoliosi, fare alcune differenze e giungere così, per esclusione, ai casi in cui gli esercizi contro la scoliosi sono consigliabili e utili. 

Va, infatti, fatta una rapida distinzione tra atteggiamento scoliotico e scoliosi vera e propria. Nel primo caso, siamo di fronte a un paramorfismo, nel secondo ci troviamo a dover affrontare un dismorfismo.

Il significato e la differenza di paramorfismo o dismorfismo

È presto detto: quando vi è dismorfismo la colonna vertebrale è anatomicamente deformata, nel secondo caso no. Ciò vuol dire, in parole povere, che l’atteggiamento scoliotico non è un problema strutturale, mentre la scoliosi vera e propria lo è. 

E, se nel primo caso gli esercizi posturali e tutto il resto, si rivelano indispensabili - nonché l’unica soluzione affinché non si arrivi ad una eventuale scoliosi strutturata - nell’altro caso gli esercizi non sempre sono sufficienti. Come chiarisce il dr. Nunzio Catena, infatti, la scoliosi non è modificabile volontariamente, infatti: “è una patologia della colonna vertebrale, caratterizzata da una deviazione laterale strutturata del rachide associata a rotazione delle vertebre. Si distingue dall’atteggiamento scoliotico, in quanto quest’ultima condizione non è strutturata, non associata a rotazione delle vertebre e sparisce correggendone la causa”.

La colonna vertebrale forma una linea retta e a questo allineamento contribuiscono anche le capsule articolari, i segmenti della colonna (dette vertebre, appunto), i legamenti e i muscoli

Quando la scoliosi è strutturata e, di conseguenza, la colonna vertebrale è curvata nelle tre direzioni dello spazio, oltre alla spina dorsale, a risentirne sono anche gli altri elementi anatomici responsabili del suo corretto allineamento, ovvero le articolazioni, i legamenti, la muscolatura e, in casi gravi, anche gli organi interni. In particolare, poi, nel caso di scoliosi strutturata, ciò si accompagna sempre alla torsione differente di ogni singola vertebra ed è proprio in questo l’origine anatomica delle deformazioni a carico della gabbia toracica, come l'asimmetria costale e la compressione che è, a sua volta, causa indiretta di problemi respiratori (una sindrome restrittiva, con compressione di trachea, polmoni e bronchi, nei casi più seri).

Tale situazione, in caso di paramorfismo, non è riscontrabile, essendo in presenza di “semplice” disfunzione comportamentale. La deviazione, perciò, è visibile solo in alcune posizioni, poiché in posizione distesa le vertebre si riallineano e la deviazione scompare pressoché del tutto. Ma per evitare che l'atteggiamento scoliotico possa degenerare in scoliosi, è necessario prestare attenzione al proprio modo di sedersi e di camminare, mantenendo una postura corretta.

Scoliosi: diagnosi è semplice?

Nel trattamento della scoliosi, la diagnosi è apparentemente abbastanza semplice, mentre in realtà è alto il rischio di confusione, qualora non ci si rivolga a professionisti seri o a figure qualificate.

In primo luogo, infatti, è necessario riconoscere la natura della scoliosi, ovvero capire se si tratta di una scoliosi vera e propria, e quindi di una scoliosi strutturata, oppure se si è di fronte ad un atteggiamento scoliotico. In secondo luogo, andrebbero analizzate le cause, ma su questo ritorneremo tra poco.

Come dicevamo, questa distinzione di base, tutt’altro che banale, è essenziale per non correre il rischio di sottovalutare l’evoluzione di una scoliosi strutturata oppure di confondere un vizio posturale con una scoliosi, prescrivendo così terapie inutilmente costose e, probabilmente, anche dannose per la schiena, oltre che lunghe e complesse.

Quali esami fare e quali soni i sintomi di scoliosi?

Il paziente, dunque, deve essere esaminato sia in posizione eretta, sia piegato in avanti, sia, infine, disteso supino.

I sintomi che più risaltano ad occhio nudo, infatti, sono la diversa altezza della spalle, le scapole prominenti (in modo differente), la testa posta in posizione asimmetrica rispetto al bacino, l’anca sollevata, la diversa altezza delle coste o la loro prominenza in fase di inclinazione del busto. Questi sono segni che, ovviamente, ancora non ci dicono nulla sulle cause e, quindi, sull’eventuale trattamento.

La fase immediatamente successiva corrisponde alla valutazione dell’incisività di un intervento non invasivo, attraverso trazioni e movimenti del tronco, che indichino il grado di elasticità della curva. Infine, sarà ovviamente necessaria una radiografia, una radiografia spinale, una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica per misurare la curvatura della scoliosi

Utile può essere anche un test di Risser, per conoscere (con una scala di cinque gradi) l’età ossea del paziente, nel caso ci si trovi nell’età evolutiva del paziente. Vi è, infine, anche una nuova tecnica diagnostica che è la teletermografia, la quale misura l’asimmetria del calore emessa dai muscoli della colonna vertebrale.

Come valutare la gravità?

La misurazione della curvatura viene fatta in gradi di Cobb; è ritenuta:

  • preoccupante una curvatura superiore ai 30 gradi;
  • significativa una scoliosi con curvatura tra i 25 e i 30 gradi, come nella maggior parte dei casi. 

Vi è poi da considerare che, in vista del mantenimento della verticalità della testa e dell’equilibrio, alla curva principale si aggiungono sempre curve di compenso (secondarie), meno gravi e, in genere, meno stabili e più correggibili della prima, ma in ogni caso conseguenti.

Analizzando anche la localizzazione della curva (che può essere cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare, lombare), è possibile anche comprendere la difficoltà di correzione maggiore o minore, dal momento che le curve dorsali sono più “complesse” di quelle lombari. 

Allo stesso modo, a influire sulla valutazione è l’età del paziente: le curve dorsali, ad esempio, sono più instabili rispetto a quelle lombari in età evolutiva, mentre vale il contrario in età adulta. E, soprattutto, proprio nel periodo dell’accrescimento (11-15 anni per le donne; 13-17 per gli uomini) l’evoluzione delle curve è più variabile, fino ad arrivare a 20 gradi Cobb all’anno, mentre possono, al contrario, essere regressive le scoliosi congenite “scoperte” prima dei tre anni; infine, le curve si rivelano scarsamente evolutive in età adulta, quando peggiorano di 1 grado Cobb l’anno e, tendenzialmente, soltanto le curve sopra i 40 gradi. 

È proprio prima della pubertà, del resto, che sorge la curva principale (8-12 anni), pressoché stabile in età adulta. 

Quali le terapie per la scoliosi?

Considerando che la possibilità di sviluppare scoliosi nel caso in cui ne soffra la propria madre è dieci volte superiore alla media, e considerando anche che ne soffre circa il 3% della popolazione, le cause sono convenzionalmente utilizzate per dividere le scoliosi in due gruppi: quella ad eziologia nota e quelle ad eziologia sconosciuta, che rappresentano oltre il 70% dei casi.

Quanto al trattamento per la scoliosi, dunque, è ovvio che la correzione della deformità è tanto più difficile quanto più è avanzata l’età del paziente e, chiaramente, quanto più è ampia la curvatura. 

Occorre intervenire subito, dunque, e controllare il paziente frequentemente, a scadenze di massimo sei mesi: questa è la prima, basilare, indicazione. Le terapie, poi, possono essere chirurgiche o esterne, soprattutto in età infantile o adolescenziale e nelle scoliosi lievi e poco evolutive. Il primo caso riguarda le scoliosi con oltre 40 gradi ma il successo dell’operazione è maggiore se il trattamento viene eseguito tra i 12 e i 16 anni, quando l’evoluzione della scoliosi è quasi giunta al termine, ma la curva è ancora elastica. 

La metodologia è quella di Risser, che consiste in una sorta di trapianto osseo, attraverso l’asportazione di trucioli ossei dagli archi vertebrali e nella compensazione con frammenti prelevati dalla tibia o dall’ala iliaca. A questo si associa l’impianto del distrattore di Harrington (detto anche impianto di Harrington o asta Harrington), una barra di metallo posta alle due estremità della curva, per mantenerla in tensione. In seguito all’intervento, è necessario mantenere un busto per circa un anno. Dopodiché, l’esito dovrebbe essere permanente.

Quando entra in gioco l’autocorrezione?

Nel caso in cui non sia previsto un intervento chirurgico, allora entrano in gioco gli esercizi contro la scoliosi, complementari ad altri trattamenti o esclusivi nel caso di atteggiamento scoliotico. 

Nei casi di atteggiamento scoliotico, infatti, le cause sono in genere ipometria di un arto (ovvero, un arto più corto dell’altro), lussazione dell’anca, dolori vertebrali o muscolari o più semplicemente errori di postura o debolezza della muscolatura del tronco. In questi casi, la terapia è basata sulla rimozione della causa scatenante o, appunto, sugli esercizi per la (auto) correzione della scoliosi

Nel primo caso, l’attività fisica è necessaria: allorché l’uso di un corsetto o di un busto abbia condotto a ipotrofia muscolare. Questo trattamento, però, è efficace solo nel periodo dell’accrescimento corporeo.

Nel secondo caso, qualora venga esclusa, anche un trattamento più recente come la stimolazione elettrica (LESS) praticata attraverso l’applicazione di elettrodi sul lato convesso della curva maggiore per 8 ore notturne, ha un'efficacia stimata pari al 44% dei casi trattati; l’attività fisica e gli esercizi, in questo caso, divengono utili a impedire il peggioramento e/o la funzione correttiva.

Gli esercizi da fare per correggere la scoliosi

Gli esercizi consigliabili per l’autocorrezione sono i classici esercizi posturali per tre fasce: lombare, collo e spalle. 

Schiena:

  • da posizione supina, con braccia sui fianchi e muscoli lombari aderenti al suolo, flettere la gamba e, col braccio opposto, avvicinarla al petto, allungando l’altro braccio verso l’alto. Mantenere la posizione per 15 secondi e, poi, invertire gli arti. Ripetere due volte.
  • Da posizione supina, con braccia lungo i fianchi, flettere la gamba e, col braccio opposto, ruotarla il più possibile, mantenendo la posizione per 5 secondi e con le spalle ben appoggiate sul pavimento. Ripetere sei volte.
  • Da posizione supina, con mani sui fianchi e gambe un po’ flesse, portare le gambe al petto e, con l’aiuto delle braccia, tenerle in tale posizione per 5 secondi, per poi allungare braccia e le gambe per altri 5 secondi. Ripetere l'esercizio per tre volte.
  • Proni, con i gomiti sul pavimento e l'addome aderente al suolo, sollevare il busto per 15 secondi. Ripetere due volte.
  • A carponi e con la testa bassa, accovacciarsi il più possibile per 15 secondi. Ripetere due volte.

Spalle:

  • Da seduti, con gambe incrociate, schiena dritta, gomiti ad altezza spalle, avambracci flessi a 90°, ruotare l’avambraccio in senso orario ed effettuare 15 ripetizioni per 3 serie.
  • Da seduti, con gambe incrociate e con le braccia distese ad altezza spalle, mantenendo il palmo delle mani in alto, spingere le braccia più indietro possibile, mantenendo collo e schiena dritta. Effettuare 20 ripetizioni per 3 serie.
  • Da seduti, con le gambe incrociate, abbracciarsi e flettersi lentamente in avanti, per 15 secondi. Ripetere l'esercizio per due volte.
  • Con le ginocchia e la testa sul pavimento, mettere le mani incrociate dietro e portare le braccia in alto per 5 secondi.
  • In piedi, con le braccia lungo i fianchi, ruotare le spalle fino a portare le braccia in alto e spingere indietro per 5 secondi; poi rilassarsi. Ripetere l'esercizio per sei volte.

Collo:

  • ruotare la testa lateralmente, effettuando 15 ripetizioni per 2 serie;
  • piegare lateralmente la testa fino alla spalla ed effettuare 15 ripetizioni per 2 serie;
  • piegare la testa all’indietro fino a guardare il soffitto, praticando 15 ripetizioni per 2 serie;
  • piegare la testa in avanti fino allo sterno, completando 15 ripetizioni per 2 serie;
  • ruotando la testa, formare lentamente un cerchio, prima da un lato e poi dall’altro.

Questi esercizi sono raccomandati per la pratica quotidiana; bastano 15 minuti al mattino appena svegli o alla sera, prima di andare a dormire. 

È preferibile effettuarli tutti i giorni; in caso di impossibilità, è consigliabile farli tre volte a settimana o allenare ogni giorno una sola fascia muscolare. Per la domenica è concesso il “riposo” settimanale.

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