L’attività fisica può difendere il cervello da demenza e ictus: lo studio

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
Seguici su Google Discover

Data articolo – 28 Febbraio, 2025

Una persone corrono su una strada

Sono state pubblicate nuove evidenze scientifiche che confermano l’importanza di fare attività fisica, sottolineando come questa possa essere un fattore chiave nella prevenzione nei confronti dei disturbi neurologici più importanti.

Vediamo di cosa si tratta. 

La ricerca sull’attività fisica e la salute del cervello

L’indagine della Fudan University di Shangai, pubblicata su Alzheimer's & Dementia: The Journal of the Alzheimer's Association, contiene segnali che sembrano dimostrare che praticare attività fisica moderata o intensa può portare ad un minor rischio di sviluppare cinque disturbi importanti:

Al contrario, una vita sedentaria sembra aumentarne l’indice di insorgenza.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di oltre 73.000 persone, con un’età media di 56 anni, che hanno indossato accelerometri per sette giorni.

Questo stratagemma è stato in grado di calcolare:

  • energia spesa durante l’attività fisica (per fare questo, sono stati utilizzate gli equivalenti metabolici, MET);
  • tempo trascorso seduti.

Cosa è emerso?

Grazie a queste misurazioni, è stato possibile osservare che un dispendio energetico più alto è collegato ad una minore probabilità di sviluppare i disturbi citati in precedenza (la possibilità si abbassa di un valore che oscilla tra il 14% e il 40%).

È emerso che le persone con un dispendio energetico giornaliero medio da attività fisica moderata a intensa di 0,291 kcal (1,22 kilojoule) non hanno sviluppato nessuna delle malattie.

Al contrario, chi aveva disturbi del sonno registrava un’attività fisica di 0,226 kcal (0,95 kilojoule), chi ha avuto sintomi di demenza segnalava un’attività di 0,203 kcal (0,85 kilojoule).

Ai soggetti con ictus venivano assegnati punteggi di 0,243 kcal (1,02 kilojoule) di attività fisica, mentre chi aveva ansia o depressione registrava, rispettivamente, 0,262 kcal (1,10 kilojoule) e 0,257 kcal (1,08 kilojoule) di attività fisica.

Di contro, i pazienti su cui si segnalava il maggior tempo di sedentarietà avevano un rischio aumentato dal 5% al 54% di sviluppare i disturbi.

Lo studio, dunque, sembra confermare l’importanza dell’attività fisica per la salute del cervello, ma presenta alcune limitazioni: la più importante è la scarsa diversità etnica del campione.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Un medico donna che guarda la lastra di un cervello
Vitamina B3 contro il glioblastoma: possibile supporto alle terapie?

La vitamina B3 potrebbe rafforzare le difese immunitarie nei pazienti con glioblastoma, offrendo un possibile supporto alle terapie tradizionali.

Un'équipe di medici si riunisce nel laboratorio di ricerca sul cervello, con un monitor che mostra immagini di risonanza magnetica e TAC cerebrali. Un gruppo di dottoresse discute di interventi chirurgici e trattamenti, con l'ausilio di radiografie.
Stimolazione del nervo vago e memoria: una possibile nuova strada contro il declino

Una nuova frontiera scientifica: come la stimolazione del nervo vago potrebbe rivoluzionare il trattamento della perdita di memoria e del declino cognitivo.