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Personalità borderline: come riconoscerle

Redazione

Ultimo aggiornamento – 30 Ottobre, 2018

Personalità borderline: come riconoscerle

Dr.ssa Martina Valizzone, specialista in psicologia. 


Spesso si sente parlare di disturbo di personalità e personalità borderline, ma non è sempre semplice riconoscerne i sintomi. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Martina Valizzone, psicologa, di spiegarci quali sono i segni più evidenti del disturbo e come aiutare chi ne è affetto a curarsi.

Quando si parla di una personalità borderline?

Parliamo di Disturbo Borderline di Personalità (DBP) quando ci troviamo davanti a un soggetto con un significativo livello di instabilità emotiva, che oscilla rapidamente da intensi stati di rabbia, agitazione, dolore, vergogna, panico, terrore a intense sensazioni di vuoto e solitudine.

Il DBP è uno dei disturbi ad oggi più studiati, in quanto interessa diverse aree del funzionamento di una persona: l’identità, l’affettività e l’impulsività, aree gravemente compromesse negli individui affetti.

La malattia colpisce all’incirca il 2% della popolazione ed è più frequente nel sesso femminile. L’esordio della malattia invece si riscontra per lo più in adolescenza o nella prima età adulta.

Quali sono i segni per riconoscere una persona borderline?

Il soggetto borderline crede fermamente che il mondo intorno a sé sia pericoloso e cattivo, credenza che lo porta a vivere un costante stato di allerta e vigilanza. Una delle caratteristiche distintive di questa patologia è la marcata instabilità emotiva, che porta il soggetto a cambi repentini di umore.

Altri sintomi solitamente includono:

  • l’idea pervasiva di essere cattivi;
  • esperienze dissociative (sia di depersonalizzazione che derealizzazione);
  • scoppi d’ira ingiustificati;
  • autolesionismo e ideazioni al suicidio.

Inoltre, sono molto frequenti comportamenti dipendenti, come l’abuso di sostanze e il gioco d’azzardo patologico. In alcuni casi, si assiste alla comparsa di sintomi pseudo-psicotici o psicotici transitori, caratterizzati da illusioni ed allucinazioni, che trovano fondamento nella realtà del soggetto e, dunque, più difficili da riconoscere come patologiche.

A livello relazionale, le relazioni che i soggetti con DBP intraprendono, sono per lo più turbolente, instabili e caratterizzate dalla pervasiva paura di essere abbandonati.

Come aiutare un soggetto borderline a curarsi?

Il trattamento più indicato per il Disturbo Borderline della Personalità è la psicoterapia individuale (cognitivo-comportamentale) o familiare, eventualmente affiancata da una terapia farmacologica, per lo più volta alla riduzione dei sintomi.

Nell’ambito della ricerca sui possibili trattamenti, si sono sviluppati diverse cure efficaci, come:

  • La Terapia Dialettico Comportamentale (TDC). Sviluppata da Marsha Linehan, questa terapia è basata principalmente sull’acquisizione di competenze, in combinazione con esercizi fisici e di meditazione, che hanno la finalità di modificare le tipiche condotte estreme dei soggetti con DBP, a favore di risposte più equilibrate e funzionali.
  • La Schema-Focused Therapy (SFT) di Jeffrey Young, ha invece lo scopo di ristrutturare le percezioni e le esperienze del paziente con DBP, per favorire la ricostruzione di un’immagine di sé e del mondo stabile e coerente.

Esistono inoltre numerosi programmi di sostegno e guida per i familiari dei pazienti borderline, come la psicoeducazione familiare e l’educazione familiare, programmi volti ad aiutare i caregiver ad acquisire le conoscenze e gli strumenti necessari, a promuovere il benessere del paziente, offrendo supporto diretto ai familiari che avvertono il peso della cura.

Nei casi più severi, in cui l’incolumità del soggetto affetto da DBP o delle persone che gli sono accanto è gravemente a rischio, può essere necessario il ricorso al ricovero ospedaliero o in strutture dedicate.

La prognosi, che un tempo si pensava molto negativa, è in realtà piuttosto favorevole per buona parte di soggetti che ne sono affetti. Questo è principalmente dovuto alla messa a punto di interventi efficaci, volti a limitare la messa in atto di comportamenti disfunzionali.

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