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Sla: scoperta la proteina che indica l’aggravarsi della malattia

Ultimo aggiornamento – 04 Aprile, 2017

Sla: scoperta una proteina che indica l'andamento della malattia

Quando il corpo viene appesantito da uno stress troppo grave, una proteina è in grado di dare il segnale di allarme. Grazie a questa nuova ricerca, una molecola, che era già stata individuata precedentemente, permetterà di avvertire in anticipo se la SLA sta diventando più aggressiva.

Individuata una proteina sentinella per la SLA

Un’altra scoperta di un gruppo di ricerca italiano apre una speranza nella gestione della SLA. La proteina che è stata individuata ha la capacità di predire in modo preciso in che misura sta diventando aggressiva la sclerosi laterale amiotrofica. Inoltre, riesce anche a dare delle informazioni esatte su come certi farmaci possono interagire con il paziente e i benefici che gli potrebbero apportare.

La ricerca è stata pubblicata sullo JAMA Neurology.

Gli esperimenti hanno preso il via da un farmaco, il NP001, più precisamente da una ricerca che un gruppo americano aveva già svolto su di esso nel 2015. Christian Lunetta, neurologo nel centro clinico NeMO di Milano e coordinatore dello studio, ha dichiarato che, all’epoca, la ricerca non aveva dato alcun risultato positivo, però, i pazienti che avevano fatto parte dell’esperimento avevano avuto una risposta diversa al farmaco, ovvero, la progressione della malattia aveva subito un lieve ritardo, che era già qualcosa, vista la gravità della patologia.

L’indagine è stata rivolta prevalentemente alla ricerca dell’elemento che distingueva un paziente che non rispondeva al farmaco da uno che invece ne traeva alcuni benefici. Il punto fondamentale è che la SLA colpisce indistintamente qualsiasi soggetto, quindi, la peculiarità di qualcuno poteva aiutare a trovare una soluzione per una terapia più specifica e mirata.

Il farmaco NP001 è un medicinale che ha il compito di disinfiammare, da qui la teoria che fosse proprio l’infiammazione il punto da cui partire.

L’esperimento è stato condotto su oltre 500 persone

Per effettuare le ricerche, sono state prese in considerazione 394 persone malate di SLA trattate nel Centro Clinico NeMO e 116 trattate nel Centro Cresla dell’Ospedale Molinette di Torino. Dopo i dovuti accertamenti, è stato appurato che i pazienti che rispondevano in modo positivo al farmaco avevano una concentrazione superiore a 0,2 mm per dl di proteina c-reattiva nel sangue. Questa proteina viene prodotta dalle cellule adipose e dal fegato quando è in atto un’infezione o un’infiammazione; infatti, è un marcatore che viene preso in considerazione durante la lettura delle analisi del sangue per diagnosticare uno stato infiammatorio.

Se un paziente affetto da SLA presenta un valore di proteina c-reattiva superiore a 0,2 mg/dl, questo vuol dire che è in atto un’infiammazione non periferica, ma che è avviata nel sistema nervoso centrale, ovvero nel punto focale dei processi di neuro degenerazione.

Chiaramente, il marcatore non indica se in atto ci sia una specifica malattia, in questo caso la SLA, ma ha un valore di prognosi per i malati di questa patologia che ancora non hanno in atto infiammazioni periferiche, come l’artrite per esempio. Se la proteina c-reattiva ha un valore alto, allora vuol dire che la SLA si sta aggravando.

Cos’è la SLA?

La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia degenerativa progressiva che colpisce il motoneurone periferico e centrale. È una patologia che non è prevedibile nel suo sviluppo e si differenzia da persona a persona, così come il farmaco e la terapia danno risultati diversi.

Chi è affetto dalla SLA vede progressivamente il deteriorarsi delle più semplici attività, come:

  • Difficoltà nel deglutire
  • Difficoltà nel parlare
  • Perdita del controllo dei muscoli scheletrici
  • Probabile paralisi
  • Difficoltà respiratorie

Il futuro della ricerca per la cura della SLA

Il futuro della ricerca si preannuncia intenso, in quanto i ricercatori vorrebbero ampliare lo studio su una quantità di persone 10 volte più grande rispetto a quella precedente. Se i risultati dovessero evidenziare un trend positivo, allora ci sarà un primo biomarker sanguigno in grado di prognosticare la sclerosi laterale amiotrofica. Questo parametro avrà il compito di facilitare la diagnosi da parte degli specialisti, i quali, anche dalla prima visita del paziente, saranno in grado di dare una prospettiva della malattia, a livello di andamento e soprattutto di risposta al farmaco.

Inoltre, grazie a questa proteina, sarà più immediato stilare una terapia valida ed efficace.

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