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Tumore al seno: lo stress come fattore di rischio

Elisabetta Ciccolella | Farmacista

Ultimo aggiornamento – 01 Giugno, 2015

Tumore al seno: lo stress come fattore di rischio

Durante il convegno ‘Stile di vita come fattore di rischio nella progressione del tumore al seno’, tenutosi recentemente a Roma, presso l’Istituto Superiore di Sanità, si è parlato di come la progressione e l’evoluzione del cancro alla mammella e di eventuali ricadute siano influenzate dallo stress psicologico e dalle interazioni tra sistema nervoso, neurotrasmettitori e sistema immunitario.

Lo studio

Nel corso dei lavori sono stati analizzati i primi esiti di una ricerca coordinata dall’Iss e condotta con il supporto dell’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e dell’Istituto Europeo di Oncologia. In particolare, i risultati dello studio suggeriscono come il tumore stesso sia capace di dare luogo a un ciclo di auto-potenziamento che ne promuove la progressione, stimolando la sintomatologia depressiva indotta dallo stress.

In altre parole, dunque, lo stress prolungato nel tempo può contribuire alla progressione del carcinoma della mammella: è necessario quindi fornire un maggiore supporto psicologico alle pazienti. Secondo Francesca Cirulli, ricercatrice dell’Iss e responsabile scientifico del progetto, lo stress psicologico prolungato può provocare un processo infiammatorio o una sovrapproduzione di ormoni, in grado di favorire la sintomatologia depressiva, la funzione neuroendocrina e di stimolare il sistema immunitario.

Questa teoria è avvalorata anche dall’attività di fattori quali il Brain-derived Neurotrophic Factor (BDNF): i risultati di varie ricerche suggeriscono come lo stress acuto sia correlato a una ridotta espressione genica del BDNF in diverse parti del cervello, aumentando la probabilità che insorgano sintomi depressivi.

Secondo la Dott.ssa Cirulli, conoscere con esattezza marcatori periferici di stress e funzione immunitaria legati alla progressione del cancro al seno potrà servire a individuare fattori prognostici per lo sviluppo della depressione in soggetti affetti dal cancro al seno, sottoposti a terapia farmacologica.

A questo proposito, è in atto un progetto presso l’Istituto Regina, in collaborazione con l’Iss, che ha lo scopo di studiare i vari aspetti dello “stress” nelle pazienti con neoplasia della mammella operata e sottoposte a trattamento chemioterapico, seguito o meno da terapia antiormonale adiuvante. Lo stress di queste donne viene valutato attraverso colloqui psicologici e rilevazione di ormoni e citochine, quali il cortisolo, il BDNF, TNF e altri fattori biochimici che sono alla base del meccanismo di induzione della condizione psicologica.

I primi risultati della ricerca mostrano come, anche senza evidenti segnali di un alto livello di stress, ansia e depressione nelle pazienti, esiste una correlazione con i livelli alterati di BDNF e alterazioni del cortisolo sia salivare che ematico. Individuare lo stress precocemente potrà forse in futuro contribuire a ridurre il rischio di ricaduta nelle pazienti che dovranno essere sottoposte alle terapie chemioterapiche.

Secondo la Dott.ssa Patrizia Pugliese, psicologa presso l’Istituto Regina Elena, la reazione emotiva e psicologica alla malattia determina un elevato livello di ansia lungo tutto il percorso di cura. In particolare, circa la metà delle donne che “guariscono” dal cancro manifestano problematiche psicologiche rilevanti, soprattutto la paura di ricadere nella malattia.

Secondo la Dott.ssa Pugliese, esiste un forte legame tra depressione e mortalità, anche perché le pazienti depresse aderiscono in modo inferiore a screening, trattamenti e a uno stile di vita sano. Tuttavia la reazione allo stress è soggettiva e dipende dalla caratterizzazione psicologica del soggetto. È quindi fondamentale rilevare, nell’ambito della pratica clinica, in maniera precoce e continuativa le caratteristiche di suscettibilità allo stress.

 

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