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E' meglio un consanguineo per un trapianto di fegato?

Mio figlio deve sottoporsi ad un trapianto di fegato, e mi chiedevo se il rischio di rigetto fosse minore nel caso in cui il donatore è un consanguineo.

Risposta

Il trapianto di fegato può avvenire sia dopo il decesso del donatore che da donatore vivente. Nel primo caso si parla di tecnica "split": si usa tutto il fegato che può essere diviso in due parti e trapiantato in due diversi riceventi. Nel caso del trapianto da donatore vivente si usa la stessa tecnica: il fegato viene diviso in due parti e una viene impiantata nel paziente con malattia cronica del fegato. E' una tecnica a cui si può ricorrere perché il fegato è un organo in grado di ricrescere e rigenerarsi permettendo di risolvere il problema dell'insufficienza degli organi disponibili per il trapianto. Vi si ricorre per esplicita richiesta sia del donatore che del ricevente che normalmente è un parente stretto, ma la consanguineità non è di per sé garanzia di maggior compatibilità.
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Redazione Pazienti Redazione
Redazione Pazienti
medico generale
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