Neonati e altitudine: quando diventa pericoloso?

Elena Turrini | Editor specializzata in integratori alimentari, salute, gravidanza e genitorialità
A cura di Elena Turrini
Editor specializzata in integratori alimentari, salute, gravidanza e genitorialità

Data articolo – 05 Luglio, 2023

Altitudine e neonati: cosa sapere?

In estate e in inverno, le vacanze in montagna sono molto frequenti e a proposito di questo, molti genitori si chiedono se sia pericoloso portare il proprio neonato in montagna.

In questo articolo vediamo quali sono le possibili conseguenze e le precauzioni da seguire per andare in montagna con un neonato minimizzando i rischi.

Effetti dell’altitudine per i neonati

Raggiunte certe altitudini, le brusche variazioni di quota possono comportare dei rischi per la salute dei piccoli. Infatti, l’organismo di un bambino, non è ancora maturo a sufficienza per mettere in pratica i meccanismi di regolazione termica e gestione della carenza di ossigeno che, al contrario, gli adulti hanno.

Cosa succede esattamente quando si sale di altitudine? Salendo di quota, l’ossigeno si riduce e questo è dovuto dal fatto che la colonna d’aria sovrastante è inferiore e, in conseguenza, la pressione atmosferica è minore rispetto alle zone sottostanti.

Dal momento che la quantità di ossigeno è proporzionale alla pressione (il 21% della pressione barometrica), se questa unità diminuisce, cala anche l’ossigeno disponibile.

A 1500 metri di altitudine, ad esempio, c’è l’84% dell’ossigeno presente ad altitudine zero (a livello del mare), a 2000 metri c’è l’80% e così via, man mano che si sale di quota.

Questa variazione, necessita di capacità di adattamento che il bambino non ha ancora sviluppato, quindi è più probabile che vada incontro al cosiddetto “mal acuto di montagna” (AMS), che a sua volta può essere lieve, moderato o grave.

Bambini e altitudine consigliata

Quando si portano i bambini piccoli in montagna, le altitudini considerate sicure per evitare inconvenienti sono le seguenti:

  • Per i bambini di età compresa tra 1 mese e 1 anno e che non hanno patologie, mantenersi ad un’altitudine massima di 1500 metri.
  • Per i lattanti prematuri o portatori di qualche patologia, è sempre consigliato fare riferimento al proprio pediatra che in base alla problematica specifica di salute, saprà indirizzare versa la scelta più idonea.
  • Per i bambini di età compresa tra 1 e 2 anni, ci si può spingere fino ai 2000 metri.
  • Per i bambini tra i 2 e i 5 anni, l’altitudine massima consigliata è di 2500 metri.
  • Sopra i 5 anni, si possono superare i 2500 metri.
  • Per tutti i bambini che soffrono di patologie respiratorie, anemia o cardiopatie, è consigliato non superare i 2000 metri, anche se l’età lo consente. Va comunque sempre fatto riferimento al proprio pediatra.

In tutti questi casi, è importante salire adagio ed effettuare molte soste per abituare il bambino alla variazione di altitudine e permettergli di acclimatarsi. Per "salita graduale", si intende una sosta ogni 300 metri di altitudine raggiunta.

Inoltre, poiché il neonato potrebbe non essere in grado di riconoscere o esprimere con chiarezza i propri malesseri, è bene supervisionarlo e porre attenzione ad ogni dettaglio del suo comportamento.

uomo e donna con bambino

Anche il pernottamento incide, infatti i sintomi maggiori si avvertono trascorse 4-10 ore dall’arrivo in quota. Per questo, è preferibile che le gite in montagna vengano fatte in giornata.

Va considerato anche che i bambini sono più sensibili al freddo rispetto agli adulti. Se durante le passeggiate vengono trasportati tramite l’ausilio di passeggini o appositi zaini, è bene assicurargli un vestiario adatto in quanto l’immobilità può aumentare la percezione delle basse temperature.

Mal di montagna acuto

Questa condizione, si verifica appunto a causa dell’ipossia (carenza di ossigeno) alle altitudini elevate.

È la forma più lieve e più comune delle problematiche legate all’alta quota.

La sintomatologia comincia a manifestarsi trascorse 6-10 ore dall’arrivo e durano dalle 24 alle 48 ore

I sintomi che si possono sperimentare sono:

  • Cefalea
  • Senso di stordimento
  • Debolezza
  • Affaticamento
  • Nausea
  • Vomito
  • Perdita dell’appetito
  • Irritabilità
  • Disturbi del sonno.

Nei casi più gravi:

  • Respiro affannoso
  • Stato confusionale
  • Coma.

La casistica più grave è legata al coinvolgimento di cervello (con edema cerebrale da alta quota) e polmoni (con edema polmonare da alta quota).

Edema cerebrale da alta quota

L’edema cerebrale da alta quota (conosciuto anche con l’acronimo ECAQ) è una complicanza rara, ma potenzialmente fatale.

Si verifica a causa di un accumulo di liquido all’interno dell’organo cerebrale e i sintomi avvertibili sono:

  • Cefalea
  • Confusione
  • Difficoltà nella deambulazione e scoordinazione (atassia).

Questa patologia ha un’evoluzione rapida e il soggetto può passare nel giro di qualche ora dai sintomi lievi a quelli più gravi.

Se la l’edema cerebrale non viene riconosciuto e trattato in tempo, il rischio di coma è concreto. 

Edema polmonare da alta quota

L'edema polmonare da alta quota (dall’acronimo EPAQ) è determinato da un accumulo di liquidi nei polmoni. Generalmente si verifica da uno a quattro giorni dopo che si è effettuata un’ascesa molto rapida verso altitudini molto elevate.

La criticità è dovuta dal fatto che l’edema polmonare da alta quota può comparire improvvisamente anche se non si avvertono i sintomi del male acuto di montagna e il rischio di decesso è elevato.

I sintomi lievi legati all’edema polmonare da alta quota includono:

  • Tosse secca
  • Respiro affannoso dopo un’attività fisica moderata.

I sintomi moderati comportano:

  • Respiro affannoso in assenza di sforzi
  • Cianosi (colorazione bluastra di cute, labbra, unghie).

I sintomi più gravi sono:

  • Respiro ansimante
  • Emissione di espettorato contenente tracce di sangue
  • Gorgoglii durante i respiri

Come L’ECAQ, anche in questo caso la malattia può evolvere rapidamente, portando il soggetto ad insufficienza respiratoria e morte nell’arco di qualche ora, se non viene tempestivamente curato.

I soggetti più a rischio sono quelli che presentano infezioni respiratorie in atto o altri problemi di natura respiratoria.

Altri fastidi legati all’altitudine

Durante l’ascesa verso altitudini sopra i 2000 metri, è possibile avvertire diversi sintomi, meno gravi rispetto a quelli precedentemente elencati.

Si tratta ad esempio di:

  • Problematiche all’orecchio: dovute alla difficoltà di compensare la differenza di pressione tra l’orecchio medio e l’esterno con conseguente trauma al timpano. Il sintomo avvertibile è la sensazione di orecchio tappato ed è più frequente quando il soggetto ha una congestione nasale e fatica a respirare dal naso. Per ovviare a questo problema, è sufficiente stimolare il bambino a deglutire, proponendogli il ciuccio o facendo qualche sosta per bere (dal seno o dal biberon).
  • Emorragie retiniche: ovvero sanguinamenti che interessano l’occhio. Nonostante siano rari sotto i 2700 metri, talvolta possono verificarsi anche a quote inferiori. In genere si risolvono spontaneamente nel giro di qualche giorno, ma quando capitano, è bene non proseguire con l’ascesa.

Precauzioni generali per quando si portano i bambini in montagna

Ricapitolando, quando si portano i bambini o i neonati in montagna in montagna, è bene seguire queste precauzioni:

  • Salire lentamente, effettuando soste ogni circa 300 metri di altitudine.
  • Non oltrepassare i limiti di altitudine consigliati dalla comunità medica.
  • Coprire adeguatamente il piccolo per non fargli avvertire il freddo
  • Evitare marsupi o fasce perché potrebbero causare una compressione eccessiva sui vasi sanguigni, soprattutto se usati per molte ore.
  • Utilizzare sempre una crema protettiva dotata di filtro solare (meglio se con SPF 50+), sia in estate che in inverno.

Ad ogni modo, un consulto medico è sempre opportuno.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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