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Come agisce l’anestesia sul nostro corpo

Ultimo aggiornamento – 23 maggio, 2016

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Quando si è sotto anestesia si ha la stessa sensazione di come quando si sta dormendo, anche se la situazione è un po’ diversa. Infatti, in questo caso, si è soltanto incoscienti, incapaci di muoversi e sentire dolore. Questo processo così particolare avviene quando i farmaci anestetici, combinati tra loro nelle giuste proporzioni, vengono somministrati al paziente, sia per inalazione che per via endovenosa, fino a che non si raggiunge il giusto equilibrio.

Le principali tipologie di anestesia sono due: loco-regionale o totale.

Nel primo caso, si va ad anestetizzare una specifica parte del corpo, come un braccio o una gamba, bloccando i suoi collegamenti col cervello. Andando a creare una barriera ai segnali elettrici che viaggiano attraverso il sistema nervoso, questi farmaci vanno a legarsi alla proteina delle membrane cellulari dei neuroni, originando un blocco per le particelle di cariche positive.

In caso di anestesia totale, l’anestetico si somministra invece via etere e questo va ad agire su tutto il sistema nervoso, cervello compreso. Accanto all’inalazione si ha anche la somministrazione di un’anestesia per via endovenosa, a base di propofol, che induce incoscienza, e fentanil, che riduce il dolore.

Quando si è coscienti, i segnali elettrici del cervello si muovono in modo caotico mentre quando si è sedati questi sono calmi e organizzati, cosa che mostra come ci siano diverse parti del cervello che non stanno più parlando tra di loro. Ancora molto però c’è da scoprire circa il modo in cui funzionano gli anestetici. Ce ne sono di comuni che si legano al ricettore GABA nei neuroni del cervello. La carica negativa si accumula e va a inceppare il meccanismo del neurone, che non riesce più a trasmettere segnali elettrici.

Nel sistema nervoso ci sono molti di questi portali che controllano il movimento, la memoria e la coscienza. Anche se capire come operi l’anestesia resta ancora un mistero, si fanno continuamente passi avanti in questa tecnica, che permette a sempre più pazienti di sopravvivere al trauma di un intervento chirurgico.

Quali sono i rischi dell’anestesia?

Ormai l’anestesia è diventata un procedura sicura e la maggior parte dei pazienti vi si possono sottoporre senza gravi controindicazioni. Ci sono però dei soggetti che, a causa di particolari condizioni fisiche o per colpa della procedura a cui devono sottoporsi, possono avere dei problemi.

I pazienti anziani, quelli con gravi problemi di salute e chi deve sottoporsi a interventi complicati possono avere maggiori rischi nel post operatorio, incorrere in polmonite, ictus e infarto. Ci sono anche condizioni particolari che possono fare aumentare i rischi durante un intervento chirurgico. Questi sono:

  • Fumo
  • Convulsioni
  • Apnea ostruttiva del sonno
  • Obesità
  • Ipertensione
  • Diabete
  • Patologie mediche a carico di cuore, polmoni o reni
  • Storie di alcolismo
  • Utilizzo di farmaci come l’aspirina, che possono far aumentare il sanguinamento
  • Allergie a farmaci
  • Precedenti di reazioni avverse all’anestesia

Si stima che su ogni 10.000 pazienti sedati, solo 1 o 2 siano parzialmente svegli anche durante l’anestesia generale, situazione definita col nome di risveglio intraoperatorio. Questa situazione non è ben chiaro perché si generi. Alcuni fattori coinvolti sono: parto cesareo, chirurgia d’urgenza, depressione, uso di alcuni farmaci, problemi a cuore e polmoni, uso quotidiano di alcool, dosi basse di anestesia ed errati monitoraggi da parte dell’anestesista della quantità di farmaci presenti nel sistema del paziente.

A causa dei miorilassanti somministrati prima dell’intervento ci sono casi in cui i pazienti sono ancora capaci di muoversi o parlare, anche sotto anestesia. Questa situazione può causare, su alcuni casi, problemi psicologici, come la sindrome da stress post traumatico.

 

 

 

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