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Cibo salato? C’è chi dice non faccia male alla salute

Tania Catalano | Biologa

Ultimo aggiornamento – 17 Settembre, 2018

il sale fa male alla salute?

Se amate il cibo salato ma fino ad oggi avete pensato potesse danneggiare la vostra salute, forse dovrete ricredervi. Secondo una nuova ricerca, infatti, non è il sale in sé a essere deleterio. Solo livelli eccessivi fanno male alla salute. Al contrario, invece, consumi troppo bassi di sale possono portare allo sviluppo di altri disturbi. Cerchiamo di capirne di più.

Il sale fa male?

Il sale è sempre stato visto come un nemico per la salute, lo sappiamo molto bene. Tuttavia, un nuovo studio ha messo in evidenza che piuttosto di condannare il sale, vanno condannate solamente le eccessive quantità assunte tramite alimenti confezionati e trasformati.

Addirittura, secondo quanto emerso dalle ricerche, quantità ridotte di sodio possono comportare problemi di salute. Insomma, il sale non deve essere ridotto, bensì assunto in modo equilibrato. Secondo i ricercatori, infatti, un’assunzione moderata di sodio può addirittura essere protettiva, mentre quantità molto alte e molto basse potrebbero essere dannose.

Questi risultati mettono gli autori dello studio in disaccordo con anni di raccomandazioni sulla salute pubblica che hanno cercato di convincere la gente a ridurre drasticamente il consumo di sodio per abbassare la pressione sanguigna e diminuire il rischio di ictus e altri problemi di salute.

Cosa dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità

Lo studio Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) ha esaminato l’assunzione media di sodio in oltre 300 comunità in 18 paesi, includendo oltre 90.000 persone seguite per circa otto anni.

I ricercatori hanno scoperto che gli effetti nocivi del sodio – aumento della pressione sanguigna e rischio di ictus – si sono manifestati solo in comunità che consumavano in media più di 5 grammi di sodio al giorno (l’equivalente di 2,5 cucchiaini di sale). Secondo i ricercatori, i loro risultati suggeriscono che l’assunzione moderata di sodio può addirittura essere protettiva, mentre quantità molto alte e molto basse potrebbero essere dannose.

Secondo l’autore dello studio, il dr. Andrew Mente, ricercatore al Population Health Research Institute e alla McMaster University in Canada “un basso apporto di sodio contribuisce a ridurre la pressione sanguigna ma livelli molto bassi possono determinare l’insorgenza di altri effetti avversi, tra cui l’aumento di alcuni ormoni associati a malattie cardiovascolari“.

Le comunità con il più alto apporto di sodio nella dieta, mostravano un’associazione significativa con pressione sanguigna più alta e rischio di esiti avversi” – ha riferito il dr. Deepak Gupta, assistente presso la Divisione di Medicina Cardiovascolare presso il Vanderbilt University Medical Center. Tuttavia, Gupta ha sottolineato che, poiché lo studio ha esaminato le comunità e non singoli individui, “è difficile estrapolare i risultati da singole persone“. Le linee guida sull’assunzione di sodio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono orientate verso gli individui piuttosto che verso le comunità, il che rende difficile sapere se tali obiettivi sono davvero appropriati per le comunità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di ridurre l’assunzione di sodio al di sotto di 2 g al giorno. L’American Heart Association stabilisce un limite di 2,3 g di sodio al giorno, sebbene vengano raccomandati 1,5 g di sale al giorno come quantità ideale.

Non solo il sodio: l’importanza del potassio

Lo studio è stato pubblicato sull’autorevole rivista scientifica The Lancet. Tuttavia, il sodio non è l’unico nutriente che influisce sulla salute del cuore. I ricercatori hanno anche scoperto che le comunità con livelli più elevati di potassio avevano tassi più bassi di ictus, malattie cardiache e morte. Il potassio si trova in alimenti come:

  • Patate dolci
  • Verdure a foglia verde
  • Pomodori
  • Fagioli bianchi
  • Yogurt
  • Arance
  • Banane
  • Melone

Mangiare maggiori quantità di questi alimenti potrebbe riequilibrare i livelli di sodio, attraverso un maggiore introito di potassio. Nonostante gran parte dell’attenzione sia sul consumo di sodio, è emerso che anche una maggiore assunzione di potassio ha un effetto apparentemente protettivo per la salute del cuore.

Lo studio in questione ha ricevuto consensi, è vero… ma anche molte critiche. Il The Guardian riferisce che la principale lamentela nei confronti della ricerca sia la stima dell’assunzione di sodio utilizzando un singolo campione di urina del mattino, piuttosto che un campionamento più accurato nell’arco di 24 ore. La comunità scientifica, di contro, ha richiesto ulteriori ricerche sulla personalizzazione delle raccomandazioni dietetiche riguardo l’assunzione di sodio.

Controllo e prevenzione delle malattie cardiovascolari

I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie Cardiovascolari riportano che circa la metà del sodio nelle diete americane proviene da alimenti trasformati o confezionati come pane, panini, zuppe, snack e carni conservate. In Italia, poco cambia, anche se non abbiamo dati certi sui quali sostenere questa tesi.

Come ridurre il sodio nella dieta? L’American Heart Association raccomanda di leggere attentamente le etichette alimentari, limitare il sale aggiunto ai pasti preparati in casa e scegliere opzioni a basso contenuto di sodio quando si pranza o cena al ristorante.

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Tania Catalano | Biologa
Scritto da Tania Catalano | Biologa

Sono laureata in Scienze Biologiche e sto per conseguire la laurea Magistrale in Biologia Sanitaria e Cellulare Molecolare. Nei lavori di stage presso diversi laboratori di analisi biochimico cliniche ho approfondito la diagnostica clinica e immunologica. Mi occupo di giornalismo medico scientifico e approfondisco spesso la relazione tra nutrizione e patologie cronico-degenerative.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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Tania Catalano | Biologa
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