Convivere con l'epilessia da adulti: le risposte della specialista

Dr.ssa Ilaria Laccu Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr.ssa Ilaria Laccu, Neurologo, Neurofisiopatologo |
A cura di Arianna Bordi

Data articolo – 11 Febbraio, 2026

Neuroradiologi maschio e donna che monitorano la risonanza magnetica cerebrale

Si rivela frequente la tendenza ad associare l'epilessia a una condizione in ambito infantile, ma la realtà è ben diversa: secondo la Società Italiana di Neurologia (Sin) in Italia ci sono circa 30.000 nuovi casi ogni anno con un picco di incidenza dopo i 60-65 anni.

Abbiamo fatto il punto in merito alle domande più frequenti su questa tematica, grazie alla neurologa e neurofisiopatologa Ilaria Laccu.

Ci sono forme di epilessia che si manifestano per la prima volta in età adulta e quali sono le cause più comuni?

Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, l’epilessia può manifestarsi anche in età adulta; anzi, abbiamo un picco di incidenza nella terza età sovrapponibile a quello dell’infanzia.

La comparsa di una crisi epilettica in età adulta comunque deve metterci in allarme e pensare in prima ipotesi che possa essere secondaria: deve essere mirata ad escludere cause di origine cerebrale come ictus ischemici o più spesso emorragici, la presenza di un tumore cerebrale.

Sono frequenti anche nel decorso naturale di diverse patologie neurodegenerativa come le demenze, l’Alzheimer o la sindrome di Down.

Possono dipendere da traumi, farmaci, uso o astinenza da sostanze d’abuso o alcool.


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Inoltre, molte encefaliti (infezioni virali o batteriche che colpiscono il cervello) o meningiti possono manifestarsi con le crisi epilettiche, come anche gravi squilibri idroelettrici, gravi ipoglicemie o alterazioni renali.

In una elevata percentuale di casi vengono definite idiopatiche quindi non ne conosciamo la causa.

Quali sono i segnali che potrebbero far sospettare l'epilessia in un adulto, oltre alle crisi convulsive classiche?

Dobbiamo sempre ricordarci che le crisi epilettiche non sono solamente le convulsioni: quest’ultima è la manifestazione più eclatante, quella che nell’immaginario comune è l’epilessia, ma esistono sintomi molto più “piccoli”, chiamati sintomi minori, che sono altrettanto importanti e denotano allo stesso livello la presenza di una epilessia.

Il sintomo che possiamo definire direttamente opposto alla convulsione è “l’assenza”: nella prima abbiamo un trauma, il paziente cade a terra, ha delle scosse tonico-cloniche ai quattro arti, si morsica la lingua e può perdere il controllo sfinterico vescicale; dall’altro lato abbiamo un paziente “assente”, un paziente immobile, con lo sguardo fisso che non sente, non vede e non parla per qualche secondo.


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Ecco, anche questa è una crisi epilettica sullo stesso livello della prima.

Le convulsioni inoltre possono anche non essere generalizzate ma semplicemente focalizzate su un distretto muscolare e manifestarsi come una clonìa, un tremore limitato ad una mano o ad un piede.

Esistono forme di epilessia nell'adulto che passano inosservate o vengono confuse con altri disturbi?

Molti pazienti hanno semplicemente dei sintomi inquadrabili in semplici “fastidi” attribuibili ad altri organi e non ad una scarica elettrica anomala dal cervello.

Alcuni manifestano delle vertigini, altri hanno disturbi gastrointestinali che possono essere confusi con un reflusso gastro-esofageo, altri hanno cefalea, altri hanno disturbi visivi, altri hanno problemi notturni solamente in sonno che quindi entrano in diagnosi differenziale con varie parasonnie come il sonnambulismo o il terrore notturno.

Tutte queste sono manifestazioni della compromissione di una zona focale del cervello.

Come cambia la vita di una persona che riceve una diagnosi di epilessia da adulta? Quali sono le limitazioni reali e quali invece i falsi miti che andrebbero sfatati in merito?

Sicuramente il paziente adulto che riceve una diagnosi di epilessia è molto sconcertato e disorientato: ad esempio, la patente e le condizioni lavorative “a rischio” sono gli argomenti maggiormente trattati con loro.

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Purtroppo, si va incontro a delle limitazioni temporanee sulla patente per la tutela del paziente e della popolazione generale che si mette alla guida, così come si dovrà ridimensionare quella mansione lavorativa che prevede dei pericoli in caso di comparsa di crisi epilettica (paziente autista, paziente che lavora su altezze, che sta solo in un ambiente poco sorvegliato, etc).

Tutto ciò ovviamente è una tutela nei confronti del paziente, ma quello su cui si deve battere è che la qualità di vita di un paziente epilettico è assolutamente ottima e sovrapponibile a quella di un paziente sano dato che la terapia farmacologica è in grado di trattare e prevenire le recidive; pertanto, si dovrà prestare massima attenzione fintanto che non si raggiunge un controllo completo delle crisi.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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