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Ortoressia nervosa, se mangiare sano diventa un’ossessione

Marco Cicirello | Blogger

Ultimo aggiornamento – 13 Aprile, 2015

Ortoressia nervosa, se mangiare sano diventa un’ossessione

L’ortoressia nervosa, il disordine alimentare da cibo sano, prende il suo nome dalla parola greca ortho che vuol dire giusto, corretto. Questa esagerata attenzione per il cibo sano può essere notata in persone che seguono alcune tendenze alimentari come quella per il cibo crudo (il raw food).

Il medico americano Steven Bratman coniò l’espressione “ortoressia nervosa” nel 1997 dopo aver sperimentato in prima persona la sua ossessione per il cibo sano: “Tutto ciò che pensavo riguardava il cibo. Ma anche quando divenni consapevole che il mio raspare nel fango in cerca di verdure e piante selvatiche era diventata un’esagerazione, fu molto difficile riuscire a liberarmi. Ero stato sedotto dal cibo sano.”

La descrizione di Bratman ci ricollega ad alcune diete della salute che promettono vantaggi superiori eliminando interi gruppi di cibi senza una precisa motivazione scientifica o medica. I seguaci della dieta crudista, per esempio, non mangiano alcun cibo che sia stato cotto o riscaldato ad una temperatura superiore ai 44°C, così tutti gli enzimi rimarranno intatti. Per altri non sono ammessi glutine, latticini o zucchero.
Molti salutisti seguono queste regole, eliminando anche la carne dalla loro dieta.

Quanto è comune l’ortoressia?

La linea che separa alimentazione sana da ortoressia nervosa è sottile, ma si può facilmente riconoscere questa condizione quando mangiare sano provoca disagio o conseguenze negative nella vita di una persona. C’è chi si dispera per aver mangiato un pezzo di pane, chi si preoccupa per quando mangerà il suo prossimo cavolo, o la sua razione di chia o quinoa, o chi vuole mangiare solo a casa, in modo da controllare severamente tutto ciò che mette nello stomaco. Questi comportamenti possono avere un impatto non positivo sulla vita familiare o quella relazionale, per non parlare di quella mentale.

L’ortoressia nervosa è un disturbo alimentare clinicamente riconosciuto, ma i ricercatori hanno cercato di ideare dei questionari per valutare la sua diffusione in diverse popolazioni. Dei ricercatori italiani hanno elaborato il questionario ORTO-15 nel 2005, con un punteggio che, sotto 40, significa ortoressia nervosa; i punteggi al di sopra del 40 possono ancora significare tendenze patologiche e tratti di personalità ossessivo-fobici.
Le domande sono: “Il pensiero del cibo ti preoccupa per più di tre ore al giorno?” oppure “Ti senti in colpa quando trasgredisci le regole dell’alimentazione sana?”. Utilizzando questo questionario, il gruppo di ricerca italiano ha individuato un tasso del 57,6% di ortoressia nervosa tra gli intervistati, con un rapporto femmine-maschi di due a uno. Se si utilizzasse una punteggio-soglia non di 40, ma di 30, la percentuale scenderebbe al 21%.

Sono stati condotti molti studi in sottogruppi di popolazione che sono a rischio di ortoressia nervosa, come ad esempio gli operatori sanitari. Anche in questo caso, utilizzando il questionario ORTO-15 e il punteggio soglia di 40, la percentuale di ortoressia nervosa tra i medici turchi era del 45,5%, tra gli artisti dello spettacolo era del 56,4% e dell’86,6% presso gli insegnanti di yoga spagnoli.
Utilizzando un altro questionario, il Bratman Test, il 12,8% dei dietisti austriaci sono stati classificati come aventi ortoressia.

L’ortoressia è un disturbo mentale?

L’ortoressia nervosa non è elencata tra i disturbi mentali dell’American Psychiatric Association, che invece annovera tra questi disturbi la bulimia o l’anoressia. Alcuni medici sostengono che l’ortoressia nervosa andrebbe riconosciuta come un disturbo alimentare di natura diversa e hanno proposto dei criteri clinici per il suo trattamento. Essi hanno individuato alcuni comportamenti che accompagnano, solitamente, questo tipo di disturbo, come un desiderio di perfezione e purezza, piuttosto che il desiderio della perdita di peso, come invece succede con bulimici e anoressici.
Altri non sono d’accordo e propongono di trattarlo come un vero e proprio disturbo mentale da inserire tra le malattie mentali. Come ha spiegato Bratman nel 2010 “A volte l’ortoressia ha tratti in comune con i disturbi ossessivo-compulsivi e con l’anoressia, senza mai diventare troppo simile a queste due patologie”.
E’ chiaro che sono necessarie altre ricerche sull’ortoressia nervosa, anche per capire come trattarla e se inserirla all’interno dei disturbi mentali. Occorre ricordare, però, che spesso le persone possono spostarsi all’interno delle categorie delle malattie mentali, e quindi fissare delle etichette potrebbe non avere molto senso.

Un consiglio? Non fidarsi di chi segue fanaticamente delle mode senza avere una base scientifica che motiva le sue scelte alimentari. E soprattutto, non fare del cibo l’unica ossessione della propria vita: “Invece di mangiare da solo i miei germogli di cavolo” dice Bratman “è molto meglio mangiare una pizza con un amico”.

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