Reflusso gastrico: mai pensato all’osteopatia per alleviare i sintomi?

Reflusso gastrico: mai pensato all’osteopatia per alleviare i sintomi?

Intervista a cura del dr. Alberto Navone, specialista in osteopatia.


Oggi parliamo dei benefici che è possibile ottenere da un trattamento osteopatico e lo facciamo assieme al dr. Alberto Navone, specialista in osteopatia.

In che modo l’osteopatia può migliorare la condizione del reflusso?

La terapia manuale osteopatica, grazie alle sue molteplici applicazioni, fornisce al paziente un valido strumento e/o sostegno al miglioramento della condizione disagevole del reflusso, senza che questa vada a interferire con la terapia farmacologica eventualmente somministrata.

L’osteopata, nel caso specifico, si avvarrà della manipolazione viscerale per approcciare l’organo in difficoltà; su questo dobbiamo considerare due aspetti della suddetta tecnica che sono i cardini della materia viscerale, ovvero le possibilità dell’organo di potersi muovere in due differenti modalità:

  • la mobilità, cioè il movimento dei visceri in risposta al nostro movimento volontario;
  • la motilità, cioè la possibilità dell’organo stesso di muoversi e che possiamo sintetizzare e semplificare con il termine “vitalità”.

Nel caso in questione parliamo dello stomaco e dell’esofago, i quali sono soggetti a molte forze in conflitto fra loro; l’esofago e la parte superiore dello stomaco sono attirate verso l’alto dalla pressione negativa del torace, con il conseguente rischio di ernia iatale, mentre la porzione mediana e inferiore sono attirate verso il basso dalla pressione positiva dell’addome, con il rischio di prolasso gastrico.

Se ci addentriamo un minimo nello specifico, vedremo che la mucosa dello stomaco è alcalina e lo stomaco si trova in un ambiente acido; quando il delicato equilibrio meccanico viene disturbato, si può verificare la condizione nota come reflusso gastroesofageo.

Il terapista, una volta appurata la disfunzione, andrà a lavorare sulla mobilità in particolare a livello dello iato esofageo, situato nella porzione mediana sinistra del diaframma, per promuovere un allungamento; dopodiché, si valuteranno tutte le connessioni articolari viscerali e non dello stomaco, andando a mobilizzare i tessuti laddove si è trovata una restrizione; una volta ridata la possibilità all’organo di muoversi liberamente rispetto all’ambiente circostante, andremo a normalizzare la motilità/vitalità che avrà come effetto uno slancio di energia vitale sul viscere.

In ogni caso, la parola d’ordine per chi effettua la manipolazione osteopatica è equilibrio!

Con quale frequenza andare dall’osteopata e quali sono le possibilità di miglioramento?

La frequenza con cui il paziente si sottopone al trattamento dipende da alcuni fattori, tra cui il più importante a mio avviso è la tempistica; mi spiego meglio, spesso accade che il paziente arriva nel nostro studio con dei sintomi conclamati e spesso e volentieri con un quadro già sufficientemente invalidante e una storia clinica alle spalle di esami diagnostici e terapie farmacologiche.

Noi chiaramente sconsigliamo di arrivare a quel punto e indichiamo al paziente, una volta avuta la possibilità di trattarlo, di rivolgersi a noi soprattutto a scopo preventivo o comunque di non ignorare i sintomi che il nostro corpo ci dà.

La manipolazione viscerale consta di periodi di riposo tra una seduta e quella successiva piuttosto lunghi e a cui il paziente stesso non è abituato, e che si aggirano sui 14/15 giorni tra le sessioni e, particolare molto importante spesso trascurato, in questo periodo il paziente deve limitare al minimo o azzerare l’attività sportiva; difficile stimare un numero di trattamenti, in quanto i fattori coinvolti sono molteplici; il consiglio che mi sento di dare e di effettuare almeno 3 sedute.

I miglioramenti saranno già importanti e possono andare dalla diminuzione degli episodi alla completa scomparsa, dopodiché si avrà un quadro più specifico delle tempistiche future.

Quali consigli seguire per limitare il reflusso quotidianamente?

Primo consiglio molto utile e pratico è di posizionare sotto le gambe del letto dalla parte della testa, un ceppo di legno per parte, dello spessore di 3-6 centimetri, in modo da inclinare sensibilmente la posizione da sdraiati e creare una sorta di ostacolo gravitazionale al reflusso.

Successivamente, bisognerà apportare qualche modifica alla quotidianità in due aspetti fondamentali:

  • la dieta;
  • l’attività respiratoria.

Per quanto concerne la parte alimentare, andremo a diminuire l’assunzione di caffeina, alcool e cibi acidi uniti a un regime alimentare sano ed equilibrato, volto anche all’eventuale dimagrimento, in quanto l’obesità può peggiorare la sintomatologia.

Consiglio anche di dedicare qualche minuto al giorno alla corretta meccanica respiratoria, precedentemente illustrata e insegnata in studio, per consentire al diaframma di svolgere il suo compito nella maniera ottimale.

Ultima considerazione per chi presenta una cifosi molto accentuata, consiglio di fare un ciclo di ginnastica correttiva/posturale per migliorare la biomeccanica articolare del tronco ed evitare la posizione in “chiusura” con spalle in avanti e gobba sulla schiena.

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