Visita oculistica nel bambino: quando farla?

Dr. Roberto Perilli

Ultimo aggiornamento – 16 Ottobre, 2020

In collaborazione con IAPB Italia onlus - Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità.  

Intervista al dr. Roberto Perilli, Responsabile Unità Operativa Semplice Oculistica Territoriale ASL Pescara.


Assieme al dr. Roberto Perilli parliamo di visite oculiste nei bambini, cercando di capire quando farle e a cosa prestare la dovuta attenzione, sin dalla nascita. 

Visite oculistiche nei bambini: cosa è bene sapere? 

Partiamo in primis col dire che prima della nascita è bene considerare eventuali malattie genetiche. 

Alla nascita è importante un controllo completo: il “test del riflesso rosso”, universalmente consigliato, non identifica, infatti, alcune patologie importanti. Attenzione sempre ai riflessi rossi del flash nelle fotografie “casalinghe”: se non sono tondi e simmetrici, di uguale colore rosso-arancione, senza irregolarità al loro interno bisogna contattare un oculista. 

Attorno a un anno di vita avviene poi la valutazione dei movimenti oculari, per identificare strabismi precoci. La visita completa si stabilisce intorno ai tre anni. Non sempre i dati soggettivi (acuità visiva e visione tridimensionale) e quelli oggettivi (normalità delle strutture e valutazione di difetti di vista con collirio che dilata la pupilla e blocca la messa a fuoco) sono ottenibili, perché richiedono un certo grado di collaborazione da parte del bambini. Nel caso, è opportuno integrare la visita dopo un congruo tempo. Se il quadro è normale, il prossimo appuntamento lo si stabilisce verso i sei anni, per accertarsi che visione e postura siano ottimali in vista della scuola. 

Successivamente, le indicazioni varieranno per ciascun caso. È fondamentale che a eseguire le visite sia sempre un Oculista e non un Ottico, perché solo l’Oculista può eseguire atti medici (instillare colliri), per individuare anomalie in tempo.

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Le visite oculistiche rivelano anche altri disturbi?

Possono rilevare sia sindromi genetiche o acquisite che alcune patologie neurologiche. 

La visione contribuisce alla percezione della posizione di se stessi: sue alterazioni (astigmatismi, differenze di refrazione, strabismi) possono indurre posture compensatorie errate (torcicolli, scoliosi). Spesso, invece, i dolori attorno agli occhi sono attribuiti a problemi visivi, ma sono dovuti a sinusiti e, soprattutto, malocclusione dentale. 

Quali malattie oculistiche si possono curare nei bambini?

La stragrande maggioranza, il più delle volte con buoni risultati. Fondamentale è la diagnosi precoce. Oltre alle visite nei momenti giusti è importantissimo il monitoraggio dei genitori che devono comunicare al pediatra e all'oculista sia sospetti di malattie genetiche o materne che anomalie come: 

  • riflesso rosso del flash irregolare; 
  • movimenti oculari non coordinati; 
  • problemi nella prensione degli oggetti, nel riconoscimento di persone, cose, ostacoli; 
  • posture anomale; 
  • disturbi di apprendimento; 
  • il portare spesso le mani agli occhi.

Cosa fare se il proprio bambino non sopporta gli occhiali?

L’occhiale va prescritto dall’oculista e confezionato dall’ottico. 

Di solito, è ben accettato perché fa vedere meglio, e va fatto portare sempre, soprattutto entro i primi 8-10 anni, per il rischio di “occhio pigro”. 

Può succedere, a volte, che gli occhiali facciano vedere inizialmente peggio (succede nell’ ipermetropia , perché gli occhi si sforzano di compensare già da soli). In questi casi, la situazione si risolve spontaneamente in poche ore/giorni. In caso di disturbi persistenti, l’occhiale va controllato sia dall’ottico (montatura, centratura) che dall’oculista (appropriatezza della correzione): il rischio, altrimenti, è che non lo si usi più.  

Dr. Roberto Perilli
Scritto da Dr. Roberto Perilli

Responsabile Unità Operativa Semplice Oculistica Territoriale ASL Pescara.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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