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Soia in gravidanza: cosa sapere?

Redazione

Ultimo aggiornamento – 28 Novembre, 2022

Soia in Gravidanza: Sì o No?

Si sente spesso parlare di soia, un alimento molto utilizzato nelle diete e dalle persone che scelgono alimentazione vegetariana o vegana. 

Ma cosa sappiamo realmente di questo alimento? Scopriamolo insieme.

Che cos’è la soia?

La soia è un legume che viene utilizzato per l’alimentazione dell’uomo e degli animali da allevamento. Infatti, ad oggi, è uno dei prodotti alimentari più coltivati in tutto il mondo: la produzione di questo legume supera i 220 milioni di tonnellate. Una parte della soia prodotta è destinata all’alimentazione degli animali d’allevamento, solitamente sotto forma di farine. Un’altra parte, invece, viene utilizzata come fertilizzante e, infine, può essere utilizzata per usi prettamente industriali.

In Italia, il consumo di soia si sta affermando a partire dagli ultimi 20 anni, mentre in alcune parti del mondo, come la Cina, è un alimento antico, coltivato e consumato regolarmente a partire dal 3000 A.C..

Spesso, accade che le donne che aspettano un bambino basino la loro dieta anche su questa fonte vegetale, ma si ritiene anche che la soia possa avere delle controindicazioni. Alcuni ricercatori, infatti, hanno messo in guardia la popolazione sul consumo delle proteine fornite dalla soia. Secondo le ricerche, la soia potrebbe aumentare notevolmente il rischio di patologie come il cancro al seno.

Le ricerche sono ancora in aggiornamento, ma le indagini che mostrano i possibili effetti negativi dei prodotti contenenti soia sono basate su studi che isolano completamente un componente specifico della pianta chiamato isoflavone.

Che cosa sono gli isoflavoni?

Gli isoflavoni di soia sono delle sostanze di origine vegetale: sia strutturalmente che funzionalmente possono essere paragonati agli estrogeni. Gli estrogeni vengono prodotti naturalmente dall’organismo. Nelle donne in fase post-menopausa, dei livelli molto elevati di isoflavoni sono stati collegati a un rischio più elevato di cancro al seno.

I componenti della soia sono stati isolati tutti per il corretto svolgimento di alcuni studi, ma i risultati sono ancora oggi incompleti. Ci sono molti ingredienti, infatti, che lavorano insieme per avere diversi effetti sul corpo umano. Secondo alcune ricerche, quando la soia viene ingerita, i suoi diversi componenti possono interagire e ridurre le conseguenze negative di ogni singolo componente.

Il National Cancer Institute e la American Cancer Society affermano, invece, che è possibile mangiare la soia, ma in quantità moderate. Alcune ricerche hanno dimostrato che l’assunzione degli alimenti a base di soia possono essere addirittura protettivi contro patologie come il cancro al seno, soprattutto se questi alimenti vengono consumati durante l’infanzia e durante l’adolescenza.

La soia, infatti, contiene molti antiossidanti che possono aiutare a prevenire tutte quelle malattie croniche che sono associate allo stress ossidativo, come ad esempio le malattie cardiovascolari e il diabete. Lo stress ossidativo è una condizione patologica che viene causata dalla rottura dell’equilibrio fisiologico presente tra la produzione e l’eliminazione di specie chimiche ossidanti. La produzione e l’eliminazione di queste specie avviene da parte dei sistemi di difesa antiossidanti.

Le proteine della soia, inoltre, sono altamente digeribili. Il latte di soia, ad esempio, può rappresentare una grande alternativa al latte, poiché può soddisfare le esigenze nutrizionali di proteine, di calcio e delle vitamine A, D e B12. La soia è un ottimo sostituto della carne, poiché, come già detto, è un’ottima fonte di proteine e di calcio ma, allo stesso tempo, ha un basso contenuto di colesterolo e di grassi saturi.

Quali sono i valori nutrizionali della soia?

La soia è un legume, proprio come i ceci, le lenticchie oppure i fagioli. Tutti gli alimenti leguminosi sono ricchi di vitamine del gruppo B, di potassio e di ferro. La soia, a differenza di tutti gli altri legumi, risulta più digeribile, ricca di proteine e di lipidi (fosfolipidi, monoinsaturi e polinsaturi). Le proteine della soia vantano un discreto profilo amminoacidico, con un rapporto di efficienza proteica pari a 2,1 e un valore biologico inferiore a 75.

La soia, inoltre, viene utilizzata anche in ambito cosmetico. Gli acidi grassi polinsaturi, infatti, possono migliorare l’elasticità della cute. L’olio di soia, infine, viene sempre più spesso utilizzato per la produzione di saponi e di prodotti cosmetici in associazione all’olio di avocado.

Soia in gravidanza: fa bene o fa male?

La soia è presente in molti alimenti, in particolare nei prodotti che vanno a sostituirne altri dove è presente il lattosio. Dunque, è normale che molte future mamme si chiedano se possono consumare soia in gravidanza, temendo che possa costituire un rischio per il feto.

Come già detto, la soia contiene isoflavoni, ossia dei fitoestrogeni (estrogeni vegetali): ecco perché non tutti sono sicuri del consumo di soia durante la delicata fase della gravidanza. Anni fa, alcuni studi avevano dimostrato degli effetti indesiderati sul feto con una dieta ad alto consumo di soia; lo studio, però, era stato condotto solo sui topi, per cui la sua attendibilità non è certa sull'essere umano.

Altri studi più recenti, invece, suggeriscono che gli isoflavoni contenuti nella soia passano attraverso la placenta (sia dei roditori che nell'uomo); tuttavia, vi sono informazioni limitate sulle loro azioni in gravidanza. Tuttavia, sembra che una dieta povera degli isoflavoni della soia aumenti lo stress ossidativo, diminuisca gli enzimi antiossidanti e i livelli di eNOS (disfunzione endoteliale e pressione sanguigna elevata in vivo).

Il consiglio dei nutrizionisti è quindi, in genere, quello di limitare il consumo della soia in gravidanza: non si tratta di un alimento proibito o vietato, ma senza dubbio, meglio non esagerare! In alternativa, si possono introdurre altri legumi, ed alternare il latte di soia con altre tipologie di origine vegetale, come il latte di riso, il latte di mandorla o il latte di avena.

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a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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