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Adenoma all’ipofisi: come riconoscerlo e curarlo (in tempo)

Angelica Sandrini | Studentessa di Biotecnologie

Ultimo aggiornamento – 07 Marzo, 2019

Adenoma all’ipofisi: come riconoscerlo e curarlo (in tempo)

L’adenoma ipofisario è un tipo di tumore benigno che interessa la ghiandola pituitaria (o ipofisi), situata al di sotto del chiasma, dei nervi ottici e dell’ipotalamo, che svolge diverse funzioni nella crescita, nello sviluppo neuropsichico e puberale, nel metabolismo energetico, nella regolazione del bilancio energetico, della temperatura corporea e del bilancio idrico ed elettrolitico. È coinvolta anche nel comportamento sessuale e nella funzione riproduttiva, nella gravidanza e nell’allattamento, e nei meccanismi di risposta agli stress.

Questo adenoma è una delle neoplasie intracraniche più comuni. Per combattere lo sviluppo delle cellule cancerogene, la prevenzione e la diagnosi preventiva rimangono le terapie più efficace.

Come si riconosce l’adenoma ipofisario

Per diagnosticare un adenoma ipofisario ai primi stadi del suo sviluppo, bisogna saper riconoscerne tempestivamente i sintomi. Tra questi i più comuni sono quelli neurologici, dovuti alla compressione che la massa neoplastica esercita sui nervi:

  • Mal di testa (o cefalea)
  • Alterazioni nel campo visivo
  • Perdita della vista (se comprime il chiasma ottico)

Il tumore, inoltre, è spesso collegato a cambiamenti d’equilibrio nella secrezione di ormoni a livello ipofisario, quindi potrebbero presentarsi simboli legati proprio a queste alterazioni ormonali, come:

  • Mutamenti del ciclo mestruale
  • Calo del desiderio sessuale
  • Cambiamenti nella composizione corporea
  • Alterazioni della pressione arteriosa
  • Alterazioni nei livelli di colesterolo e trigliceridi
  • Alterazioni glicemiche
  • Osteopenia e osteoporosi, alterazioni dei livelli di sodio e potassio in circolo nell’organismo

Nello specifico, le alterazioni dell’equilibrio si presentano sotto forma di ipersecrezione ormonale. Se è coinvolta anche la produzione di prolattina si parla di prolattinomi, che rappresentano circa il 40-50% dei tumori ipofisari. I difetti nella secrezione, però, possono essere anche riconducibili a un sottotipo di tumore pituitario, ovvero l’adenoma ipofisario non secernente.

Adenoma ipofisario: cosa fare? Diagnosi e cura

Quando un paziente si presenta con i sintomi di un adenoma ipofisario, sulla base della presentazione clinica e dei dati anamnestici, si effettuano esami ormonali mirati.

Questi test servono per rilevare i livelli di ormoni prodotti dall’ipofisi, per verificare il corretto funzionamento della ghiandola. Per una valutazione più accurata di alcune funzioni endocrine, si devono inoltre eseguire test dinamici con prelievi ormonali effettuati dopo la somministrazione di farmaci specifici.

La visita medica potrebbe prevedere anche un esame neurologico, con lo scopo di individuare eventuali disturbi a carico del sistema nervoso, causati dalla compressione della massa tumorale.

Viene, inoltre, solitamente svolta anche una valutazione oculistica, relativa ai sintomi di alterazione o perdita della vista, per diagnosticare disturbi visivi dovuti alla compressione del chiasmo ottico.

Infine, per definire la dimensione della massa tumorale, si effettuano esami di imaging, come la tomografia computerizzata (TC) o la risonanza magnetica (RM) cerebrale con mezzo di contrasto.

Come si cura l’adenoma ipofisario? La terapia – la cui efficienza viene determinata soprattutto dalla diagnosi precoce – viene di solito stabilita in collaborazione tra diversi specialisti, tra cui l’endocrinologo, il neurochirurgo e il neurologo, e prevede tre vie:

  • Terapia farmacologica
  • Radioterapia
  • Intervento chirurgico

La terapia medica impiega l’uso di neurofarmaci e neurormoni inibitori (dopaminergici e analoghi della somatostatina), in grado di limitare la secrezione eccessiva di ormoni e di ridurre le dimensioni dell’adenoma ipofisario.

La radioterapia preoperatoria è solitamente riservata ai pazienti non operabili. Nel post-operatorio, invece, è un ottimo ausilio come completamento terapeutico nei pazienti non trattati radicalmente con l’intervento chirurgico. Fra le diverse metodiche, le principali sono la radioterapia classica e la radioterapia sterotassica (gamma-knife).

La terapia chirurgica consiste in un’adenomectomia, ovvero nell’asportazione dell’adenoma. Quest’intervento viene solitamente effettuato per via transnasosfenoidale mentre la via transcranica è riservata ai grossi adenomi con sviluppo extrasellare. Il successo dipende in gran parte dall’esperienza dell’operatore e dal tipo di adenoma: si aggira intorno al 70-90% nei microadenomi non invasivi, al 50% nei microadenomi invasivi e al 25-40% nel caso di macroadenomi invasivi.

Tra le conseguenze dell’intervento, anche se rara, c’è la comparsa di deficit ormonali. Possibili, ma rarissime, complicazioni sono emorragie, rinoliquorrea, meningiti, più frequenti negli interventi effettuati per via transuranica.

Con la terapia chirurgica, la maggior parte dei pazienti riesce a guarire completamente. Inoltre, l’adenoma ipofisario è un tipo di tumore che tende difficilmente ad avere delle recidive. È qui, quindi, che la diagnosi precoce diventa fondamentale e può fare la differenza.

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