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Genetica in gravidanza: che cosa è utile sapere

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Le Malattie genetiche più comuni
Indice

Le malattie genetiche più comuni

Le malattie “genetiche” sono dovute ad alterazioni nella sequenza dei geni. Tali alterazioni possono essere presenti nel DNA dei genitori – e dare luogo a malattie ereditarie, spesso comuni in molti soggetti della stessa famiglia – o verificarsi casualmente, a causa di errori nella combinazione dei cromosomi paterni e materni o a causa di mutazioni del DNA. Esiste la probabilità che le alterazioni possano essere trasmesse ai figli.

Ogni gene è presente nel nostro DNA in due copie, una ereditata dal padre e una dalla madre. Alcuni geni alterati producono una malattia, anche se l’altra copia del gene è sana; i figli di un genitore ammalato avranno in questo caso il 50% di probabilità di ereditare la malattia.

Per altri geni è sufficiente una copia sana: un soggetto può essere “portatore” del gene malato senza essere affetto dalla malattia, perché l’altra copia del gene nel suo DNA è sana. Se entrambi i genitori sono portatori di quel difetto, può capitare che il feto riceva da ognuno di loro la copia “malata” del gene e manifesti una malattia genetica che non era presente nei genitori. Infine, nel processo di generazione di ovuli e spermatozoi, è possibile che si verifichino errori di combinazione dei cromosomi o mutazioni inattese, che possono determinare una malattia nel feto.

Ecco le malattie genetiche più comuni.

Fibrosi cistica: cosa è?

La fibrosi cistica è la più diffusa tra le malattie ereditarie. È più frequente tra le persone di origine caucasica. Se entrambi i genitori sono portatori del gene malato, pur essendo sani, vi è il 25% di probabilità che un figlio sia ammalato.

  • Sintomi: la malattia insorge dopo la nascita con, tra i sintomi più comuni, problemi all’apparato digerente, difficoltà di respirazione, problemi all’apparato riproduttivo, infezioni polmonari.
  • Diagnosi: in questo caso, in alcuni Paesi si può fare una diagnosi pre-impianto seguita da fecondazione assistita; in alternativa, è possibile la diagnosi prenatale, verificando se il feto possiede almeno una copia sana del gene della proteina implicata (un regolatore della secrezione del cloruro, in mancanza del quale il sudore e le altre secrezioni sono troppo concentrate). La diagnosi post-natale è invece agevole, basata sullo screening della composizione della saliva, eventualmente seguito da conferma genetica.

Malattia di Huntington

Questa malattia è dovuta all’alterazione di una proteina (Huntingtina) importante per il corretto funzionamento e la sopravvivenza di cellule nervose del cervello. Poiché la malattia si manifesta se anche una sola delle due copie del gene è difettosa, non esistono portatori sani: si presenta solo se uno dei genitori ne è affetto e, in questo caso, vi è una probabilità del 50% che il feto riceva il gene responsabile.

  • Sintomi: i sintomi consistono nel presentarsi di movimenti involontari continui, associati a difficoltà nel linguaggio, alterazione del comportamento e del temperamento (depressione, irritabilità), fino a difficoltà di deambulazione e perdita dell’equilibrio. Le cure disponibili al momento permettono solo di rallentarne il decorso.
  • Diagnosi: tipicamente, la malattia comincia a manifestarsi tra i 30 e i 40 anni; a volte però si può presentare più precocemente, e persino nell’infanzia. La diagnosi clinica è possibile in presenza di un quadro clinico compatibile e di una famigliarità evidente. Possono risultare di supporto, ma non per questo essenziali, esami radiologici (TC o RMN encefalo), test neuropsicologici ed esami neurofisiologici (PESS, EEG, etc). La conferma definitiva della diagnosi avviene grazie all’analisi genetica del gene IT-15, eseguibile presso Centri specializzati.

Sindrome di Down

Questa non è, salvo casi eccezionali, una malattia ereditaria; la sindrome di Down è causata dalla presenza di un cromosoma 21 (intero o parziale) in eccesso, dovuta in genere a un errore nella generazione della cellula uovo, che dovrebbe avere una sola copia di ogni cromosoma; con l’aumentare dell’età della madre i meccanismi di selezione, che dovrebbero impedire lo sviluppo di un ovulo geneticamente difettoso, divengono meno efficienti; di conseguenza la frequenza della malattia, circa 1 su 1000 gravidanze, aumenta, con il crescere dell’età materna, fino a 1 su 30 a 45 anni.

  • Sintomi: esistono delle caratteristiche comuni ai soggetti con sindrome di Down, come alcuni tratti del viso, la lingua grossa, problemi all’apparato digerente, scarso tono muscolare soprattutto nel viso, disturbi cardiaci, ritardi nello sviluppo cognitivo.
  • Diagnosi: Grazie ai test prenatali, oggi vi sono anche screening non invasivi, come i “NIPT” (non-invasive prenatal test), ovvero un semplice esame del sangue da effettuare alle 10° settimana, che permettono di diagnosticare anticipatamente la sindrome, fornendo un responso in meno di 7 giorni. In caso di impossibilità a effettuarli, la diagnosi viene fatta dopo la nascita, anche valutando le determinate caratteristiche cliniche ricorrenti.

Distrofia muscolare di Duchenne: cosa è?

Entro i 6 anni, la debolezza e la degenerazione muscolare alle gambe e poi alle braccia portano lentamente e inesorabilmente i bambini sulla sedia a rotelle entro i 12 anni. La malattia colpisce quasi solo i maschi, poiché deriva dalla alterazione di un gene sul cromosoma X (i maschi ne hanno uno solo, mentre le femmine ne hanno due, e se uno è alterato sono solo portatrici sane della alterazione).

  • Sintomi: la maggioranza dei bambini colpiti è di sesso maschile e la malattia comporta, oltre ai problemi muscolari, un ritardo cognitivo, difficoltà di respirazione, deformità della colonna vertebrale e del busto, difficoltà cardiache.
  • Diagnosi: la diagnosi si basa in primis sull’osservazione clinica e sul risultato di esami di laboratorio, che mettono in evidenza il danno muscolare. In particolare, un valore importante è quello della creatinchinasi, un enzima rilasciato nel circolo ematico quando esiste un danno muscolare. In situazione a rischio, come per le donne portatrici sane di distrofinopatia, si può effettuare la diagnosi prenatale, con l’esecuzione della villocentesi o amniocentesi o dei più moderni test di screening prenatali non invasivi (NIPT).

Anemia drepanocitica o “falciforme”: cosa è?

La malattia è dovuta alla presenza di una emoglobina (la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue) anomala; di conseguenza i globuli rossi non hanno la capacità di trasportare un’adeguata quantità di ossigeno; in particolare, mostrano una forma a falce anziché a disco, come dovrebbe essere. È diffusa tra le popolazioni della zona mediterranea, caraibica e delle Americhe. È possibile essere “portatori sani” del gene della drepanocitosi.

  • Sintomi: la malattia causa dei dolori molto forti, spasmi addominali, febbre alta, piaghe agli arti inferiori, spasmi alle ossa, problemi della crescita, stanchezza, ritardo nello sviluppo, difficoltà all’apparato respiratorio, problemi cardiaci. Ci sono trattamenti medici efficaci per tutti questi disturbi, come trasfusioni di sangue, antidolorifici, dialisi, acido folico, ma la terapia è complessa, possono essere richieste trasfusioni ripetute e l’unico intervento risolutivo, ma certo non privo di rischi e problemi, è il trapianto di midollo osseo.
  • Diagnosi: per la diagnosi, i test eseguiti sono l’esame emocromocitometrico completo (CBC); l’emoglobina elettroforesi; l’esame della cellula falciforme. Anche in questo caso, è possibile effettuare una diagnosi prenatale, soprattutto per le coppie in cui almeno uno dei partner appartiene ad una famiglia a rischio. Infatti, i figli di un ammalato e un portatore sano hanno probabilità del 50% di essere sani (ma saranno portatori); i figli di due portatori sani saranno nel 50% dei casi portatori sani e nel 25% dei casi ammalati.

Celiachia: cosa è?

I pazienti affetti da questo disturbo presentano una intolleranza al glutine, un componente del grano e di altri cereali, che dà luogo a problemi all’apparato digerente, spesso accompagnata da perdita di peso.

  • Sintomi: se non viene curata correttamente, la malattia può causare gonfiore e dolori addominali, diarrea, disidratazione, malnutrizione.
  • Diagnosi: per la diagnosi della celiachia è consigliato uno specifico esame del sangue e, se necessario, una gastroscopia con biopsia dell’intestino tenue per confermare la presenza del disturbo.

Distrofia muscolare di Becker: cosa è?

Questa malattia è simile alla distrofia di Duchenne, ma in genere è meno grave. Come la Duchenne, è dovuta a un gene sul cromosoma X, per cui colpisce quasi esclusivamente i maschi.

  • Sintomi: tende a indebolire principalmente la parte superiore del corpo e colpisce preferenzialmente gli uomini, che entro i 30 anni sono costretti sulla sedia a rotelle.
  • Diagnosi: la diagnosi si basa sul quadro clinico, analizzando la storia familiare e ali esami di laboratorio (aumento della creatinchinasi sierica 10-100 volte rispetto ai valori normali). Viene poi confermata dalle biopsie muscolari (alterazioni e colorazione debole della distrofina) e/o dai test molecolari del gene DMD. Anche la diagnosi prenatale è possibile, se è identificata l’anomalia genetica nelle portatrici, che hanno il 50% di probabilità di avere figli maschi affetti.

Sindrome di Noonan: cosa è?

Questa sindrome è dovuta a un difetto nel gene dell’enzima tirosin-fosfatasi; è relativamente rara (1 su 2500 nati vivi).

  • Sintomi: sono spesso presenti difetti cardiaci congeniti e ritardi di crescita e di apprendimento; i soggetti affetti presentano tratti fisici distintivi, come collo rugoso, occhi molto distanti, naso schiacciato e bassa statura.
  • Diagnosi: la diagnosi è possibile alla nascita o nei primi anni di vita. L’età media in cui viene posta la diagnosi è 9 anni. Se una mutazione è già stata identificata in un componente della famiglia, si può effettuare una diagnosi prenatale con l’indagine genetica del feto, mediante NIPT (non-invasive prenatal test).

Talassemia (anemia mediterranea): cosa è?

La malattia del sangue si manifesta per un difetto nella produzione della molecola che trasporta l’ossigeno nel sangue, l’emoglobina. La scarsità di emoglobina nel sangue porta all’anemia.

  • Sintomi: i soggetti affetti hanno problemi nel metabolismo del ferro, con conseguenti danni via via crescenti al cuore e al fegato; inoltre, tendono a subire più facilmente infezioni, possono mostrare fragilità e deformazioni ossee (dovute alla ipertrofia del midollo osseo che cerca di compensare l’anemia), ipertofia della milza – che spesso richiede l’asportazione – e difetti di crescita. La terapia è complessa; si basa su trasfusioni, farmaci per evitare l’accumulo di ferro, eventualmente trapianto di midollo osseo.
  • Diagnosi: la diagnosi clinica viene eseguita attraverso studi quantitativi dell’emoglobina. Esiste un test prenatale, la celocentesi, una tecnica ancora sperimentale che consente di rilevare già entro il secondo mese di gravidanza la presenza della malattia.

Un figlio sano? L’importanza del confronto con lo specialista

Quando si decide di concepire un bambino è opportuno consultare uno specialista. Questi farà sicuramente molte domande sulla storia medica familiare, per capire se c’è qualche malattia genetica che potrebbe venir trasmessa al nascituro.

Per la mamma, è rilevante se ha avuto degli aborti spontanei, se soffre di certe malattie croniche, se assume medicinali e perché.

Lo specialista potrà dare molti consigli; tra questi, per esempio, assumere acido folico, o altri integratori. Sarà molto importante stabilire quali malattie infettive (come varicella o rosolia) ha contratto la futura madre nella sua vita, per effettuare, nel caso, le vaccinazioni necessarie ed evitare malattie che, se colpiscono durante la gravidanza, possono portare a gravi danni al feto.

Per lo stesso motivo non si deve fumare, o bere alcol, durante la gestazione.

Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, ognuno di noi è portatore sano di almeno 6 malattie genetiche; nella maggior parte dei casi esse rimangono silenti, poiché l’anomalia è rara e il partner presenta invece il gene sano (a meno che sia un familiare che condivide buona parte del nostro patrimonio genetico). Per questo motivo esistono test pre-concezionali, che analizzano il DNA dei genitori. Nel caso in cui si scoprisse che entrambi i genitori sono portatori sani della stessa malattia, o comunque presentano entrambi caratteristiche genetiche che favoriscono l’insorgere di una malattia, si potrà sapere qual è il rischio che il figlio si ammali.

Grazie al rapido sviluppo della ricerca medica, sono oggi disponibili test specifici da eseguire dopo il concepimento su materiale fetale, che si possono effettuare senza prelevare liquido amniotico o villi coriali. È sufficiente prelevare un campione di sangue alla madre e già alla decima settimana di gravidanza, analizzando i frammenti di DNA del feto presenti nel sangue materno, si può verificare se vi siano cromosomi in numero sbagliato (tre copie invece di due di un certo cromosoma, come nel caso delle trisomie relativamente più frequenti, 13, 18, 21). Si può anche avere una analisi completa di tutti i 23 cromosomi – e altre verifiche genetiche sul DNA; per questo occorre però avere materiale fetale, che normalmente si ottiene con l’amniocentesi e, quando richiesta, la villocentesi. Si tratta di test invasivi che possono – seppur raramente – indurre un aborto spontaneo e la perdita del bambino. Si tratta comunque di test molto affidabili, con precisione del 99%.

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