Il vaccino contro il fuoco di Sant'Antonio riduce anche il rischio cardiovascolare?

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 27 Agosto, 2026

Una persona con il fuoco di Sant'Antonio

Il vaccino ricombinante contro l’herpes zoster è stato associato a un 9% in meno di carico cardiovascolare nell’arco di sette anni negli adulti di almeno 60 anni. Lo rileva uno studio pubblicato il 26 agosto 2026 su Nature Medicine, condotto sfruttando il passaggio negli Stati Uniti dal vecchio vaccino vivo attenuato a quello ricombinante. 

Il dato: meno malattie cardiovascolari dopo la vaccinazione

L’ipotesi che la vaccinazione contro l’herpes zoster possa avere effetti anche sul sistema cardiovascolare non nasce con questo lavoro. Studi osservazionali precedenti avevano già suggerito un possibile legame. Il problema era distinguere l'effetto del vaccino dalle caratteristiche delle persone che scelgono di vaccinarsi.

Il nuovo studio, pubblicato su Nature Medicine da Fabiana Corsi-Zuelli, Fang Li, Rachel Upthegrove, John A. Todd, Betty Raman, Paul J. Harrison e Maxime Taquet, ha cercato proprio di ridurre questo problema. 

I ricercatori hanno analizzato 72.920 adulti, tutti di almeno 60 anni: 36.460 avevano ricevuto il vaccino contro l’herpes zoster tra aprile e settembre 2017 e altrettanti nello stesso periodo del 2018. Nel primo gruppo il 98,6% aveva ricevuto prevalentemente il vaccino vivo attenuato; nel secondo il 93,5% quello ricombinante. 

Il confronto ha mostrato un 9% di riduzione del carico cardiovascolare nei sette anni successivi alla vaccinazione con il prodotto ricombinante rispetto a quello vivo attenuato. Il risultato comprendeva tre condizioni:

  • cardiopatia ischemica;
  • insufficienza cardiaca;
  • ictus ischemico.

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Gli effetti osservati sui singoli esiti sono stati:

Non tutti gli eventi cardiovascolari, però, hanno mostrato una riduzione significativa. Non è stata osservata un'associazione significativa, per esempio, con ictus emorragico, attacco ischemico transitorio, malattia arteriosa periferica o miocardite. 

Perché il confronto tra due vaccini è particolarmente interessante

I ricercatori non hanno semplicemente confrontato persone vaccinate e non vaccinate. Hanno sfruttato un cambiamento avvenuto negli Stati Uniti nel 2017, quando il vaccino ricombinante ha progressivamente sostituito quello vivo attenuato.

È stato quindi possibile confrontare persone che avevano scelto entrambe di vaccinarsi contro l'herpes zoster, ma che lo avevano fatto immediatamente prima o dopo il passaggio al nuovo prodotto.

Si tratta di quello che gli autori definiscono un natural experiment, cioè un esperimento naturale. In pratica, un cambiamento esterno permette di creare due gruppi più comparabili senza assegnare artificialmente il trattamento.

Il vantaggio è la riduzione del cosiddetto healthy-vaccinee bias: il possibile errore per cui chi si vaccina potrebbe essere, per caratteristiche non completamente misurate, diverso da chi non lo fa. 

A ulteriore controllo, gli autori hanno utilizzato anche il propensity score matching, una tecnica statistica che abbina persone con caratteristiche simili. È un po' come cercare, per ogni partecipante di un gruppo, un "gemello statistico" nell'altro gruppo.

Il punto è che neppure questo disegno trasforma automaticamente un'associazione in una relazione di causa-effetto.

Cosa potrebbe avere a che fare l'herpes zoster con il cuore

L'herpes zoster è provocato dalla riattivazione del virus varicella-zoster, rimasto latente nell'organismo dopo la varicella. L'infezione è già stata associata a un aumento del rischio cardiovascolare, e prevenire il fuoco di Sant'Antonio potrebbe quindi contribuire, almeno in parte, a spiegare i risultati.

Ma gli autori del nuovo studio ritengono che questa spiegazione potrebbe non essere sufficiente.

C'è un dettaglio particolarmente interessante: a metà del periodo di osservazione, la differenza assoluta nei casi di herpes zoster tra i due gruppi era inferiore allo 0,5%, mentre la riduzione osservata per la cardiopatia ischemica arrivava all'1,5%. Inoltre, la separazione tra i gruppi per gli eventi cardiovascolari compariva relativamente presto, mentre un effetto mediato soltanto dalla prevenzione dello zoster sarebbe atteso con una dinamica diversa. 

Entra così in gioco un'altra ipotesi: il possibile effetto del sistema immunitario.Una persona con il fuoco di Sant'Antonio

Il vaccino ricombinante utilizza l'adiuvante AS01, progettato per stimolare la risposta immunitaria. Secondo gli autori, questo adiuvante può indurre modificazioni persistenti nelle cellule immunitarie, compresi cambiamenti nella risposta dei monociti e nella produzione di interleuchina-6 (IL-6).

L'IL-6 è una molecola coinvolta nei processi infiammatori. Una sua inibizione è stata associata, in altri studi, a una riduzione del rischio cardiovascolare. La possibilità è quindi che la vaccinazione produca modificazioni immunitarie capaci di influenzare anche la salute cardiovascolare

È una spiegazione biologicamente plausibile. Ma, al momento, resta un'ipotesi da verificare.

Non significa che il vaccino sia una terapia per il cuore

Qui serve una distinzione netta.

Lo studio non dimostra che il vaccino prevenga infarto, insufficienza cardiaca o ictus. Dimostra che la vaccinazione ricombinante è stata associata a una minore incidenza di alcuni eventi cardiovascolari rispetto alla vaccinazione con il precedente prodotto vivo attenuato.

Gli stessi autori lo dichiarano esplicitamente: il disegno utilizzato riduce alcuni possibili fattori di confondimento, ma non consente di stabilire da solo la causalità

Inoltre, il beneficio osservato non è rimasto uguale per tutti i sette anni. La protezione apparente nei confronti di cardiopatia ischemica e insufficienza cardiaca era più evidente nella prima metà del follow-up e tendeva ad attenuarsi successivamente. 

C'è poi un altro limite: i ricercatori hanno lavorato con diagnosi registrate nelle cartelle cliniche elettroniche. Questo significa che alcuni casi non diagnosticati possono non essere stati intercettati. Mancavano inoltre informazioni complete su alcuni fattori, come condizioni socioeconomiche e stili di vita. 

Eppure, alcuni controlli rafforzano la solidità dell'osservazione. I risultati sono rimasti simili considerando il decesso come evento competitivo, limitando l'analisi al periodo precedente alla pandemia di Covid-19 e modificando alcune finestre temporali utilizzate nell'analisi. Inoltre, un confronto analogo con la vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse non ha mostrato lo stesso andamento cardiovascolare. 

Quanti eventi si potrebbero evitare, se il dato fosse confermato

La dimensione dell'effetto merita attenzione anche dal punto di vista della sanità pubblica.

Gli autori stimano che una differenza assoluta dello 0,8% nell'incidenza cumulativa di cardiopatia ischemica e insufficienza cardiaca, se confermata in studi clinici, potrebbe tradursi in centinaia di migliaia di casi evitati negli Stati Uniti tra gli over 60. 

Non è però un numero di eventi già prevenuti dal vaccino. È una proiezione condizionata alla conferma dell'associazione e va quindi letta come una possibile ricaduta futura, non come un risultato clinico già acquisito.

La questione, però, è un'altra: perché un vaccino progettato contro un virus dovrebbe avere effetti anche sul cuore?

La risposta potrebbe trovarsi nell'interazione tra sistema immunitario, infiammazione e apparato cardiovascolare. Oppure potrebbe esserci un meccanismo ancora non identificato.

Cosa resta da capire

Il lavoro apre una pista di ricerca, non chiude la questione.

Servono studi clinici randomizzati e studi sperimentali in grado di chiarire se la riduzione osservata sia effettivamente provocata dal vaccino ricombinante e, in caso affermativo, attraverso quale meccanismo. Gli autori indicano esplicitamente questa come la direzione successiva della ricerca. 

Un elemento interessante riguarda anche l'eventuale ruolo delle dosi successive. Il presente studio non ha potuto valutare adeguatamente l'effetto della somministrazione di più dosi, proprio perché il disegno basato sul passaggio da un vaccino all'altro rendeva questa analisi problematica. 

A conti fatti, dunque, il dato più interessante non è che il vaccino contro l'herpes zoster sia diventato improvvisamente un farmaco cardiovascolare. Non lo è.

È che una vaccinazione già utilizzata per prevenire una malattia infettiva potrebbe avere un effetto aggiuntivo sul rischio cardiovascolare, almeno secondo questa nuova analisi. Per capire se si tratta di una vera protezione del cuore o di un'associazione dovuta ad altri fattori, serviranno ora prove di livello superiore.

Fonte:

Nature MedicineRecombinant shingles vaccination and the risk of cardiovascular events

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