Influenza K: cosa aspettarsi dopo la breve tregua delle feste

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 08 Gennaio, 2026

Una mano tiene in primo piano un termometro digitale che segna 38,5°C, con una persona sfocata a letto sullo sfondo

L’influenza stagionale non accenna a rallentare: dopo una breve flessione registrata nei giorni a cavallo delle festività natalizie – più apparente che reale, legata soprattutto alla riduzione delle segnalazioni mediche e alla chiusura delle scuole – la circolazione del virus resta elevata ed è destinata a risalire.

Gli esperti concordano sul fatto che, con il rientro in classe dopo l’Epifania, la curva tornerà a crescere fino a raggiungere il picco, atteso entro la prima metà di gennaio.

Facciamo il punto della situazione.

Lo scenario

A dominare la scena è il sottotipo A/H3N2, nella sua variante K, che si è imposto rapidamente come ceppo prevalente non solo in Italia ma in gran parte dell’emisfero settentrionale.

I numeri parlano chiaro: secondo i dati di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, a fine dicembre sono stati stimati oltre 800 mila nuovi casi di sindromi respiratorie acute in una sola settimana, portando il totale stagionale a circa 6/7 milioni di italiani colpiti.

Nella settimana dal 22 al 28 dicembre l'incidenza è stata pari a 14,5 casi per 1.000 assistiti contro i 17,1 casi dei 7 giorni precedenti.

L’incidenza media si aggira intorno ai 14/15 casi ogni mille assistiti, ma tra i bambini sotto i quattro anni il dato è almeno triplo.

Il calo momentaneo osservato durante le feste non deve quindi trarre in inganno: come spiegano i virologi, il virus è nel pieno della sua corsa e la sensazione di “tregua” è stata in parte un effetto statistico.

Le vacanze, paradossalmente, hanno agito da incubatore: meno contatti con il sistema sanitario, ma molte occasioni di contagio in ambienti chiusi e affollati. È ora, con la ripresa della vita quotidiana, che emergeranno gli effetti.

A rendere il quadro più complesso contribuiscono anche le condizioni climatiche. L’ondata di freddo intenso di queste settimane non è la causa diretta dell’influenza, ma gli sbalzi termici mettono sotto stress le difese delle vie respiratorie, facilitando l’ingresso di virus e batteri.


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In parallelo, oltre al virus influenzale, continuano a circolare numerosi altri patogeni respiratori:

Dal punto di vista clinico, i sintomi dell’influenza da variante K ricalcano quelli della classica influenza stagionale:

L’incubazione varia da uno a quattro giorni e la contagiosità può iniziare già prima della comparsa dei sintomi, protrarsi per una settimana o più nei soggetti fragili. Nella maggior parte dei casi la guarigione avviene entro 7/10 giorni, anche se la stanchezza può persistere più a lungo.

Emergenze al pronto soccorso e regole di buon senso

Ciò che preoccupa maggiormente i medici è, però, l’aumento delle complicanze, in particolare delle polmoniti, segnalate anche in fasce di età più giovani.

Non si tratta di un virus “più aggressivo” in senso assoluto, ma di una combinazione di fattori: bassa immunità pregressa, elevata circolazione virale e forte pressione sul sistema sanitario.

In presenza di segnali come difficoltà respiratoria, tosse violenta associata a dolore toracico o febbre che non risponde ai farmaci, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al pronto soccorso.

Proprio questi enti, da Nord a Sud, stanno vivendo settimane di grande sofferenza: gli accessi sono in aumento, soprattutto tra anziani e pazienti fragili, con un numero crescente di persone costrette a restare in barella in attesa di un posto letto – ad esempio, nel palermitano il sovraffollamento supera il 350%.

Una donna distesa a letto con gli occhi chiusi si tiene una mano sulla fronte, con un fazzoletto nell'altra, suggerendo uno stato influenzale

Il sistema dell’emergenza territoriale è sotto stress e le centrali del 118 registrano un’impennata di chiamate, spesso anche per situazioni che potrebbero essere gestite a livello domiciliare o dal medico di famiglia.

In questo contesto, gli specialisti ribadiscono alcuni messaggi chiave: l’influenza non va sottovalutata e gli antibiotici non servono contro i virus –  assumerli senza indicazione medica è inutile e potenzialmente dannoso, perché favorisce la resistenza batterica.

Infine, seppur in ritardo, la vaccinazione può offrire una protezione utile, soprattutto alle persone a rischio, in vista della coda epidemica.

Infine, tornano attuali le regole di buon senso già sperimentate negli anni del Covid: lavarsi spesso le mani, curare l’igiene respiratoria, evitare contatti stretti se si hanno sintomi e, quando necessario, indossare la mascherina per proteggere gli altri, in particolare i più fragili.

Fonti:

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