Nuove varianti Covid, i sintomi a cui prestare attenzione

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 02 Ottobre, 2026

Operatore sanitario con guanti bianchi mentre inserisce un tampone nasofaringeo in una provetta da laboratorio

In Francia, a fine settembre, sono aumentati i consulti per sospetto Covid e tra i disturbi segnalati compaiono febbre alta e forti mal di testa. In Italia, l’ISS rileva una circolazione ancora contenuta, mentre le varianti XFG e NB.1.8.1 restano sotto monitoraggio internazionale – come anche spiegato in questo approfondimento.

Febbre alta e mal di testa: cosa sta cambiando

Il segnale arriva dalla Francia: secondo gli ultimi bollettini, i consulti medici per sospetto Covid sono aumentati del 76% in una settimana, accompagnati da una maggiore presenza di febbre alta e cefalea intensa. Il dato riguarda però l'attività sanitaria francese, non un aumento dimostrato dello stesso quadro sintomatologico in tutta Europa.

Anche in Italia il virus continua a circolare: il bollettino dell'ISS indicava a fine settembre un'incidenza di circa 1 caso ogni 100.000 abitanti, con valori più elevati in Lombardia. Nei bambini, l’infezione può essere accompagnata da:

Tutti i sintomi, però, non consentono da soli di distinguerla dall'influenza.


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La questione, però, è un'altra: esistono davvero nuovi sintomi caratteristici delle varianti attuali?

Le varianti sono nuove, i sintomi non necessariamente

L'Organizzazione mondiale della sanità monitora diverse linee di SARS-CoV-2, tra cui XFG e NB.1.8.1. Le mutazioni possono modificare alcune proprietà del virus, per esempio la capacità di sfuggire parzialmente alla risposta immunitaria, ma questo non significa automaticamente che producano un quadro clinico completamente nuovo.

Un dato interessante arriva da uno studio olandese pubblicato nel 2026 sulla rivista Public Health. I ricercatori hanno analizzato 39.937 partecipanti alla sorveglianza respiratoria Infectieradar, confrontando i periodi del 2025 dominati da XFG con lo stesso periodo del 2024. Il risultato ridimensiona alcune delle segnalazioni circolate online: né il mal di gola né gli altri sintomi considerati sono aumentati in modo statisticamente significativo e la gravità complessiva è risultata comparabile.

In altre parole, XFG non sembra avere lasciato una propria "firma" clinica facilmente riconoscibile. È un dettaglio tecnico importante: il lignaggio virale si identifica attraverso la sorveglianza genomica, non osservando i sintomi del paziente.

Quali sintomi osservare oggi

Il quadro resta, quindi, quello di un'infezione respiratoria che può cambiare da persona a persona.

L'OMS indica che tra i segnali che possono comparire rientrano:

  • febbre, che in alcuni casi può essere elevata;
  • cefalea, anche intensa, segnalata nelle recenti osservazioni francesi;
  • mal di gola, tosse e congestione nasale, tipici di molte infezioni respiratorie;
  • stanchezza e dolori muscolari, che possono accompagnare la fase acuta;
  • brividi;
  • nausea, vomito o diarrea, soprattutto in alcuni pazienti e nei bambini.

Operatore sanitario con guanti in lattice che mostra una provetta da test con un tampone all'interno

La perdita di gusto e olfatto, un tempo fortemente associata al Covid, oggi è meno frequente. Lo studio olandese ha rilevato una riduzione della perdita del gusto dal 17% al 13% nel confronto tra le due ondate analizzate.

Febbre più alta significa una variante più aggressiva?

Non necessariamente. Un altro studio, condotto in Giappone durante l'epidemia dominata da NB.1.8.1 e pubblicato nel 2026, ha analizzato 375 pazienti. La temperatura massima è risultata più alta tra chi aveva ricevuto l'ultima vaccinazione oltre un anno prima rispetto a chi l'aveva ricevuta nell'anno precedente: circa 38,2/38,3 °C contro 37,8 °C.

Il dato suggerisce quindi che il quadro clinico non dipende soltanto dalla variante. Immunità acquisita con vaccinazioni e precedenti infezioni, età e condizioni di salute possono modificare la risposta all'infezione.

Va detto che febbre alta e forte mal di testa non sono esclusivi del SARS-CoV-2. Influenza, altri virus respiratori e alcune infezioni stagionali possono produrre sintomi molto simili. Per questo il solo quadro clinico non permette di stabilire con certezza quale virus sia responsabile.

Quando i sintomi richiedono maggiore attenzione

Per la maggior parte delle persone l'infezione rimane gestibile senza complicazioni. Il livello di attenzione cambia però per anziani, persone immunocompromesse e soggetti con patologie croniche, categorie per le quali il rischio di forme severe resta maggiore.

Difficoltà respiratoria, dolore o pressione persistente al petto, confusione, sonnolenza marcata o alterazioni della coscienza richiedono una valutazione medica tempestiva. Nei bambini, inoltre, febbre e sintomi respiratori possono sovrapporsi a influenza e virus respiratorio sinciziale: il pediatra resta il riferimento per stabilire se sia necessario effettuare un test o approfondire.

A conti fatti, le nuove varianti Covid non sembrano aver prodotto, almeno sulla base degli studi disponibili, un elenco completamente nuovo di sintomi. Febbre alta e cefalea meritano attenzione perché vengono oggi segnalate nel quadro di una nuova fase di circolazione virale, ma non bastano per identificare una variante. Saranno la sorveglianza epidemiologica e genomica delle prossime settimane a chiarire se il quadro clinico resterà quello attuale o mostrerà cambiamenti più consistenti.

Fonti:

  • Epicentro.ISS – Aggiornamento nazionale relativo al periodo 14/09/2026 – 20/09/2026 dei dati della Sorveglianza Integrata COVID-19
  • Sante Publique France – Bulletin du réseau SOS Médecins du 23 septembre 2026
  • WHO – Tracking SARS-CoV-2 variants
  • NIH – Emergence of COVID-19 variant XFG not linked to higher rates of sore throat or altered severity: Evidence from participatory surveillance in the Netherlands
  • PubMed – Impact of booster vaccinations and prior infection on COVID-19 symptom resolution during the 2025 NB.1.8.1-dominant epidemic in Japan: A retrospective multicenter study
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