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Addio al vecchio bisturi: basta una pillola per curare l’appendicite

Ultimo aggiornamento – 05 Maggio, 2014

Fino a pochi anni fa, gli interventi chirurgici alle tonsille infiammate e all’appendicite erano molto frequenti. Oggi questo tipo di operazioni chirurgiche stanno diventando una rarità grazie a nuovi modi per diagnosticare e curare queste patologie. L’uso del bisturi sta diventando così un ricordo appartenente al passato, poiché i progressi della ricerca sono tali che spesso non si opera più o l’eventuale intervento chirurgico è meno invasivo e più mirato. Ad esempio, l’intervento per rimuovere la colecisti viene svolto in molti casi per via laparoscopica e con un paio di giorni di ricovero. 

I dati

Il numero di interventi all’appendicite si è ridotto notevolmente grazie alle moderne tecniche diagnostiche che consentono di capire quando e se intervenire. In Francia, negli ultimi 30 anni, il numero di interventi all’appendicite è dimunuito del 72%. Oltre alla diagnostica più raffinata, giocano un ruolo importante gli antibiotici, grazie ai quali si cura l'infiammazione che provoca coliche almeno una volta nella vita a circa il 7% delle persone. Secondo il dott. Vincenzo Blandamura, primario di chirurgia d'urgenza del Sant'Eugenio di Roma, trent'anni fa al pronto soccorso veniva effettuato almeno un intervento di appendicite al giorno, mentre oggi in genere si preferisce la terapia farmacologica.

L'intervento per la tonsillite

Un altro intervento diventato “vintage” è quello su tonsille e adenoidi. Negli Usa il numero di interventi dagli anni Cinquanta ad oggi è passato da un milione e mezzo a mezzo milione. L’ingente calo si spiega sempre con i progressi della farmacologia: in passato si operava spesso per evitare complicanze reumatiche di origine batterica, oggi scongiurate dalle terapie antibiotiche

Anche nel settore oncologico si ricorre meno al bisturi rispetto al passato. Ad esempio, fin dalla fine degli anni Settanta, Veronesi sosteneva che la mastectomia totale, in caso di tumore alla mammella, spesso non fosse necessaria. Secondo Luigi Cataliotti, coordinatore di Senonetwork, la mastectomia totale oggi avviene solo in un quarto dei casi di carcinoma mammario grazie alla diagnosi precoce e al fatto che la chemio e la radio sono diventate armi più efficaci. 

Insomma, grandi passi in avanti che consentiranno in futuro di limitare ulteriormente il numero di interventi, curando i pazienti nel migliore dei modi. 

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