Dal 21 settembre 2026 entra in vigore il nuovo tariffario nazionale per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica – come è già stato spiegato all’interno di questo contenuto.
La revisione riguarda 448 prestazioni specialistiche e 222 codici della protesica, ma non comporta un aumento generalizzato degli importi a carico dei cittadini.
Cosa cambia dal 21 settembre
La data da segnare è il 21 settembre. Da quel giorno entreranno in vigore le nuove tariffe massime nazionali previste dal cosiddetto DM Tariffe, dopo l’intesa raggiunta tra Governo e Regioni il 23 luglio 2026. Il provvedimento aggiorna il sistema per la specialistica ambulatoriale e per l'assistenza protesica e sostituisce il precedente quadro tariffario.
Il numero delle prestazioni coinvolte può far pensare a una revisione generalizzata, ma non è così: le variazioni sono, infatti, differenti a seconda della singola prestazione e, secondo un'analisi di Altroconsumo, oltre otto prestazioni su dieci tra quelle esaminate mantengono la tariffa precedente.
Qui sta la distinzione che rischia di perdersi quando si parla genericamente di "aumento del ticket": la tariffa della prestazione e il ticket pagato dal cittadino non coincidono necessariamente.
Il Ministero della Salute spiega che, per la specialistica ambulatoriale, il ticket corrisponde alla tariffa della prestazione fino al tetto massimo di 36,15 euro per ricetta, salvo le specifiche disposizioni regionali e le esenzioni.
Le prestazioni che aumentano: dal vecchio al nuovo importo
Tra le variazioni più facilmente riscontrabili ci sono alcune prime visite specialistiche e alcuni esami molto comuni. Il confronto tra le tariffe mostra differenze che vanno da pochi centesimi a diversi euro.
- prima visita specialistica: 25,00 € → 26,00 € (+1,00 €);
- prima visita cardiologica con ECG: 33,60 € → 38,00 € (+4,40 €);
- prima visita oculistica: 25,80 € → 26,80 € (+1,00 €);
- prima visita dermatologica/allergologica: 25,40 € → 26,40 € (+1,00 €);
- prima visita otorinolaringoiatrica: 26,20 € → 27,20 € (+1,00 €);
- prima visita odontostomatologica: 25,35 € → 26,40 € (+1,05 €);
- elettrocardiogramma: 11,60 € → 12,05 € (+0,45 €);
- spirometria semplice: 24,00 € → 24,90 € (+0,90 €);
- prelievo di sangue venoso: 3,80 € → 4,30 € (+0,50 €);
- agoaspirato della mammella: 31,25 € → 36,50 € (+5,25 €).
I dati sono ricavati dal confronto delle tariffe pubblicato da Altroconsumo, che distingue gli importi del precedente sistema da quelli in vigore con la revisione 2026.
Per molte prime visite specialistiche l'incremento è di un euro: rientrano, tra le altre, quelle neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma rappresenta, invece, uno dei casi con una variazione più ampia, passando da 33,60 a 38 euro.
Un dettaglio tecnico, però, cambia la lettura di questi numeri. I 38 euro della visita cardiologica sono una tariffa di riferimento, non necessariamente la cifra che il paziente non esente troverà allo sportello. Se la Regione applica il tetto di 36,15 euro per ricetta, l'aumento effettivo rispetto ai 33,60 euro precedenti può fermarsi a 2,55 euro.
Lo stesso meccanismo riguarda l'agoaspirato della mammella: la tariffa sale a 36,50 euro, ma dove vale il tetto di 36,15 euro il ticket non può superare quella soglia.
Le prestazioni che restano uguali
È qui che il nuovo articolo aggiunge un'informazione diversa rispetto al semplice elenco dei rincari. Non tutte le prestazioni sanitarie aumentano dal 21 settembre.
Tra gli esami e le visite di uso comune che mantengono la tariffa figurano:
- visita specialistica di controllo: 17,90 € → 17,90 € (invariata);
- radiografia del torace: 15,45 € → 15,45 € (invariata);
- radiografia del ginocchio: 21,15 € → 21,15 € (invariata);
- ecografia dell'addome inferiore: 37,80 € → 37,80 € (invariata);
- ecografia ginecologica: 30,95 € → 30,95 € (invariata);
- ecografia muscolo-tendinea o articolare: 28,40 € → 28,40 € (invariata);
- densitometria ossea lombare o femorale: 31,50 € → 31,50 € (invariata).
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Il confronto delle tariffe è riportato da Altroconsumo, che segnala proprio queste prestazioni tra quelle rimaste invariate con la revisione 2026.
La distinzione tra prima visita e controllo merita una parentesi: la prima visita può essere prescritta quando si affronta un nuovo problema, un diverso quesito diagnostico o un peggioramento di una condizione già conosciuta. Il controllo segue invece un percorso clinico già avviato. Non basta, quindi, che sia lo stesso medico a visitare il paziente perché la prestazione venga automaticamente classificata come controllo.
Anche per gli esami di laboratorio il quadro è meno uniforme di quanto potrebbe sembrare. Emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES mantengono le rispettive tariffe, mentre aumenta il costo del prelievo venoso, da 3,80 a 4,30 euro.
In altre parole, chi deve fare diversi esami del sangue non vede cambiare necessariamente il prezzo di ogni singola analisi. L'eventuale variazione può essere legata al prelievo e, soprattutto, al modo in cui il totale della ricetta si rapporta al tetto del ticket.
Quanto cambia davvero per chi deve pagare
Il passaggio dalle tariffe al portafoglio del cittadino non è automatico. È probabilmente il punto più delicato dell'intera revisione.
Il ticket, infatti, è una compartecipazione alla spesa sanitaria. Il Ministero della Salute precisa che per la specialistica ambulatoriale il pagamento è dovuto dagli assistiti non esenti e che l'importo è soggetto al limite massimo previsto per ricetta. Le modalità concrete vanno poi verificate anche in relazione alla Regione di appartenenza.
Ad esempio, se una prestazione passa da 25 a 26 euro, il valore della tariffa aumenta di un euro e, in assenza di altri fattori, può aumentare anche il ticket. Se invece una prestazione supera già il tetto massimo della ricetta, l'incremento può essere parzialmente o completamente assorbito.
Lo stesso vale quando sulla stessa ricetta vengono prescritte più prestazioni. Il cittadino non deve semplicemente sommare tutti gli aumenti delle singole voci e considerarli automaticamente come maggiore spesa.
Per questo, davanti a una prenotazione già effettuata, il riferimento pratico resta il CUP regionale o il portale sanitario della propria Regione. Il Ministero mette a disposizione una pagina per individuare i servizi CUP regionali e ricorda che le modalità organizzative sono definite localmente.
Il nuovo tariffario non mette tutti d'accordo
Va detto che l'aggiornamento non chiude la discussione sul valore economico delle prestazioni. Le nuove tariffe sono state definite nell'ambito dell'intesa tra Governo e Regioni, ma alcune rappresentanze degli erogatori hanno continuato a contestare la congruità di determinati importi rispetto ai costi sostenuti.
Il punto è particolarmente sensibile per le prestazioni più complesse: Federcardio, sulla remunerazione della visita cardiologica di controllo con elettrocardiogramma, sostiene che l'importo riconosciuto resterebbe insufficiente rispetto ai costi reali dell'erogazione. Si tratta, però, di una valutazione della categoria e non di un dato ufficiale sul costo effettivo sostenuto da tutte le strutture.
La questione, però, è un'altra: per il cittadino che deve prenotare una visita o un esame, il numero più utile non è necessariamente quello della tariffa nazionale isolata. Conta quanto sarà effettivamente richiesto sulla ricetta, tenendo conto del tetto applicabile e dell'eventuale esenzione.
Cosa controllare prima di pagare
Le nuove tariffe entrano in vigore il 21 settembre, ma la situazione individuale dipende dalla prestazione prescritta, dalla ricetta e dalle regole regionali.
Prima dell'appuntamento conviene quindi verificare:
- il codice e la descrizione della prestazione indicati sulla ricetta;
- se si tratta di una prima visita o di un controllo, quando entrambe le prestazioni sono previste;
- la presenza di un'esenzione, se spettante;
- il ticket comunicato dal CUP o dal portale sanitario regionale, soprattutto per appuntamenti fissati a cavallo della data di entrata in vigore.
Le esenzioni dal ticket non vengono cancellate dal nuovo tariffario: il Ministero conferma che la partecipazione alla spesa non è dovuta dagli assistiti che rientrano nelle condizioni previste dalla normativa.
A conti fatti, quindi, il 21 settembre non segna un aumento uniforme dei costi di visite ed esami. Alcune prestazioni salgono, altre rimangono esattamente allo stesso livello e, nei casi in cui entra in gioco il tetto della ricetta, l'importo della tariffa nazionale può non coincidere con quello pagato dal cittadino.
La verifica più utile resta quella sulla singola prestazione: è lì, e non nel dato generale del nuovo tariffario, che si determina l'effettivo impatto sulla spesa sanitaria.
Fonti:
- Regioni.it
- Ministero della Salute – Ticket ed esenzioni
- Ministero della Salute – Assistenza specialistica ambulatoriale
- Altroconsumo.it – Nuove tariffe sanitarie: quanto cambiano i ticket per visite ed esami