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Vivere senza olfatto: i rischi da non sottovalutare

Ultimo aggiornamento – 10 dicembre, 2020

Un uomo odora l'ambiente senza recepire gli odori, mentre una lente di ingrandimento sottolinea l'apertura delle sue narici
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La diffusione di Covid-19 ha riportato l’attenzione sull’olfatto, un senso “di serie B” a cui spesso si presta poca attenzione da un punto di vista medico. Perdita di gusto e olfatto sono tra i sintomi iniziali dell’infezione, ormai lo sappiamo. Ma, indipendentemente dal coronavirus, cosa comporta vivere con un’anosmia cronica?

Esiste anzitutto una importante differenza tra anosmia e iposmia: la prima è relativa alla perdita completa dell’olfatto, la seconda fa riferimento a una perdita parziale del cosiddetto quinto senso. Chi soffre di anosmia non riesce a distinguere sapori specifici. Contrariamente a quello che si crede, infatti, saper distinguere i sapori non dipende dai recettori del gusto presenti sulla lingua, bensì dal senso dell’olfatto. Per questo motivo, chi soffre di anosmia perde anche il senso del gusto e raramente riesce a godersi i sapori della buona tavola.

Anosmia: le cause

In generale, non è così raro soffrire, prima o poi, di disfunzioni olfattive. La perdita dell’olfatto può dipendere da sinusite, raffreddore, influenza e, in casi più rari, si presenta in conseguenza a polipi, tumori e trauma cranico (quest’ultimo può, infatti, danneggiare le fibre nervose che consentono la percezione degli odori).

 Altre volte l’anosmia è invece un sintomo di malattie che colpiscono il sistema nervoso, come l’Alzheimer o il Parkinson. Infine, l’anosmia o iposmia può anche dipendere anche dall’invecchiamento: il senso del gusto cambia infatti verso i 60 anni, insieme all’olfatto. Per questo motivo aumenta anche la soglia di sensibilità a salato e dolce: notoriamente, infatti, gli anziani tendono a fare un maggiore uso di zucchero e sale. 

Anosmia permanente: rischi e problemi quotidiani

I pazienti con anosmia, però, presentano delle difficoltà non soltanto fisiologiche: isolamento, difficoltà di relazione, difficoltà nel ricercare ma anche trovare aiuto, dal momento che molti medici non risultano sufficientemente attenti a questa situazione; i pazienti hanno difficoltà a ottenere cure e consigli adeguati per affrontare la perdita di questo senso così importante.

L’olfatto: un senso che salva e migliora la vita

Dalla incapacità di comprendere se un cibo è scaduto o avariato alla impossibilità di odorare le fughe di gas, sono molti i pericoli in cui si può incorrere quando l’olfatto non funziona bene. Poi, ovviamente, c’è anche l’aspetto di qualità della vita: assaporare i cibi cucinati da amici e parenti, sentire i profumi di un luogo a cui si è affezionati o di una persona cara: ecco gli aspetti emotivi e relazionali che vengono a mancare in chi presenta anosmia cronica. 

Anche la capacità di badare alla propria igiene personale e intima risulta drasticamente impedita, limitando o rendendo imbarazzanti i momenti di intimità. Non stupisce quindi che in questi pazienti si sviluppino reazioni emotive che vanno dall’imbarazzo, alla tristezza, fino anche alla depressione.

Per queste persone, dunque, i momenti di festa e di incontro sociale sono motivo di ansie e tristezza, soprattutto perché l’anosmia permanente suscita poca empatia nelle persone. Forse però uno degli aspetti positivi della epidemia da coronavirus è quello di aver fatto comprendere l’importanza di questo senso, che molti pazienti di Covid hanno perso, anche se solo per qualche giorno (anosmia temporanea).

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