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Come curare la tendinite?

Per le tendiniti, va bene usare una pomata a base di oleoresina di capsico e canfora? Molte grazie.

I tendini sono strutture fibrose che ancorano i muscoli alle ossa. Funzionano pertanto come vere e proprie connessioni, in grado di trasformare in movimento la forza generata dalla contrazione muscolare.

La tendinite è un processo infiammatorio che coinvolge uno o più dei 267 tendini presenti nel corpo umano. Tale infiammazione è comunemente causata dalla ripetizione cronica di micro o macro sollecitazioni che, a lungo andare, alterano la normale struttura delle fibrille.

Quando un tendine è sollecitato oltre il limite di sopportazione fisiologica, le fibrille che lo compongono subiscono delle lesioni più o meno ampie. Tali lacerazioni vengono riparate spontaneamente, ma le nuove cellule formeranno un tessuto più vascolarizzato, disorganizzato e per questo meno resistente dell'originale.

Se a tale degenerazione è associata una risposta infiammatoria si parla di tendinite, in caso contrario di tendinosi.

I tendini che si logorano più frequentemente sono quelli delle ginocchia, dei gomiti e della spalla (cuffia dei rotatori).

La tendinopatia insorge solitamente in seguito a:
  • sovraccarico funzionale: aumento della frequenza e dell'intensità degli allenamenti, sovrallenamento
  • abbigliamento e calzature non adeguate
  • corsa su terreni sconnessi o particolarmente duri, scivolosi o troppo soffici come la sabbia
  • errata esecuzione tecnica dell'esercizio
  • squilibrio tra forza muscolare e resistenza tendinea (frequente in chi assume steroidi anabolizzanti)
  • iniezioni locali di cortisone
  • mancanza di riscaldamento globale e specifico
  • ripresa precoce degli allenamenti dopo un infortunio
  • vizi posturali
Più in generale, le patologie tendinee insorgono a causa di un'attività fisica a cui non si è abituati.

Vi sono poi numerosi fattori congeniti che predispongono il soggetto alla tendinopatia come:
  • dismetrie tra gli arti,
  • difetti di assialità (anomalie nelle curve fisiologiche del colonna vertebrale valgismo o varismo delle ginocchia, conflitti articolari).
La tendinopatia è favorita dal ridotto flusso di sangue al tendine. Una bassa vascolarizzazione diminuisce infatti l'apporto di ossigeno rallentando i processi riparativi e favorendo quelli degenerativi. In questi casi, la risposta infiammatoria è ridotta o assente e la malattia tende a cronicizzare: si parla pertanto di tendinosi. Questo quadro patologico interessa solitamente il tendine del muscolo sovraspinato proprio a 1-2 centimetri dalla sua inserzione sulla testa omerale, punto in cui la vascolarizzazione è molto ridotta.

Analogo discorso per la tendinosi Achillea che colpisce l'omonimo tendine nel punto più povero di capillari, localizzato a circa 2-5 centimetri dalla sua inserzione calcaneare.

Anche l'invecchiamento e le variazioni ormonali favoriscono l'instaurarsi della patologia tendinea. In particolare, gli atleti più anziani che riprendono gli allenamenti dopo un lungo periodo di stop sono maggiormente soggetti a lesioni tendinee complete. Questo perché, con il passare degli anni, tendini e muscoli perdono elasticità diventando più sensibili agli eventi traumatici.

Il sintomo principale della tendinopatia è il dolore localizzato nella sede anatomica in cui si trova il tendine coinvolto dalla lesione. Tale dolore si accentua o compare esclusivamente durante la palpazione dell'area interessata o durante movimenti attivi e passivi che coinvolgono in maniera importante il tendine lesionato.

Spesso, si registra un deficit nella forza dei muscoli collegati ai tendini lesionati.

Una rottura completa o parziale del tendine causa un dolore acuto ed improvviso che insorge solitamente durante un movimento impegnativo. Gonfiore, ecchimosi e palpabilità della lesione sono proporzionali al numero di fibre lesionate.

Durante le attività sportive, il dolore può essere percepito chiaramente all'inizio del riscaldamento per poi scomparire e ricomparire al termine della seduta.

La risonanza magnetica, associata ad un'accurata anamnesi del paziente e ad un esame clinico approfondito, consente di diagnosticare correttamente le cause di dolore tendineo. In particolare, questa importante tecnica permette una valutazione dettagliata sia dell'estensione sia dell'entità della lesione.

Anche gli ultrasuoni (ecografia) sono in grado di valutare correttamente le patologie tendinee e, pur essendo meno precisi della risonanza magnetica, vengono spesso impiegati perché meno costosi e particolarmente utili nel monitorare il processo di guarigione.

Nella fase acuta della malattia, è importante sospendere l'attività che ha generato il dolore tendineo ed è bene rivolgersi al medico specialista. Nell'attesa, è possibile intraprendere una terapia antinfiammatoria a base di pomate, cerotti o compresse. Se il dolore insorge improvvisamente ed è molto intenso, in attesa dei soccorsi, è bene applicare del ghiaccio sulla zona interessata.

In base all'entità della lesione, il medico potrà prescrivere farmaci antinfiammatori e un riposo più o meno lungo. Al termine del periodo di immobilizzazione, gli esercizi di riabilitazione devono iniziare quanto più precocemente possibile e comunque entro 2 settimane dal trauma.

I tendini infatti rispondono positivamente alle sollecitazioni esterne rinforzando le fibre appena rigenerate e orientandole lungo la direzione del movimento.

Una mobilizzazione precoce è dunque un presupposto fondamentale per favorire il riacquisto della resistenza e dell'elasticità perduta, allontanando al tempo stesso il rischio di recidive.

Nella fase iniziale, si possono eseguire esercizi isometrici a carico naturale (contrazione del muscolo senza movimento).

Successivamente, il programma riabilitativo della tendinite e delle patologie tendinee prosegue con l'introduzione di esercizi eccentrici associati a stretching. Entrambe queste tipologie di esercitazioni si sono infatti dimostrate particolarmente efficaci nello stimolare la guarigione.

Si tratta in ogni caso di esercitazioni potenzialmente pericolose, che vanno pertanto svolte esclusivamente sotto la supervisione di personale qualificato.

Al termine della seduta, è consigliata l'applicazione di ghiaccio per 5-10 minuti, in modo da ridurre gonfiore e dolore.

Manipolazioni, agopuntura, tens, ultrasuoni ed altre terapie fisiche possono essere scelte dal medico per integrare il programma riabilitativo.

Il trattamento chirurgico è indicato per le lesioni complete o nel caso in cui i tendini non rispondano adeguatamente al trattamento riabilitativo.

Nel primo caso, si provvederà a ricucire i 2 capi il prima possibile, nel secondo, a rimuovere il tessuto degenerato e a praticare un'incisione nel tendine per stimolarne il processo di rigenerazione spontanea.

Le moderne tecniche chirurgiche intervengono, dove consentito, staccando un piccolo lembo di muscolo e ribaltando l'estremità mobile sul tendine lesionato. In questo modo, si ottiene una guarigione più rapida, grazie allo stimolo esercitato dal tessuto muscolare sui processi di rigenerazione tendinea.

La pomata indicata male non fa.
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Risposta a cura di:
Dr. Aurelio Nasto
Dr. Aurelio Nasto
Salerno - Pagani,Via Alcide De Gasperi
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