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Agranulocitosi

Agranulocitosi
Curatore scientifico
Dr. Massimo Zuccaccia
Specialità del contenuto
Ematologia

Che cos'è l'agranulocitosi?

L’agranulocitosi è una rara patologia del sangue che rende maggiormente suscettibili alle infezioni e può essere:

  • congenita;
  • acquisita.

L’evidenza da cui prende il nome la patologia è lo scarso numero di granulociti, cioè un tipo di globuli bianchi. Come tutte le cellule del sangue, anche i granulociti sono prodotti da progenitori cellulari residenti nel midollo osseo e sono soggetti ad un processo di maturazione per ottenere i granulociti totalmente differenziati.

I granulociti sono distinti in tre gruppi, in base alla loro capacità di colorarsi con coloranti specifici:

  • neutrofili;
  • eosinofili;
  • basofili.

La maggior parte dei granulociti è rappresentata dai neutrofili, ragion per cui i difetti di produzione dei granulociti si riflettono maggiormente nella riduzione del numero di neutrofili. Tale condizione è anche chiamata neutropenia.

I granulociti neutrofili sono un tipo di globuli bianchi che intervengono nelle prime fasi della risposta immunitaria e dotati di attività fagocitaria, cioè inglobano il materiale estraneo all’organismo e potenzialmente dannoso al fine di eliminarlo. L’insufficiente produzione di granulociti neutrofili consente ai microrganismi patogeni di evadere la risposta immunitaria ed iniziare a stabilire l’infezione.

Quali sono le cause di agranulocitosi?

L’agranulocitosi congenita è determinata da un difetto genetico che impedisce la produzione dei granulociti neutrofili da parte del midollo osseo o la loro maturazione.

L’agranulocitosi acquisita può insorgere a seguito:

  • dell’utilizzo di alcuni farmaci;
  • dell’esposizione a sostanze chimiche;
  • esposizione a radiazioni;
  • processi infettivi;
  • malattie autoimmuni;
  • carenze nutrizionali, come l’ipovitaminosi B12 e B9;
  • cancro;
  • chemioterapia.

Tra le precedenti, la causa principale sembra essere l’utilizzo di alcuni farmaci, quali:

  • farmaci antitiroidei, come carbimazolo, metimazolo e propiltiouracile;
  • farmaci antinfiammatori e antibatterici, come ticlopidina, dipirone, sulfasalazina
  • farmaci antiaritmici, come procainamide
  • farmaci antipsicotici, come clozapina;
  • farmaci appartenenti alla classe degli anticorpi monoclonali, come rituximab.

L’agranulocitosi acuta indotta da farmaci può essere fatale, ma è opportuno ricordare che la condizione è di per sé rara e ancora di più lo è la morte a causa di essa.

Il sesso sembra essere un fattore di rischio per la patologia, poiché essa è maggiormente associata al sesso femminile. La forma acquisita insorge generalmente in età avanzata, sebbene anche i più giovani possano esserne affetti.
Dal punto di vista biologico, la carenza di granulociti può verificarsi a causa di:

  • difetti a carico delle cellule progenitrici che impediscono la produzione e la maturazione dei granulociti;
  • aumentata distruzione e ridotta sopravvivenza dei granulociti in circolo.

Quali sono i sintomi di agranulocitosi?

L’agranulocitosi può essere asintomatica se non ci sono infezioni in atto, ma tende a manifestarsi quando si contrae un’infezione. I sintomi possono includere:

  • febbre improvvisa;
  • brividi;
  • infiammazione della gola;
  • ulcere mucose e cutanee;
  • sanguinamento gengivale.

Altri sintomi che si possono manifestare sono:

  • l’aumento della frequenza cardiaca e di quella respiratoria;
  • ipotensione arteriosa;
  • ascessi cutanei.

Per la diagnosi, dopo aver raccolto l’anamnesi del paziente, il medico deve visionare le analisi del sangue con la conta dei globuli bianchi. Per definire la causa sono necessari ulteriori e più specifici esami, come i test genetici o la biopsia del midollo osseo.

Come avviene la diagnostica dell'agranulocitosi?

L'agranulocitosi viene diagnosticata dallo specialista mediante le analisi del sangue e l'anamnesi dei sintomi.

Qual è il trattamento per l'agranulocitosi?

L’agranulocitosi acquisita causata da farmaci è curabile sospendendo l’utilizzo del farmaco che l’ha causata e, se necessario, sostituendolo con un altro che non provoca lo stesso effetto. L’individuazione del farmaco responsabile può essere ardua in caso di politerapia, ma è assolutamente necessaria e richiede la sospensione temporanea dei farmaci sospetti.

I pazienti che acquisiscono l’agranulocitosi a seguito di chemioterapia possono essere sottoposti al trattamento con una proteina ricombinante nota come colony-stimulating factor, la quale stimola il midollo osseo a produrre i neutrofili.

Il mancato trattamento dell’agranulocitosi espone al rischio di sviluppare conseguenze serie a seguito di un’infezione, fino alla sepsi.

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