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Afagia

Afagia
Curatore scientifico
Dr. Natale Saccà
Specialità del contenuto
Gastroenterologia

Cosa è l'afagia?

Il termine afagia deriva dal greco antico: a (alfa privativo, col significato di “non”, “senza”) e fagía (parola che deriva dal verbo “mangiare”). Indica quindi il rifiuto o l'incapacità a deglutire. È un problema legato alla disfagia (da non confondere con disfasia, un disturbo del linguaggio), ovvero la difficoltà a deglutire, e alla odinofagia, cioè la deglutizione dolorosa.

L'afagia può essere temporanea o di lunga durata, a seconda dell'organo colpito. Si tratta di un caso estremo e potenzialmente letale di disfagia.

Anche la disfagia non trattata potrebbe trasformarsi nel tempo in afagia.

Quali sono le cause dell'afagia?

L'afagia può essere il risultato di diverse malattie, tra queste:

  • il cancro all'esofago, la cui diffusione tramite metastasi tumorali può andare a colpire gli organi coinvolti nel processo di deglutizione;
  • anomalie negli strati esofagei;
  • globi faringei, ovvero una sorta di grumi presenti all'interno della gola;
  • miastenia gravis, una malattia neuromuscolare;
  • distrofia faccio-scapolo-omerale, malattia neuromuscolare di carattere degenerativo;
  • sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa demielinizzante, che provoca lesioni al sistema nervoso centrale;
  • chemioterapia, la quale può causare una stenosi della gola che porta all'incapacità di deglutire;
  • ictus, perdita di funzione del cervello;
  • morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa;
  • danni alla regione laterale dell'ipotalamo.

Altre cause potrebbero essere:

  • depressione;
  • malattia alla colonna vertebrale e cervicale.

Quali sono i sintomi?

Esistono diversi tipi di afagia, con sintomi differenti.

  • passiva: vi è un rifiuto del cibo quando questo viene offerto o presentato, ma se il cibo viene inserito in bocca vi è ancora la capacità di masticazione;
  • attiva: è il rifiuto totale o repulsione completa del cibo, il quale viene allontanato anche fisicamente dal paziente;
  • mista: inizialmente, quando viene offerto del cibo, non vi è nessuna reazione, né positiva né negativa; in seguito invece si verificano gli stesi comportamenti dell'afagia attiva.

Come si diagnostica l'afagia?

Vi sono essenzialmente tre esami per diagnosticarla.

  • Videofluoroscopia con bario: è un esame a raggi x che fornisce informazioni oggettive sui movimenti del bolo, ovvero l'impasto del cibo masticato, sulla sua consistenza e sul suo posizionamento, in modo da poter valutare tutto il processo di deglutizione.
  • Esofago-gastro-duodenoscopia: si tratta di una procedura diagnostica endoscopica, che visualizza la parte superiore del tratto gastrointestinale.
  • Manometria esofagea: è un test per valutare la funzione motoria dello sfintere e dell'esofago.

Come si cura l'afagia?

La cosa più importante da fare per una persona che soffre di afagia o disfagia è cercare di mantenerla sempre adeguatamente nutrita e idratata.

Se il paziente non è in grado di tollerare una dieta normale e regolare, possono essere prese in considerazione modifiche al suo regime alimentare e mezzi alternativi di nutrizione, come liquidi addensanti (sciroppo, miele, budino, eccetera...), cibi di consistenza più facile per la masticazione e così via.

Mezzi alternativi di nutrizione possono servire soprattutto nei casi più gravi, in cui si può rendere necessaria la collocazione di sondini nasogastrici (GN) o tubi endoscopici (PEG).

Altre misure per il trattamento potrebbero essere la riduzione della dimensione del bolo o strategie posturali, come alzare il mento o girare la testa da un lato all'altro.

Il vero trattamento per l'afagia, però, è la rieducazione neuromuscolare, che si ottiene attraverso esercizi di rafforzamento faringeo, stimolazione termica ed esercizi motori orali. In alcuni casi, è anche opportuno completare gli esercizi terapeutici in combinazione a una stimolazione elettrica neuromuscolare (NMES), che utilizza correnti elettriche a basso voltaggio per indirizzare le fibre muscolari da una fonte esterna (gli elettroliti posti in corrispondenza dei muscoli e dei nervi coinvolti nel processo di deglutizione).

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