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Terzo trimestre di gravidanza: sintomi, esami e consigli

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 30 Gennaio, 2023

Scopriamo cosa accade durante il terzo trimestre di gravidanza

Il terzo trimestre di gravidanza rappresenta l'epilogo finale di un lungo periodo condiviso dal neo genitore e dal bimbo. Quali sono i cambiamenti che caratterizzano quest'ultima fase e come prepararsi in vista del parto? Dagli esami previsti ai sintomi, fino ai consigli di benessere: ecco tutto ciò che occorre sapere sull'ultimo trimestre di gestazione.

Il terzo trimestre di gravidanza 

Gli ultimi mesi di gravidanza rappresentano la fase finale del percorso che hanno compiuto insieme la mamma e il suo bambino. Si avvicina il momento del distacco e con sé tutto il bagaglio di paure legate al parto e alla nuova fase che sta per iniziare; l'ossitocina gioca un ruolo importante, sostenendo la donna nel sopportare il dolore delle contrazioni e fornendole la spinta necessaria a "lasciar andare" il neonato.

L'ossitocina è, infatti, un ormone dalla funzione fondamentale: grazie ad esso la futura mamma avverte il senso di protezione nei confronti della nuova vita, si prepara ad accoglierla e ad accudirla nel migliore dei modi. Ecco perché, proprio nell'ultimo periodo che caratterizza la gestazione, si tende a costruire il nido, ovvero lo spazio fisico dove il neonato trascorrerà i primi momenti della sua vita.

Per quanto riguarda il feto, invece, lo spazio sempre più ridotto all'interno del ventre materno fa sì che ogni suo movimento venga avvertito in modo intenso; assumendo la tipica posizione cefalica che preannuncia il parto, il bimbo preme con la testa sul collo dell'utero, stimolando la produzione di ossitocina e dando inizio al meccanismo che precede il travaglio.

L'imminenza del nuovo inizio è evidente anche per un altro motivo: dal seno materno, infatti, può capitare che esca del colostro, ovvero quel liquido giallognolo fonte di prezioso nutrimento che si trasformerà, poi, in latte.

Il 3° trimestre di gravidanza va dalla settimana numero 27 fino all’ultima prima del parto, ovvero la numero 40, sebbene in molti casi la gestazione si prolunga ancora per diversi giorni:

  • 7° mese: va dalla settimana 26 + 3 giorni fino alla settimana 30 + 4 giorni
  • 8° mese: va dalla settimana 30 + 5 giorni fino alla settimana numero 35 
  • 9° mese: va dalla settimana 35 + 1 giorno fino al termine della gestazione, il quale può essere 40 settimane oppure oltre

I sintomi del 3 trimestre di gravidanza

Terzo trimestre

L'ultimo trimestre di gravidanza si caratterizza per un'ampia varietà di sintomi, sia fisici che legati ai cambiamenti dell'umore. Da questo punto di vista, infatti, nella donna si alternano due sensazioni principali: la cosiddetta "nidificazione", ovvero la voglia di predisporre l'ambiente per accogliere il nuovo nato indotta dall'ossitocina, e, di contro, il desiderio di cominciare una nuova fase della vita e di arrivare finalmente al giorno in cui si partorirà.

Per quanto riguarda le manifestazioni fisiche più tipiche del 3 trimestre, esse comprendono:

  • gonfiore
  • sensazione di pesantezza
  • dolore lombare
  • aumento delle dimensioni del seno
  • bruciore di stomaco
  • stitichezza
  • aumento della minzione
  • infiammazione al nervo sciatico
  • perdite vaginali di colore bianco
  • affaticamento
  • difficoltà a dormire
  • difficoltà a camminare e a svolgere azioni quotidiane a causa del pancione
  • gambe e piedi gonfi
  • problemi circolatori
  • contrazioni preparatorie

Circa il 50-80% delle donne, arrivate agli ultimi 2 mesi di gravidanza soffre di mal di schiena, a causa dell'avanzamento in avanti del bacino e della pressione esercitata dall'utero.

La fisiologica curva della colonna vertebrale, infatti, si sposta anteriormente, determinando tutta una serie di alterazioni posturali che incidono sul corpo materno.

L'insonnia e la difficoltà nel dormire sono un altro tratto distintivo della fine della gestazione, a causa della mole della pancia che rende difficile trovare una posizione comoda.

Per le donne che continuano a soffrire di bruciori di stomaco, invece, è consigliabile effettuare pasti piccoli ma frequenti, evitare i cibi piccanti o speziati e non distendersi appena finito di mangiare, ma rimanere alzate almeno un paio d'ore.

Cosa succede durante gli ultimi mesi di gravidanza

Durante questa fase, e in particolare negli ultimi ultimi due mesi di gravidanza, la donna, a causa dell'aumentato livello di progesterone, si sente gonfia, appesantita e vogliosa di dare alla luce il suo bambino. Le articolazioni del bacino, grazie all'effetto di un altro ormone (la relaxina) diventano più molli e rilassate, pronte, cioè, a favorire l'espulsione del feto e a dare inizio al travaglio.

A livello psicologico la donna può vivere una sorta di altalena: da una parte non vede l'ora di dare alla luce il bambino, dall'altra però è anche timorosa nei confronti del parto e delle settimane che seguiranno alla nascita.

Nel corso delle ultime settimane il feto continua ad aumentare di peso e di dimensioni, determinando una crescita ponderale nella corpo femminile che non dovrebbe (in linea di massima) superare i 12-13 kg a fine gestazione. Per questo motivo si consiglia di non introdurre più calorie del necessario e, se possibile, di continuare a praticare una leggera attività fisica.

La fase finale della gestazione si caratterizza, inoltre, per la presenza delle cosiddette contrazioni preparatorie che, a differenza di quelle che precedono il parto, sono irregolari, vagamente fastidiose e discontinue. La contrazioni di Braxton Hicks, invece, sono più che altro degli indurimenti della zona addominale, che non hanno nulla a che vedere con i prodromi del travaglio veri e propri.

Gli esami da fare nel 3° trimestre di gravidanza

Quali sono gli esami da fare nel corso delle varie settimane dell'ultimo trimestre di gravidanza?

  • Dalla 27sima alla 32sima settimana: analisi del sangue che comprendono il Toxoplasma, il test di Coombs indiretto (se la donna ha un fattore Rh negativo) e il prelievo di sangue venoso. Intorno a questo periodo, poi, le future mamme che hanno il fattore Rh negativo, dovranno sottoporsi all'immunoprofilassi anti D, in modo da scongiurare possibili complicazioni qualora il gruppo sanguigno positivo del neonato dovesse mischiarsi con quello materno.
  • Dalla 32sima alla 40sima settimana: oltre alla consuete analisi del sangue che verificano la presenza di infezioni (HIV, Toxoplasma, sifilide), è consigliabile eseguire un esame delle urine e un tampone vaginale-rettale. Quest'ultimo test è particolarmente importante in vista del parto in quanto se viene accertata la presenza del batterio Streptococco beta-emolitico, durante il travaglio alla donna verrà somministrata una terapia antibiotica in modo che il neonato sia coperto dai rischi di una possibile infezione. Sicuramente, è opportuno eseguire in questo periodo una ecoflussimetria materno fetale che consente di stabilire il benessere fetale attraverso la valutazione del flusso sanguigno cerebrale e del cordone ombelicale.
  • Dalla 36esima alla 41esima settimana: nei giorni che precedono l'avvio del travaglio la donna si deve sottoporre ai cosiddetti monitoraggi, ovvero a degli esami cardiotocografici che servono per verificare che il cuore del feto continui a battere in modo regolare e costante. In questo periodo è utile, inoltre, effettuare un'ecografia ostetrica al fine di valutare la quantità di liquido amniotico disponibile per il feto.

Le precauzioni da adottare durante gli ultimi mesi della gravidanza

La data del parto stimata dal ginecologo all'inizio della gestazione è solamente un'indicazione di massima, non a caso si parla di data presunta.

In molti casi, soprattutto se per la donna è il primo figlio, si oltrepassa questo limite, mentre in altri il travaglio può partire in anticipo.

Per questo motivo a partire dal settimo mese di gravidanza è consigliabile predisporre la valigia per l'ospedale e aver già in mente quale sarà la struttura che aprirà la cartella clinica. A ridosso del parto la futura mamma si deve sottoporre ai monitoraggi, ovvero degli esami che servono per verificare che il feto stia bene e la frequenza delle contrazioni uterine.

Molte donne hanno paura di non fare in tempo a raggiungere l'ospedale una volta rotte le acque, in realtà l'eventualità che questo accada è abbastanza rara. Esistono, però, dei segnali che indicano l'inizio del travaglio e che sono la rottura delle acque e l'avvento di contrazioni regolari e costanti. Fondamentale è anche recarsi immediatamente in ospedale qualora si notasse una perdita di sangue e in assenza di movimenti fetali.

I consigli di benessere per affrontare il terzo trimestre di gravidanza

Il terzo trimestre di gravidanza si caratterizza per tutta una serie di fastidi fisici che rendono difficile portare a termine le attività quotidiane (dal bruciore di stomaco alla gonfiore, passando per il mal di schiena e per l'ingombro della pancia). Ma quali sono i consigli di benessere da tenere in considerazione per vivere più serenamente il 3 trimestre?

  • acquistare un cuscino specifico per la gravidanza. L'insonnia e il dolore lombare accompagnano molte gestazioni: grazie a un cuscino studiato appositamente per le donne incinte, però, riposare è più semplice.
  • fare lunghe passeggiate. Il movimento fisico aiuta a contrastare la ritenzione idrica e contribuisce al benessere di mamma e bambino.
  • osservare una dieta sana e bilanciata. Consumare alimenti freschi, come frutta e verdura, è un ottimo rimedio contro la stitichezza e apporta le sostanze nutritive fondamentali sia per la mamma che per il feto.
  • preparare la valigia per l'ospedale. Intorno al settimo di gravidanza è consigliabile preparare la valigia per il ricovero in ospedale. Ogni struttura prevede la sua lista di indumenti e oggetti da portare con sé, che in genere include almeno tre cambi di abbigliamento per il neonato, assorbenti post parto per la donna, asciugamani e camicie da notte.
  • frequentare un corso preparto.
  • entrare in congedo di maternità. A partire da due mesi prima dalla data presunta del parto e fino a tre mesi dopo la nascita del bambino, la madre ha diritto a un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio. La durata minima di tale congedo è di 5 mesi, che la donna può scegliere di ripartire in base alle sue esigenze e alle sue condizioni di salute.
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Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr. Marcello Sergio
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