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Esame delle feci: quando farlo?

Ultimo aggiornamento – 07 aprile, 2021

Esame delle feci: a cosa serve
Indice

Dr. Massimo Caporossi, specialista in proctologia. 


Ok, forse non è uno di quegli argomenti di cui si preferisce parlare, ma l’esame delle feci è un test molto importante per valutare lo stato di salute del nostro organismo. Quando eseguirlo?

A risponderci è il dr. Massimo Caporossi, specialista in proctologia.

In cosa consiste l’esame delle feci?

Le feci sono composte per circa il 70% da acqua, per circa il 20% da batteri e materiale inorganico e per la restante componente da residui alimentari indigeribili, pigmenti e sali biliari, secrezioni intestinali, leucociti e cellule epiteliali di sfaldamento.

L’esame delle feci consiste nella analisi di uno o più campioni fecali, al fine di diagnosticare alcune malattie dell’apparato digerente: infezioni da parassiti, virus o batteri, sindromi da malassorbimento, malattie infiammatorie o tumori.

Per eseguire questa analisi, occorre raccogliere in un contenitore un campione di feci e sottoporlo al laboratorio. Occorre molta attenzione a non mescolare il materiale prelevato con le urine, con il sangue mestruale e con eventuali sanguinamenti emorroidari, che inficerebbero i risultati.
La raccolta dei campioni fecali (da uno a tre) va effettuata con l’uso di guanti, per evitare eventuali contaminazioni, e grazie all’utilizzo di contenitori dedicati forniti di una paletta. In alcuni casi, è necessario sospendere alcuni farmaci (antidiarroici, antinfiammatori, antiacidi, antiparassitari, anticoagulanti. antiaggreganti) ed evitare l’assunzione di prodotti a base di bario, per esami radiologici nei giorni precedenti.

L’esame include lo studio microscopico, chimico e microbiologico del materiale.
I risultati sono laboratorio-dipendenti, tuttavia la normalità coincide con feci di colore marrone, ben formate e consistenti, di forma tubulare; non ci devono essere muco, sangue, fibre alimentari indigerite; virus, batteri, funghi o parassiti dannosi; il Ph si deve assestare tra 7.0 e 7.5; si possono rilevare scarse quantità di carboidrati e grassi.

L’esame microbiologico o colturale viene indirizzato alla ricerca di colonie patogene di virus, parassiti, funghi e batteri. In particolare, risulta molto delicata la ricerca di una alterazione dell’ecosistema colico che contiene normalmente batteri e funghi benefici, che partecipano a molte funzioni fisiologiche intestinali.

Nel caso in cui ci sia uno sbilanciamento della flora batterica o una prevalenza di ceppi virulenti si parla di disbiosi. In questi casi, è comune registrare la crescita di ceppi, come il clostridium difficile o la candida glabrata. In caso di infezioni intestinali, invece, si rilevano colonie patogene di batteri (Salmonella, Shighella, Yersinia, Campylobacter, Vibrio, Escherichia coli, Staphylococco aureus), virus (Rotavirus) e parassiti (Entamoeba histolitica, Giardia lamblia, Ascaris lumbricoides, Trichuris trichuria, Hookworm, Strogyloides stercoralis, Tenie, Enterobius vermicularis), ed un elevato livello di IgA secretorie.

Infine, si possono dosare alcune sostanze che sono indice di infiammazione intestinale, come il lisozima, la lattoferrina e la calprotectina, e ricercare l’Helicobacter pylori presente in alcune forme di infiammazioni gastro-duodenali.

È necessario considerare l’esame delle feci un esame di routine?

La richiesta di un esame delle feci presuppone dei sintomi e un sospetto diagnostico. Tuttavia, nella serie di esami e indagini che vengono richieste in caso di diarree, sospetto malassorbimento, sospetta malattia infiammatoria intestinale o tumore, l’esame delle feci può essere considerato di primo livello e quindi di routine.

Nelle diarree, in particolare, la coltura dei campioni fecali rappresenta l’esame principale che permette di individuare il ceppo patogeno e, dopo l’antibiogramma, l’antibiotico più idoneo.

Nelle malattie infiammatorie, il dosaggio della lattoferrina e della calprotectina facilitano la diagnosi differenziale tra la sindrome del colon irritabile e le malattie infiammatorie intestinali. In questi ultimi casi, così come nelle infezioni intestinali, è frequente la presenza di numerosi leucociti nelle feci.

L’esame delle feci è anche un ottimo test per la diagnosi precoce dei tumori colorettali e intestinali. Negli screening di massa, infatti, su popolazioni asintomatiche al di sopra dei 50 anni, viene distribuito un kit immunochimico che rileva il sangue occulto nelle feci. Pur non essendo un test altamente sensibile, come per esempio la colonscopia, il metodo viene applicato su vasta scala per la facilità di esecuzione e la non invasività.

Anche nelle sindromi da malassorbimento, l’esame delle feci viene prescritto nella prima fase diagnostica: in caso di malassorbimento di carboidrati e/o di disfunzioni pancreatiche verranno individuate alte concentrazioni di carboidrati, fibre alimentari e grassi nelle feci. Lo stesso dicasi per il riscontro di un ph al di sotto della normalità. Esiste anche un test che valuta la concentrazione delle sostanze riducenti (zuccheri) nelle feci. In caso di bassi valori, si possono considerare patologie come il morbo celiaco, la fibrosi cistica e il malassorbimento dei carboidrati. Al contrario alti livelli di queste sostanze possono indicare forme di alterata digestione di alcuni zuccheri. Anche il D-Xylose test e il dosaggio dei grassi fecali possono essere utilizzati nelle sindromi da malassorbimento.

Feci dall’aspetto diverso dal solito: quando preoccuparsi?

L’osservazione di un cambiamento della forma, della consistenza e del colore delle feci è sempre da considerarsi importante.

La forma delle feci è classificata con la scala di Bristol:

  • feci caprine, frammenti duri e separati
  • feci a salsiccia a frammenti uniti
  • feci a salame, bolo unico con crepe superficiali
  • feci a salsiccia, morbide
  • feci morbide con margini definiti
  • feci pastose, con margini irregolari
  • feci acquose liquide

Si passa quindi da feci tipiche del paziente stitico, a feci più caratteristiche del paziente con intestino irritabile fino al paziente con disturbi di malassorbimento, intolleranze, allergie o con infezioni intestinali.

La normalità è difficile da definire ma è rilevante il cambiamento delle caratteristiche fecali rispetto all’aspetto solito. Ad esempio, il riscontro di feci improvvisamente più sottili o diarree di recente insorgenza, associati a dolori intestinali e dimagrimento, potrebbero essere i sintomi di una neoplasia colo-rettale.

Allo stesso modo, a seguito delle complicanze di una malattia diverticolare o dell’aggravamento di una sindrome dell’intestino irritabile, si potrebbero verificare cambiamenti della forma e della consistenza fecale. In quest’ultimo caso è frequente anche l’alternarsi di feci solide e liquide.

I cambiamenti di colore delle feci, spesso dipendenti dal tipo di alimentazione, se persistenti indicano una disfunzione o patologie intestinali:

  • Feci giallastre di cattivo odore: malassorbimeno di grassi dovuto a un insufficiente funzionamento del pancreas; questo si verifica nelle pancreatiti, cancro del pancreas, fibrosi cistica e celiachia. Il cattivo odore delle feci è riscontro frequente anche in regimi alimentari ricchi di proteine e/o carboidrati oppure in caso di disbiosi con prevalenza di flora batterica putrefattiva.
  • Feci di colore scuro di cattivo odore: sanguinamento dello stomaco o della parte superiore dell’intestino tenue dovuto ad ulcere o tumori.
  • Feci nere: potrebbero essere innocue quando si usano integratori alimentari che contengono ferro, oppure potrebbero essere il segnale di un sanguinamento del tratto intestinale “alto”.
  • Feci normocromiche che presentano tracce di sangue scuro: ulcere sanguinanti o tumori nella parte media dell’intestino tenue o nella prima parte del colon, morbo di Crohn, colite ulcerosa.
  • Feci verdi: spesso le feci verdi indicano che il cibo transita nell’intestino più velocemente del normale (tempo di transito accelerato) prima che possa variare la colorazione da verde a marrone. La diarrea accelera il tempo di transito del cibo nell’intestino. Questo significa che ogni fattore che causa diarrea potrebbe, come risultato, causare feci verdi. Le feci verdi possono anche essere l’effetto di un eccessivo consumo di cibi che contengono clorofilla, un colorante verde naturale, che si trova specialmente negli spinaci, verdura a foglia larga (lattuga) e nelle brassiche (cavolini di bruxelles, cavolo, broccoli, etc.).
  • Feci chiare o gialle: il colore marrone delle feci è il risultato dei sali della bile del fegato. Se la loro produzione è ridotta a causa di infiammazione della colecisti, calcoli alla cistifellea, infezioni da parassiti (giardia), cirrosi del fegato, pancreatite cronica o epatite, le feci diventano di colore chiaro.
  • Feci con muco: comunemente la presenza di muco nelle feci indica un’infiammazione non specifica della mucosa intestinale e di per sé non è pericoloso. Può manifestarsi con stitichezza ma anche con episodi di diarrea. La situazione è peggiore quando il muco nelle feci è accompagnato da sangue dal retto. La condizione può essere anche l’effetto della sindome dell’intestino irritabile (IBS) con stitichezza.
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