Ictus, il 72% degli uomini tra 35 e 44 anni ignora l’ipertensione

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 07 Novembre, 2026

Un uomo anziano con la mano sul petto per un dolore improvviso al cuore, affiancato da una donna preoccupata in un parco

L’ipertensione può rimanere per molto tempo senza sintomi evidenti, ed è proprio questa caratteristica a renderla particolarmente insidiosa. In Italia il problema continua a interessare una quota importante della popolazione e, soprattutto nelle fasce d’età più giovani, molte persone con valori elevati non ne sono consapevoli. A richiamare l’attenzione sono i dati preliminari dell’Italian Health Examination Survey 2023-2025, raccolti nell’ambito del Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità. 

Nella popolazione tra 35 e 74 anni la pressione sistolica media è di 134 mmHg negli uomini e 125 mmHg nelle donne. Considerando insieme chi presenta valori elevati e chi assume già farmaci antipertensivi, la quota raggiunge il 47% degli uomini e il 34% delle donne. Numeri che assumono particolare rilevanza quando vengono collegati alla prevenzione dell’ictus, uno degli eventi cardiovascolari nei quali il controllo della pressione rappresenta uno degli strumenti più importanti per ridurre il rischio.

Tra i 35 e i 44 anni molti non sanno di avere la pressione alta

Il dato forse più significativo riguarda proprio la consapevolezza. Tra le persone di 35-44 anni che presentano pressione arteriosa elevata, il 72% degli uomini e il 53% delle donne non sa di trovarsi in questa condizione. Questo non significa che il 72% di tutti gli uomini sotto i 45 anni sia iperteso: la percentuale riguarda esclusivamente coloro nei quali sono stati riscontrati valori pressori elevati. La distinzione è importante perché permette di leggere correttamente il dato senza trasformarlo in un allarme generalizzato.

Il problema resta comunque rilevante. L’ipertensione può infatti essere presente senza provocare disturbi riconoscibili e una persona può convivere con valori elevati per anni senza accorgersene. Nel frattempo, la pressione esercitata sulle pareti dei vasi può contribuire progressivamente al rischio cardiovascolare. È per questo che la misurazione periodica assume un valore preventivo anche quando ci si sente bene. Conoscere i propri valori permette di identificare precocemente eventuali anomalie e, quando necessario, intervenire sulle abitudini di vita o con una terapia indicata dal medico.

Anche tra chi assume farmaci il controllo non è sempre sufficiente

Sapere di avere la pressione alta e iniziare una terapia rappresentano soltanto una parte del percorso. I dati dell’ISS mostrano infatti che anche tra le persone già trattate farmacologicamente il controllo pressorio rimane spesso lontano dall’obiettivo preso come riferimento nell’indagine. Soltanto il 22% degli uomini e il 34% delle donne in trattamento presenta valori inferiori a 140/90 mmHg.

Il dato evidenzia quanto la gestione dell’ipertensione richieda un monitoraggio nel tempo. La risposta alla terapia può variare e la pressione può essere influenzata da numerosi fattori, tra cui alimentazione, attività fisica, peso corporeo, consumo di alcol, aderenza ai farmaci e presenza di altre patologie. Non basta quindi aver ricevuto una diagnosi anni prima: è necessario verificare periodicamente se i valori siano effettivamente sotto controllo.

In questo senso, la prevenzione dell’ictus passa anche attraverso una maggiore attenzione a parametri che spesso vengono misurati soltanto in occasione di una visita o di un problema già comparso. L’ISS richiama infatti l’importanza di conoscere non solo la pressione arteriosa, ma anche glicemia e colesterolo, altri elementi che possono contribuire al rischio cardiovascolare complessivo.

Gli italiani consumano ancora troppo sale

Accanto alla pressione alta emerge un secondo problema strettamente collegato: il consumo di sale. I dati del Progetto CUORE indicano un’assunzione media giornaliera pari a 9,3 grammi negli uomini e 7,1 grammi nelle donne. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda invece di mantenersi al di sotto dei 5 grammi al giorno.

La distanza dalla raccomandazione è particolarmente evidente tra gli uomini, che in media consumano quasi il doppio della quantità indicata. Solo l’11% degli uomini e il 24% delle donne rispetta il limite raccomandato. Ridurre l’assunzione di sale è importante proprio perché un consumo eccessivo favorisce l’aumento della pressione arteriosa e può quindi contribuire indirettamente al rischio di ictus e di altre malattie cardiovascolari.


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Il problema non riguarda esclusivamente il sale aggiunto con il salino durante i pasti. Una parte significativa dell’apporto giornaliero può provenire dagli alimenti già preparati o trasformati, nei quali il sodio è presente prima ancora che il cibo arrivi sulla tavola. Per questo ridurne il consumo richiede attenzione all’alimentazione complessiva, non soltanto l’abitudine di aggiungerne meno durante la cottura.

Pressione e sale sono due fattori strettamente collegati

Il rapporto tra sodio e pressione arteriosa è uno dei motivi per cui i due dati vengono analizzati insieme nella prevenzione cardiovascolare. Un’alimentazione molto ricca di sale può contribuire a mantenere la pressione su valori più elevati, soprattutto nelle persone maggiormente sensibili al sodio o che presentano già altri fattori di rischio.

Questo non significa che ogni caso di ipertensione dipenda dall’alimentazione. La pressione arteriosa è influenzata da età, predisposizione genetica, peso, attività fisica, consumo di alcol, condizioni metaboliche e altri elementi. Ridurre il sale rappresenta però una delle leve sulle quali è possibile intervenire direttamente, all’interno di una strategia più ampia di prevenzione.

Il punto evidenziato dall’ISS è quindi duplice: da una parte molte persone non conoscono i propri valori, dall’altra anche comportamenti modificabili continuano a essere lontani dalle raccomandazioni. Due aspetti che diventano particolarmente importanti quando si parla di ictus, perché una quota del rischio può essere ridotta intervenendo sui fattori cardiovascolari prima che si verifichi un evento acuto.

Prevenire l’ictus significa conoscere i propri valori

Luigi Palmieri e Chiara Donfrancesco, responsabili del Progetto CUORE dell’Istituto Superiore di Sanità, sottolineano come la prevenzione richieda una collaborazione tra cittadini, professionisti sanitari e istituzioni. La misurazione della pressione, insieme al controllo di glicemia e colesterolo, permette di riconoscere condizioni di rischio quando è ancora possibile intervenire prima della comparsa di un evento cardiovascolare.

Particolare attenzione merita proprio la fascia tra 35 e 44 anni, nella quale la scarsa consapevolezza dell’ipertensione risulta molto elevata. Sentirsi giovani o non avere sintomi non garantisce infatti che la pressione sia normale. È uno dei motivi per cui l’ipertensione viene spesso scoperta casualmente durante una visita, un controllo in farmacia o un accertamento effettuato per altri motivi.

I dati italiani non indicano quindi soltanto che la pressione alta rimane diffusa. Mostrano soprattutto un problema di diagnosi, consapevolezza e controllo, al quale si aggiunge un consumo di sale ancora nettamente superiore alle indicazioni internazionali.

Il rischio può essere silenzioso per anni

La prevenzione dell’ictus non comincia nel momento in cui compaiono i primi sintomi neurologici, ma molto prima. Pressione elevata, alterazioni della glicemia e del colesterolo, fumo e altre condizioni cardiovascolari possono agire per anni senza produrre segnali immediatamente riconoscibili. Ed è proprio in questa fase che conoscere il proprio profilo di rischio offre il maggior margine di intervento.

Il dato secondo cui il 72% degli uomini e il 53% delle donne tra 35 e 44 anni con pressione elevata non ne è consapevole mostra quanto sia facile sottovalutare il problema nelle età in cui ci si considera ancora relativamente lontani dalle malattie cardiovascolari. Allo stesso tempo, i 9,3 grammi di sale consumati mediamente dagli uomini e i 7,1 dalle donne indicano che anche sul fronte alimentare rimane spazio per migliorare.

Misurare periodicamente la pressione e discutere con il medico eventuali valori anomali resta quindi una delle azioni più semplici della prevenzione cardiovascolare. Perché l’ipertensione, proprio quando non provoca alcun disturbo, può essere facile da ignorare: conoscerla prima che produca conseguenze è il primo passo per poterla controllare.

Fonte:

ISS - Italian Health Examination Survey, Progetto CUORE

Ultimo aggiornamento – 02 Novembre, 2026

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