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Acqua nei polmoni: perché si forma e quando dovremmo preoccuparci

Ultimo aggiornamento – 14 aprile, 2020

Cause dell'acqua nei polmoni

Acqua nei polmoni, un’espressione popolare che indica una condizione alquanto seria.

In linguaggio medico, parliamo infatti dell’edema polmonare, definito come una sindrome caratterizzata da un’alterata funzione respiratoria, dovuta al passaggio di liquido dalla circolazione sanguigna nell’interstizio e negli alveoli polmonari.

Ma quali sono le cause dell’acqua nei polmoni? Come si forma?

Cosa significa acqua nei polmoni

Facciamo un passo indietro. Come sappiamo, i polmoni hanno come primaria funzione lo scambio di gas respiratori: permettono l’ingresso dell’ossigeno e l’espulsione dell’anidride carbonica. Quando al loro interno si riversa del liquido, questa funzione viene meno, sfociando nei casi più gravi in un’insufficienza respiratoria.

Non è difficile riconoscere i sintomi dell’acqua nei polmoni: la dispnea, ovvero una sorta di sensazione di “fame d’aria”, con il conseguente aumento della frequenza degli atti respiratori. Tra i campanelli di allarme, rispondono all’appello anche una tosse persistente, sudorazione eccessiva, cianosi, tachicardia e dolore toracico. Ovviamente, in questi casi, il ricorso al medico è pressoché obbligatorio, per capire in modo certo le cause dell’acqua nei polmoni.

Cause dell’acqua nei polmoni: perché si forma

Innanzitutto, è bene classificare l’edema polmonare in:

  • Edema polmonare cardiogeno – Ovvero la forma più comune di edema, provocato da disturbi che interessano l’apparato cardio-circolatorio.
  • Edema polmonare non cardiogeno – Dovuto a cause di vario tipo, soprattutto polmonari.

Più in particolare, l’edema polmonare cardiogeno è causato da una alterazione dell’atrio e del ventricolo sinistro, a sua volta originato da una serie di disturbi e patologie come:

  • Insufficienza mitralica
  • Insufficienza ventricolare sinistra
  • Insufficienza della valvola aortica
  • Cardiomiopatie
  • Ischemia
  • Infarto cardiaco
  • Aritmie gravi

La conseguenza è una disfunzione del cuore sinistro, con una diminuita capacità di pompare sangue nella circolazione periferica. Il sangue che si accumula nel cuore inizierà quindi a riversarsi nella circolazione polmonare, dando il via a quella che definiamo “acqua nei polmoni”.

Nel caso dell’edema polmonare non cardiogeno la comparsa di liquido nei polmoni è dovuta a cause di natura non cardiaca, che nella maggior parte dei casi sono di tipo polmonare:

  • Enfisema
  • Fibrosi polmonari diffuse
  • Embolia polmonare
  • Polmoniti batteriche
  • Edema da alta quota (mal di montagna).
  • Edema polmonare neurogeno
  • Setticemia
  • Pancreatite acuta
  • Gestosi gravidica

Attenzione, però. I liquidi possono però accumularsi anche a causa di malattie renali, inalazione di fumi chimici, farmaci e sindrome da stress respiratorio acuto. Se le cause possono essere tante, rimane comunque una certezza: l’intervento per l’acqua nei polmoni (edema polmonare) deve essere più che immediato.

Cosa fare se si sospetta la presenza di edema polmonare

La presenza di un edema polmonare richiede obbligatoriamente un consulto specialistico. Il medico, per arrivare a una diagnosi certa, procederà con una visita basata su dati clinici e analisi strumentali, radiografia al torace in primis.

È anche possibile che siano valutati i livelli di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue, così come la concentrazione di peptide natriuretico di tipo B, che indica – nella maggior parte dei casi – la presenza di problemi cardiaci. In ogni caso, è possibile essere sottoposti ad altri esami, come:

  • Esami del sangue
  • Elettrocardiogramma
  • Ecocardiogramma
  • Ecocardiogramma transesofageo
  • Cateterismo dell’arteria polmonare
  • Cateterismo cardiaco

Solo una volta che sarà individuata la causa, si potrà procedere con una terapia adeguata.

Essendo comunque una condizione molto rischiosa per la salute, verranno eseguite delle procedure mediche per sostenere la funzionalità respiratoria e migliorare il quadro clinico: la somministrazione dell’ossigeno (mediante maschere facciali, naselli o con intubazione endotracheale) e la ventilazione non invasiva con supporto pressorio (CPAP). Anche la terapia farmacologica sarà utile nell’immediato: farmaci per la riduzione del precarico, morfina per ridurre l’affanno respiratorio, farmaci per la riduzione del postcarico e antipertensivi. Non sottovalutate questa condizione, è curabile, purché sia fatto tutto in modo tempestivo!

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