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Dispnea (respiro corto)

Dispnea (respiro corto)
Curatore scientifico
Dr. Marialuisa Lugaresi
Specialità del contenuto
Cardiologia Pneumologia

Dispnea o respiro corto

Il respiro corto, noto anche come dispnea o fame d’aria, indica un’improvvisa mancanza di respiro o una più generale difficoltà respiratoria, accompagnata da una sensazione di soffocamento.

Si tratta della ragione più comune di richiesta d’intervento medico (al pronto soccorso o direttamente in ambulanza).

Esercizio fisico intenso, temperature estreme, grave obesità e alta altitudine, possono causare il respiro corto in una persona in piena salute.

La dispnea diventa un probabile sintomo patologico se si verifica in situazioni inaspettate, al di fuori degli esempi citati.

Pertanto, se soffrite di episodi di respiro corto o affannato, specialmente se questo si verifica improvvisamente e senza che sia verificata una delle condizioni che vi abbiamo illustrato poco prima, vi consigliamo di recarvi da un medico per verificare le vostre condizioni di salute.

Cause

Per avere una visione più completa sulle cause della dispnea, bisogna distinguere tra due casistiche:
  1. Mancanza di respiro improvvisa Solitamente dovuta a problemi cardiaci o a disfunzione dei polmoni. Il cuore e i polmoni, infatti, trasportano l’ossigeno ai tessuti e ne rimuovono il biossido di carbonio. Problemi a uno dei due o a entrambi i processi, vanno a interessare anche la qualità del nostro respiro.
  2. Mancanza di respiro cronica
Nel primo caso rientrano i problema ai polmoni o alle vie respiratorie, quali:
  • Asma: le vie respiratorie si sono ridotte, diventa più difficile lo spostamento dell’aria. Si consiglia l’uso di un dispositivo con inalatore d’aria.
  • Polmonite (infiammazione ai polmoni): spesso è causata da un’infezione, si manifesta con mancanza di respiro e tosse. Si cura con antibiotici.
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva: malattia che rende difficile il passaggio dell’aria nei polmoni, la mancanza di respiro è un segnale di un improvviso peggioramento di questa condizione.
  • Embolia polmonare: presenza di un blocco in uno dei vasi sanguigni nel polmone.
  • Cancro al polmone.
  • Edema polmonare (eccesso di liquidi nei polmoni).
  • Ipertensione polmonare (pressione alta nei vasi sanguigni polmonari).
  • Polmoni danneggiati e cicatrizzati.
  • Tubercolosi.
  • Pleurite (infiammazione della pleura).
Rientrano nella prima categoria anche i problemi al cuore quali:
  • Attacco di cuore: senza provare alcun dolore toracico, la mancanza di respiro può essere l’unico segnale di pericolo per presagire un imminente attacco di cuore.
  • Insufficienza cardiaca: quando il cuore ha difficoltà a pompare abbastanza sangue, l’acqua si accumula nei polmoni rendendo difficile la respirazione.
  • Fibrillazione atriale o tachicardia sopraventricolare: disturbi causati da battito cardiaco irregolare.
  • Cardiomiopatia (problemi al muscolo cardiaco).
  • Aritmia cardiaca (problemi al ritmo del battito cardiaco).
  • Pericardite (rigonfiamento della membrana che riveste il cuore).​​
Fanno invece parte della seconda casistica:
  • Allergie
  • Obesità
  • Asma non controllata adeguatamente.
  • Scompensi cardiaci: difficoltà del cuore a pompare adeguatamente sangue.
  • Anemia: basso livello di ossigeno nel sangue a causa di una mancanza di globuli rossi.
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva: danno permanente ai polmoni, comune nei fumatori.
  • Fibrillazione atriale o tachicardia sopraventricolare: disturbi causati da battito cardiaco irregolare.
  • Cancro ai polmoni
Le cause del respiro corto improvviso, definito acuto, sono limitate e includono:
Nel caso di respiro corto cronico, cioè che permane per settimane o più a lungo, esso risulta dovuto ad una delle seguenti condizioni:
  • Asma
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva o BPCO
  • Disfunzioni cardiache
  • Interstiziopatia polmonare
  • Obesità.
Altre possibili cause della dispnea sono:
  • Anemia
  • Costole rotte
  • Soffocamento
  • Laringotracheobronchite (soprattutto nel caso di bambini)
  • Disfunzioni o problemi a carico dei reni
  • Sarcoidosi (patologia infiammatoria cronica che può coinvolgere tutti gli organi, in particolar modo i polmoni, i linfonodi, gli occhi e la cute)
  • Epiglottide gonfia o infiammata
  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Ostruzione delle vie aeree
  • Sindrome di Guillain-Barre (può portare alla paralisi dei muscoli respiratori)
  • Miastenia grave (che causa debolezza muscolare).

Quando consultare il medico

Ricorrete a cure immediate
Chiamate i soccorsi o recatevi al pronto soccorso se improvvisamente non riuscite a respirare bene. Se questa sintomatologia è accompagnata da dolore al petto, senso di svenimento e nausea, potrebbe trattarsi di un attacco cardiaco o un'embolia polmonare. È quindi consigliabile rivolgersi al più vicino ospedale nel più breve tempo possibile per verificare le vostre condizioni di salute.

Prendere appuntamento dal medico
Si consiglia di prendere appuntamento per una visita medica specialistica nel caso il respiro corto si presenti in concomitanza con i seguenti sintomi:
  • Piedi e caviglie gonfie
  • Problemi a respirare in posizione supina
  • Febbre alta, brividi e tosse
E in qualsiasi caso vi sia un peggioramento delle condizioni di cui sopra.

Consigli pratici

Per evitare che il respiro corto cronico peggiori, vi consigliamo di seguire i seguenti accorgimenti:
  • Smettere di fumare. Il rischio di disfunzioni cardiache o polmonari diminuisce drasticamente quando si smette di fumare, anche se si è fumato per decenni.
  • Evitare l’esposizione a sostanze inquinanti, allergeni e tossine che possono peggiorare la dispnea.
  • Fare esercizio fisico moderato.
  • Perdere peso se si è in sovrappeso o obesi.
  • Prendersi cura di se stessi. Se avete altre patologie non sottovalutarle e tenetele sotto controllo.
  • Fare controlli regolari dal medico per evitare il peggioramento dei sintomi.
  • Evitate la frequentazione abituale di luoghi con un'altitudine superiore a 1,500 metri.
  • Fare controlli regolari ai vostri presidi medici come eventuali maschere per l’ossigeno, per verificarne il corretto funzionamento.

Fiatone e ansia

Oltre ai sintomi psicologici, l’ansia di norma si associa a tutta una serie di manifestazioni fisiche caratteristiche quali: accelerazione del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, senso di costrizione o dolore toracico, appannamento della vista e senso di irrealtà, che possono ridurre la qualità di vita del soggetto che ne è colpito in modo significativo.

Questi sintomi sono dovuti alla “iperventilazione”. Quando si respira in fretta troppo a lungo, anche se l’aria a disposizione aumenta, per una serie complessa di reazioni chimiche, l’ossigeno a disposizione del nostro corpo diminuisce. La mancanza di respiro o il dolore toracico sono infatti una diretta conseguenza della diminuzione di ossigeno disponibile.

Non è raro, per molte persone che soffrono di attacchi d’ansia, sentirsi come se mancasse il respiro.

L'affanno, infatti, può essere un sintomo comune di un disturbo d’ansia e questo può essere il risultato di iperventilazione.

Durante l'iperventilazione, nel sangue aumenta la presenza di ossigeno e contemporaneamente diminuisce quella di anidride carbonica: la sensazione è di non riuscire a respirare abbastanza.

L'ansia che provoca iperventilazione è spesso causata da una di queste due problematiche:
  • respirazione troppo veloce (magari in corrispondenza di uno sforzo fisico);
  • focalizzare troppo l’attenzione sul proprio respiro, finendo con l’immettere eccessiva aria nei polmoni.

Diagnosi

In realtà, si potrebbe non sentire l’affanno quando si viene visitati dal medico, poiché il paziente verrà fatto sedere e potrebbe aver camminato poco, quindi è importante pensare a come descrivere l'affanno o portare qualcuno che possa aiutare.

Un consiglio: se si possiede un telefono con una fotocamera, si potrebbe registrare le attività che portano all’affanno e mostrarle al medico per fargli capire come appare e che tipo di rumori provoca.

Ottenere una diagnosi per affanno giornaliero a lungo termine può richiedere del tempo poiché vanno considerate tutte le possibili cause. Il medico o lo specialista potrà chiedere di sottoporre il paziente ad esami ripetuti e di provare varie cure prima di essere certi della causa. È anche probabile che ci sia un insieme di condizioni e fattori da tenere sotto controllo, quindi si dovrebbe parlare con il medico e impostare delle priorità e degli obiettivi.

Il medico potrà:
  • Controllare la pressione – Ma anche la temperatura, la frequenza ed il ritmo cardiaci, il numero di respiri al minuto, i livelli di ossigeno nel sangue utilizzando un sensore sulla pelle.
  • Eseguire dei test del soffio – Questo include un test dell’anidride carbonica che utilizza un monitor per vedere se si è inalato del fumo o dell’aria inquinata e un test chiamato microspirometria. Verrà chiesto di soffiare forte dentro ad una macchina per alcuni secondi. Mostrerà se le vie respiratorie sono piccole.
  • Auscultare il petto – Successivamente controllerà come si muove o respira.
  • Controllare l’altezza, il peso, la vita – Infine anche l’indice di massa corporea.
  • Esaminare la testa – Poi il collo e le ascelle per controllare se si sono gonfiati i linfonodi.
  • Controllare il cuore –  Per verificare che non si stiano accumulando liquidi nelle caviglie o nei polmoni.
  • Guardare le unghie – Poiché a volte danno indizi.
  • Guardare la pelle – Ma anche le articolazioni per trovare altri spunti.
  • Controllare la presenza di ansia e depressione – Il medico potrebbe trovare dei segni di ansia e depressione e chiedere di compilare un semplice questionario.
Inoltre, potrebbero essere consigliati altri esami all’ospedale come:
  • Radiografia al petto.
  • Spirometria per controllare la funzionalità polmonare.
  • Elettrocardiogramma. Se l'affanno è intermittente, potrebbe essere chiesto di indossare un registratore portatile per 24 h o 7 giorni per registrare l'attività cardiaca.
  • Esami del sangue per accertare l’anemia o problemi alla tiroide, fegato, reni, allergie e problemi al cuore.

Rimedi

Se il disturbo è acuto, rivolgersi subito ad un medico (chiamandolo a casa o andando di persona in ospedale, se è possibile) per verificare di che natura è il problema.

Se il disturbo è riconducibile a difficoltà cardiache o respiratorie, sarà necessario l’intervento medico.

Altrimenti, se la mancanza di respiro è causata da ansia, è possibile anche provare a risolvere il problema “in casa”, in questo modo:

Rimedi a breve termine
  • evitare di provare a respirare più del dovuto;
  • rallentare il proprio respiro, inspirando ed espirando lentamente;
  • distrarsi, evitare di pensare alla propria respirazione. Accendere la TV, parlare con qualcuno, fare in modo che il corpo non si accorga più del processo di respirazione;
  • camminare, perché questo esercizio permette di tenere sotto controllo sia la frequenza cardiaca sia la respirazione. Può anche essere una buona fonte di distrazione (soprattutto se si è all’aria aperta).
Rimedi a lungo termine
  • mantenere sia il respiro sia l'ansia sotto controllo;
  • adottare strategie di respirazione profonda (ad esempio, attivando l’addome anziché il petto);
  • frequentare corsi di yoga e meditazione come aiuto per mantenere sotto controllo l’ansia.
In ogni caso, se l’affanno è dovuto a problemi di ansia, è bene scoprire qual è la fonte di questo stato di agitazione e provare a risolvere il disturbo a livello psicologico. Affidarsi a specialisti può essere perciò di grande aiuto.

L’uso della somministrazione di ossigeno con maschera (senza o con reservoir) o cannula nasale o occhialini nasali trova indicazione in condizioni più impegnative, nelle quali è necessario evitare che l’accumulo di anidride carbonica inibisca i centri respiratori o che vi sia dispersione di ossigeno invalidando così l’utilità della ventilazione. Il trattamento della dispnea è rivolto principalmente alla causa.

Nei pazienti con dispnea e malattia terminale, è frequente l’uso di oppioidi come la morfina a rapido rilascio o a rilascio prolungato. L’ossigeno può essere di aiuto in pazienti contemporaneamente dispnoici e ipossici (con ridotta concentrazione di ossigeno nel sangue). Le benzodiazepine possono essere invece utili in caso di ansia associata a dispnea.

Il reservoir è una sorta di “palloncino” collegato alla maschera, nel quale i gas respiratori si mescolano formando una miscela più fisiologica che il paziente può respirare a lungo, senza ad esempio inibire eccessivamente i centri respiratori.
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