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Apnea nel sonno: chi smette di respirare è a maggior rischio di ictus?

È vero che chi smette di respirare nel sonno subisce dei micro infarti cerebrali che non manifestano sintomi evidenti, ma che possono aumentare il rischio di un ictus vero e proprio?

Risposta a cura della dott.ssa Paola Proserpio, Centro di Medicina del Sonno, Dipartimento di Neuroscienze, Ospedale Niguarda, Milano.


Buongiorno,
la prima cosa da dire è che chi soffre di apnee notturne non deve MAI sottovalutare il disturbo. Qualora ci siano i campanelli d’allarme, come:

  • Stanchezza eccessiva
  • Russamento
  • Mal di testa al risveglio
  • Nicturia

E' bene parlarne con il proprio medico curante, per provare a effettuare un test diagnostico, assolutamente non invasivo: la polisonnografia

Perché è importante non trascurare la sindrome?

Perché le ripetute e costanti interruzioni del respiro nel sonno alterano il normale riposo e l’apporto di ossigeno all’organismo, verificandosi l’ostruzione delle vie aeree superiori. A lungo andare, questa condizione può diventare un fattore di rischio per le malattie cardio-cerebrovascolari; secondo recenti studi, infatti, è stato evidenziato che chi ne soffre ha una più alta predisposizione a manifestare aritmie, infarti cerebrali o cardiaci, ipertensione e insufficienza cardiaca.

Perché, in particolare, aumenta il rischio di ictus? 

Per rispondere alla sua domanda, è stato dimostrato che le apnee notturne rappresentano un fattore di rischio indipendente per l’ictus ischemico, sia silente (caratterizzato da microinfarti cerebrali) sia sintomatologicamente evidente.

I meccanismi fisiopatogenetici alla base di questa relazione sono diversi, tra cui l’infiammazione, lo stress ossidativo, le alterazioni dell’emodinamica cerebrale e ancora l’ipertensione arteriosa e le aritmie cardiache.

Inoltre, sembra che il rischio aumenti proporzionalmente con la gravità del disturbo respiratorio in sonno.

Perché, dunque, restare nel dubbio?

Se presenta alcuni sintomi tipici delle apnee in sonno, non aspetti oltre: indaghi! Nei  casi severi, la terapia ventilatoria CPAP potrà aiutarla a star bene, a riposare meglio e a ridurre il rischio di patologie cerebro e cardiovascolari.

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Risposta a cura di:
Redazione Pazienti
Dr. Redazione Pazienti
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Milano
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