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Amigdala

Amigdala
Curatore scientifico
Dr. Leila Turnava
Specialità del contenuto
Neurologia

Cos’è l’amigdala?

L'amigdala (o corpo amigdaloideo) è un raggruppamento di sostanza grigia (denominato in anatomia “nucleo”), di forma ovoidale, che si trova nella parte superiore del corno inferiore di ciascun ventricolo laterale del cervello, in profondità nei lobi temporali destro e sinistro. L’amigdala appartiene al sistema limbico, insieme all’ippocampo e altri nuclei. L’intero sistema è deputato alla gestione di diverse funzioni psichiche, e l’amigdala in particolare gestisce le emozioni, soprattutto la paura. In generale, l’amigdala collega il sistema limbico con l’ipotalamo, e con diversi centri sensitivi, ed è coinvolta:

  • nell’elaborazione delle decisioni e della risposta comportamentale a stimoli ed emozioni (eccitazione sessuale, rabbia, paura)
  • nell’immagazzinamento e nel recupero della memoria a lungo termine, soprattutto della memoria emozionale (cioè quella associata agli eventi che generano emozioni, con particolare riguardo alla paura);
  • nella comparazione degli stimoli ricevuti in esperienze passate;
  • nell’elaborazione degli stimoli olfattivi;
  • nella regolazione del ritmo cardiaco, della muscolatura scheletrica e del sistema gastrointestinale.

Le sue funzioni sono svolte grazie al passaggio e all’integrazione di segnali nervosi attraverso il rilascio di neurotrasmettitori, quali la noradrenalina, la dopamina e l’acetilcolina, e l’intervento di neuromodulatori come l’adenosina.

Una particolarità dell’amigdala è di avere maggiori dimensioni nei maschi e nei bambini fra i 7 e gli 11 anni, e di attivarsi in modo diverso nel genere maschile e in quello femminile. Nelle donne si attiva più facilmente, ed è il motivo per cui riescono a ricordare maggiori particolari connessi a situazioni emotivamente importanti.

Quali patologie sono associate all’amigdala?

Dal momento che l’amigdala può essere considerata il centro delle emozioni, il suo funzionamento è intensamente studiato, ma non è ancora possibile rispondere con certezza ad alcuni quesiti. Nel corso degli anni, è stato ipotizzato che un anormale funzionamento dell’amigdala generasse alcune condizioni patologiche, quali:

In alcuni casi gli studi scientifici hanno avvalorato alcune di queste ipotesi, ma per comprendere a pieno il funzionamento di questa struttura primitiva (in quanto tra le regioni più antiche del cervello) e complessa sono necessari ulteriori sforzi.

Tra le certezze vi è:

  • che la sindrome di Klüver-Bucy, causata da una lesione bilaterale dell'amigdala, produce assenza di paura, diminuzione dell'aggressività, ipersessualità, bulimia, disordini della memoria e difficoltà a riconoscere oggetti e persone, tendenza esagerata all'esplorazione orale e tattile degli oggetti;
  • che la sua iperattività provoca un costante senso di paura che si manifesta nel comportamento e può essere scambiato per una forma di depressione;
  • che può essere interessata, insieme al resto del sistema limbico, da encefalite virale o su base autoimmune. Quest’ultima può svilupparsi sia come sindrome paraneoplastica sia indipendentemente dalla presenza di un tumore. In merito all’encefalopatia paraneoplastica con lesioni dell’amigdala, è stata osservata in pazienti affetti da adenocarcinoma del colon e da timoma (un tumore raro che interessa il timo, ancora misteriosamente associato con il disordine neuromuscolare miastenia gravis).
  • regioni epilettiche all’interno dell’amigdala sono responsabili dell’aura olfattiva dell’epilessia.

Alcuni studi recenti hanno evidenziato:

  • l’associazione fra l’atrofia dell’amigdala, così come fra la riduzione della funzionalità del circuito neuronale a cui essa è connessa, e la condizione di depressione maggiore nel genere femminile. La relazione è apparsa maggiore nelle donne che presentavano anche un disturbo d’ansia;
  • che l’atrofia dell’amigdala, in particolare quella destra, insieme all’atrofia bilaterale dell’ippocampo, è associabile anche ad altre condizioni. È stato infatti dimostrato che essa è presente negli stati di alterazione cognitiva lieve, in soggetti non anziani, e potrebbe rappresentare un primo segno di demenza o di Alzheimer;
  • una maggiore connessione dell’amigdala all’area motoria supplementare nei pazienti con disturbi di conversione, cioè delle alterazioni della funzione motoria non spiegabili con alterazioni neurologiche Tali studi hanno portato ad ipotizzare anche che vi sia un legame fra il funzionamento dell’amigdala e la distonia neuro-vegetativa.
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