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Disturbo disforico premestruale

Disturbo disforico premestruale
Curatore scientifico
Dr. Gianfranco Blaas
Specialità del contenuto
Ginecologia

Cos'è il disturbo disforico premestruale?

Il Disturbo disforico premestruale può essere considerato una grave forma di sindrome premestruale (PMS) e concerne sgradevoli effetti fisici e psicologici che si verificano nella seconda metà del ciclo mestruale di una donna, comportando cambiamenti di umore, irritabilità, gonfiore addominale; numerosi altri sintomi sono stati segnalati e possono provocare gravi e debilitanti situazioni che interferiscono con la capacità di una donna di essere in forma e svolgere le proprie mansioni.

Quali sono le cause del Disturbo Disforico Premestruale?

Nel Disturbo disforico premestruale (PMDD), anche se la causa esatta della sindrome è sconosciuta, si ritiene che che possa dipendere  dall'interazione alterata degli ormoni prodotti dalle ovaie nelle diverse fasi del ciclo mestruale (come gli estrogeni e progesterone) con i neurotrasmettitori (sostanze chimiche che fungono da messaggeri) che partono dall’ipotalamo, o zona più profonda del cervello.

La maggior parte delle prove suggeriscono che queste condizioni non  sono manifestazioni di  personalità atipiche o dipendano da carenze  vitaminiche o  nutrizionali, anche se, effettivamente, la integrazione con alcuni nutrienti, tipo il magnesio, abbia avuto qualche risultato nel trattare tali  forme.

Quali sono i sintomi di Disturbo disforico premestruale?

I sintomi di Disturbo disforico premestruale possono variare anche a seconda delle donne colpite, alcuni dei sintomi più comunemente riportati sono:

  • affaticamento
  • cambiamenti di umore
  • gonfiore addominale 
  • tensione mammaria
  • cefalea
  • irritabilità
  • depressione
  • aumento dell'appetito in modo abnorme (bulimia=
  • acne
  • ipersensibilità agli stimoli ambientali
  • vampate di calore
  • palpitazioni cardiache
  • pianto facile
  • difficoltà di concentrazione
  • vertigini
  • dimenticanza
  • stomaco e intestino sconvolti

Di solito questi sintomi si verificano nella seconda metà (fase luteale) del ciclo e si risolvono entro i primi giorni successivi all’inizio del periodo mestruale.

Quando è bene contattare un medico in concomitanza con il Disturbo disforico premestruale?

In caso di Disturbo disforico premestruale è opportuno rivolgersi al medico solo in occasione di preoccupanti sintomi fisici o emotivi legati al ciclo mestruale. L'importante è notare che i sintomi depressivi di PMDD possono essere associati a pensieri di suicidio e comportamento suicidario.

Come viene diagnosticato il Disturbo disforico premestruale?

Il Disturbo disforico premestruale deve essere distinto da altre condizioni fisiche e psicologiche che possono produrre gli stessi effetti (ad esempio: alterazioni della attività tiroidea). 

Per fare la diagnosi occorre che cinque o più dei sintomi suddescritti debbanoessere stati presenti durante la settimana prima del periodo mestruale e si risolvono entro pochi giorni dall'inizio delle mestruazioni.

I sintomi, per essere tali, devono interferire con le attività della vita quotidiana di una donna e non essere il risultato di un'altra condizione o malattia.

Qual è il trattamento per il Disturbo disforico premestruale?

Per il Disturbo disforico premestruale un certo numero di terapie mediche hanno dimostrato la loro efficacia, pertanto possono essere utili gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina che regolano i livelli del neurotrasmettitore di serotonina nel cervello.

Gli effetti collaterali possono manifestarsi in circa il 15% delle donne e comprendono: nausea, ansia e mal di testa. Questi farmaci SSRI per trattare PMDD possono essere prescritti da prendere continuamente o solo durante i 14 giorni della fase luteale (seconda metà) del ciclo mestruale.

Altri tipi di antidepressivi (antidepressivi triciclici e inibitori delle monoamino ossidasi) e litio (Lithobid) non hanno dimostrato di essere efficaci nel trattamento del PMDD, talvolta si interviene sulla produzione di ormoni ovarici attraverso l’uso di contraccettivi orali (OCP, pillola anticoncezionale), tali contraccettivi possono essere prescritti per sopprimere l'ovulazione e regolare il ciclo mestruale.

Vi sono poi i farmaci “ analoghi del GnRH”: agiscono a livello recettoriale, in pratica inibendo la ovulazione e la produzione di estrogeni e progesterone. Essi portano però ad una pseudo menopausa. Gli effetti collaterali di farmaci agonisti del GnRH sono il risultato della mancanza di estrogeni e comprendono vampate di calore, secchezza vaginale, sanguinamento vaginale irregolare, cambiamenti di umore, affaticamento e perdita di densità ossea (osteoporosi).

L'aggiunta di nuove piccole quantità di estrogeni e progesterone può aiutare a evitare o ridurre molti degli effetti collaterali fastidiosi a causa della carenza di estrogeni, contribuendo anche a preservare la densità ossea.

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