L'aspartame fa male? Facciamo chiarezza

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ultimo aggiornamento – 07 Giugno, 2022

L'Aspartame Fa Male?

Un elevato consumo di zuccheri può portare a numerosi rischi: per questo motivo, negli ultimi anni, è notevolmente cresciuto l’interesse verso le alternative dolcificanti – che, però, continuano a sollevare dubbi. 

Ad esempio, pensiamo allo zucchero di canna, al fruttosio e all’aspartame – un edulcorante artificiale utilizzato per dolcificare prodotti industriali e farmaceutici.

Dunque, l’aspartame fa male? Scopriamolo di seguito.

Cos’è l’aspartame?

L'aspartame è un dolcificante chimico, appartenente alla famiglia dei dipeptidi artificiali, ed è composto da due amminoacidi comuni: l'acido aspartico e la fenilalanina.

Scoperto nel 1965 e approvato negli anni 80, l’aspartame diventa rapidamente l’ingrediente principale di molte bevande analcoliche, yogurt, dolci e prodotti dietetici.

A parità di apporto calorico, il potere dolcificante dell'aspartame è molto più alto rispetto a quello del saccarosio: ne consegue che ne bastano pochissime quantità per dolcificare cibi e bevande, andando ad impattare notevolmente sul risparmio delle calorie.

Il gusto dell'aspartame è simile a quello degli zuccheri naturali e, inoltre, alcuni aromi vengono addirittura potenziati se associati ad esso (soprattutto quelli dei frutti acidi, come arancia e limone).

Altri vantaggi dell’aspartame sono quelli di poter essere assunto dai soggetti diabetici, poiché non altera i livelli di glicemia, e di non generare carie (ma è comunque necessario rivolgersi al proprio medico per concordarne l’assunzione).

Inoltre, l'aspartame come dolcificante è sostanza acariogena, quindi - diversamente dal saccorosio - non provoca carie.

L'aspartame è molto stabile, soprattutto quando viene applicato a bassi contenuto di H2O (bevande in polvere da solubilizzare).

Va sempre ricordato che l’assunzione di aspartame non è consigliata in gravidanza.

Dove si trova l’aspartame

L’aspartame come additivo alimentare, autorizzato nell’Unione Europea, si trova in:

  • bevande analcoliche (con acido carbonico o in polvere);
  • prodotti di pasticceria e confetteria;
  • prodotti ipocalorici e per il controllo del peso;
  • gomme da masticare;
  • snack e merendine;
  • bibite gassate;
  • yogurt;
  • gelati;
  • prodotti caseari;

L’aspartame viene anche usato in campo farmaceutico, come eccipiente in alcuni farmaci, sciroppi e antibiotici per bambini.

Si possono individuare gli alimenti che contengono aspartame visionando l’elenco degli ingredienti posto sull’etichetta del prodotto (con il nome “aspartame” e il numero E-951).

L’aspartame si trova in commercio anche puro, in forma di polvere bianca in bustine oppure lavorato in capsule.

L’aspartame come dolcificante fa male oppure no? Gli effetti collaterali

Le polemiche sui presunti effetti collaterali e potenzialmente cancerogeni dell’aspartame come dolcificante hanno portato a sostituire sempre più spesso questo dolcificante.

Ma, effettivamente, l’aspartame fa male?

Negli ultimi anni, l'aspartame è stato sempre più spesso rimpiazzato da altri dolcificanti artificiali, come il sucralosio, cavalcando l’onda delle numerose ricerche scientifiche inerenti la presunta tossicità e i danni di questo dolcificante. 

Nel 1973, ovvero otto anni prima dell'approvazione dell'aspartame, l’analisi del National Cancer Institute (NCI) dimostrò un aumento dell’incidenza dei tumori al cervello e al sistema nervoso centrale: questo si era verificato tra le persone di età pari o superiore ai 70 anni, cioè in un individui che non erano stati esposti alle massime dosi di aspartame dopo la sua introduzione.

Di conseguenza, questi dati non stabiliscono un collegamento netto tra il consumo di aspartame e i casi di tumori al cervello.

A tutt'oggi, però, non esiste alcuna certezza sulla presunta natura cancerogena dell'aspartame, che continua ad essere considerato un dolcificante sicuro dalla FDA (il più importante ente preposto alla regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) e dall'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare).

Il dibattito sulla pericolosità dell’aspartame è cresciuto dopo una serie di studi che sottolinearono l’aumento di linfomi, leucemie e tumori cerebrali nei topi, dovuti all’assunzione degli stessi.

L’EFSA, però, concluse che in tali studi non si dimostrava il rapporto causa effetto, confermandone l’utilizzo per una dose massima giornaliera di 40mg/kg di peso corporeo.

In questa ricerca vi erano alcune anomalie, come, ad esempio, il mancato aumento del numero di tumori in relazione alla quantità di aspartame assunto.

Bisogna, quindi, prestare massima attenzione alle quantità, sia nell’utilizzo dell’aspartame come dolcificante, sia per quanto riguarda la sua aggiunta nei vari alimenti confezionati.

È molto difficile ingerire e superare la dose massima di aspartame, ma qualora si verificasse potrebbero esserci potenziali danni per il nostro organismo – dovuti all’esposizione a fenilalanina, acido aspartico e metanolo.

Quest’ultimo è presente circa al 10% all'interno dell'aspartame - un valore nettamente inferiore rispetto a quello riscontrato in frutta e verdura. 

I dubbi sulla neurotossicità dell'aspartame sono legati, in primo luogo, proprio allo sprigionamento del metanolo; questo potrebbe causare, specialmente nei bambini:

  • turbe dell'equilibrio;
  • disturbi dell'umore;
  • nausea;
  • cefalea;
  • visione indistinta.

Ma quando l'aspartame fa effettivamente male e non deve essere assunto? I casi in cui si verificano effetti collaterali sono due:

  1. in gravidanza: può comportare rischi per il feto e aumentare la possibilità di parto prematuro;
  2. in chi soffre di fenilchetonuria: si tratta di una malattia genetica ereditaria caratterizzata dalla difficoltà di assimilazione di fenilalanina; in questo caso, quindi, si hanno alti livelli di questo aminoacido e bassi livelli di tirosina nel sangue - con effetti tossici sul cervello.

Altri effetti indesiderati della massiccia assunzione di aspartame sono:

  • disturbi mentali;
  • danni cerebrali;
  • depressione;
  • scarsa memoria;
  • ansia;
  • difetti nel temperamento e vulnerabilità.

Esistono anche delle alternative più naturali ai dolcificanti artificiali:

  • stevia, originario da un albero del Sud America, ricco di steviosidi e rebaaudiosidi (sostanze 300 volte più dolci del comune zucchero da cucina); 
  • sciroppo d'agave, sostituto naturale dello zucchero, estratto da una pianta originaria del Messico; 
  • eritritolo, presente in natura nella frutta e nei cibi fermentati, è perché privo di calorie e dotato di un ottimo sapore.

In definitiva, possiamo concludere che l’utilizzo eccessivo dell’aspartame può far male tanto quanto il sovraddosaggio degli altri tipi di zucchero; vanno, comunque, preferiti zuccheri naturali (come fruttosio, stevia e zucchero di canna integrale).

Mattia Zamboni | Seo Content Specialist
Scritto da Mattia Zamboni | Seo Content Specialist

Ho conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione con un particolare focus sullo storytelling. Con quasi un decennio di esperienza nel campo del giornalismo, oggi mi occupo della creazione di contenuti editoriali che abbracciano diverse tematiche, tra cui salute, benessere, sessualità, mondo pet, alimentazione, psicologia, cura della persona e genitorialità.

a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Leucemia e terapie intelligenti
Giornata Nazionale AIL: farmaci intelligenti contro le leucemie e scenari futuri

Leucemie, croniche, acute e non solo. Oggi, grazie alla ricerca e all'attività di sostegno dell'AIL molte malattie onco-ematologiche possono essere curate. Facciamo il punto con la prof. Specchia.