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Sangue nelle feci? Ecco cosa fare!

Ultimo aggiornamento – 17 giugno, 2016

sangue nelle feci: preoccupazione e trattamenti
Indice

Nel caso in cui ci fosse la presenza di sangue nelle feci, bisogna fare un controllo al più presto possibile. La prima cosa da fare è controllare quanto sangue sia presente e di che colore è; se è mescolato con le feci o se si trova solo sulla parte superiore. Questi sono dettagli che aiuteranno il medico a capire da che parte proviene il sangue.

Se il sangue è rosso o marrone ed è presente solo sulla superficie, si potrebbe trattare di ragade anale (una piccola ulcerazione), che può capitare quando passano feci grandi o dure. I tagli in genere non sono niente di cui preoccuparsi e guariscono nel giro di poche settimane. Le ragadi anali che non migliorano entro 6 settimane possono richiedere una medicina o addirittura un intervento chirurgico, ma questo fatto è piuttosto raro.

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Il sangue nelle feci, o un sanguinamento durante una seduta in bagno, potrebbero essere un segno di emorroidi, cuscinetti morbidi e molto vascolarizzati situati nella parte terminale del retto. Con la loro presenza contribuiscono al mantenimento della continenza, gonfiandosi e sgonfiandosi a seconda della situazione. A volte si infiammano e gonfiano a causa di:

  • sforzare troppo quando si va di corpo;
  • stitichezza;
  • gravidanza;
  • quando c’è una pressione supplementare sulle vene.

Spesso le emorroidi possono risultare meno fastidiose, apportando delle modifiche alla dieta, come bere molta acqua e aggiungere fibre per aiutare ad ammorbidire le feci. Nel frattempo, il medico potrebbe suggerire di utilizzare un cortisonico associato in genere a un anestetico locale per aiutare a lenire il gonfiore e il prurito.

Tuttavia, il sangue rosso o scuro mescolato alle feci potrebbe indicare qualcosa di più serio, come un tumore al colon o malattie infiammatorie intestinali. I tipi più comuni di quest’ultime sono:

  • il morbo di Crohn, che comporta infiammazione ovunque nel tratto digestivo;
  • la colite ulcerosa, in cui l’infiammazione riguarda specificamente il rivestimento del colon e del retto.

Le malattie infiammatorie intestinali possono causare anche dolori addominali, febbre e perdita di peso. I sintomi, se lievi, possono spesso venir controllati attraverso l’uso di farmaci, in combinazione a un’alimentazione adeguata, che prevede l’eliminazione di certi alimenti (compresi quelli grassi e ricchi di fibre, o i latticini), mangiare pasti più piccoli e con più frequenza, bere molta acqua e fare esercizio fisico. In casi estremi, può essere richiesto un intervento chirurgico.

Le persone affette dal morbo di Crohn sono anche quelle a più alto rischio di sviluppare il tumore al colon, che è il motivo per cui è importante recarsi dal medico per capire i motivi della presenza di sangue nelle feci e iniziare un trattamento il più rapidamente possibile.

Come si diagnostica il sangue nelle feci?

È importante avere un medico che valuti qualsiasi sanguinamento nelle feci. Tutti i dettagli che si possono dare sul sanguinamento lo aiuteranno a localizzare da dove provenga. Ad esempio, se la fece è nera e catramosa, probabilmente è in atto un’ulcera o un altro problema nella parte superiore del tratto digestivo. Una stria di sangue vivo indica un problema nella parte inferiore del tubo digerente, come emorroidi o diverticolite.

Dopo aver spiegato al medico tutti i sintomi e aver fatto una visita, gli esami che potrebbe prescrivere includono:

  • La lavanda naso gastrica: un test che può dare informazioni sul fatto che il sanguinamento sia nel tratto digestivo superiore o inferiore. La procedura comporta la rimozione del contenuto dello stomaco attraverso un tubo inserito nello stesso attraverso il naso. Se lo stomaco non contiene tracce di sangue, il sanguinamento può venir arrestato.
  • Esofago-gastro-duodenoscopia: una procedura che prevede l’inserimento di un endoscopio, o tubo flessibile, con una piccola telecamera alla fine, attraverso la bocca e l’esofago allo stomaco e al duodeno. Il medico può utilizzare questo mezzo per cercare la fonte del sanguinamento. L’endoscopia può venir utilizzata anche per raccogliere piccoli campioni di tessuto per l’esame al microscopio (biopsia).
  • Colonscopia: una procedura simile alla precedente, tranne che il tubo viene inserito attraverso il retto per visualizzare il colon. La colonscopia può venir utilizzata per raccogliere campioni di tessuto per la biopsia.
  • Enteroscopia: una procedura utilizzata per esaminare l’intestino tenue. In alcuni casi, si tratta di deglutire una capsula con una piccola telecamera all’interno che trasmette immagini su un video, passando attraverso il tratto digerente.
  • Raggi X al bario: una procedura che utilizza un materiale di contrasto chiamato bario per permettere di rendere visualizzabile il tratto digestivo su una radiografia. Il bario può essere sia ingerito che inserito dal retto.
  • Scansione radionuclidi: una procedura che comporta l’iniezione di piccole quantità di materiale radioattivo in una vena, utilizzando una speciale macchina fotografica per vedere le immagini del flusso sanguigno nel tratto digestivo per rilevare il tratto in cui sta avvenendo il sanguinamento.
  • Angiografia: un procedura che comporta l’iniezione di un colorante speciale in una vena, che rende i vasi sanguigni visibili su una radiografia o tomografia computerizzata. La procedura rileva il sanguinamento come perdite colorate fuori dai vasi sanguigni nel sito di sanguinamento.
  • Laparotomia: una procedura chirurgica in cui il medico apre l’addome per esaminarlo. Questa potrebbe rivelarsi necessaria se altri test non riescono a trovare la causa del sanguinamento.
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