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A chi rivolgersi in caso di afasia progressiva?

A mio suocero, un uomo di 76 anni molto dinamico, hanno diagnosticato l'afasia progressiva. Ci siamo accorti per le sue difficoltà di espressione e per l'inconsueto modo di isolarsi da ogni discussione. Sembra che non ci siano cure. Volevo sapere se si stanno effettuando ricerche per combattere queste malattie rare e magari se è possibile iscriversi per partecipare alla sperimentazione di nuovi farmaci. A chi rivolgersi?

L'afasia progressiva primaria fa parte delle cosiddette malattie degenerative ad esordio in età adulta. L'andamento è graduale con lento e progressivo peggioramento del disturbo del linguaggio.

A differenza dei disturbi di linguaggio che derivano da fatti acuti come l'ictus, in cui, dopo l'evento acuto, si può tentare una riabilitazione con un tentativo di recupero parziale o talora quasi globale, nell'afasia progressiva primaria si ha un lento inesorabile peggioramento e, con il tempo, si associa un decadimento delle funzioni cognitive (memoria, orientamento spazio-temporale) determinando clinicamente un quadro di demenza.

La terapia è per il momento, nelle fasi iniziali, di tipo logopedico a scopo riabilitativo e di mantenimento e, nel caso di associazione con decadimento cognitivo globale, gli stessi farmaci utilizzati nelle forme di demenza.

Per quanto riguarda terapie farmacologiche, gli forzi sperimentali vanno verso lo sviluppo di principi attivi che tenterebbero di agire su uno dei meccanismi degenerativi, l'accumulo delle cosiddette proteine Tau, cioè l'accumulo anormale di una sostanza che danneggia il sistema nervoso, lo stesso in pratica alla base anche della malattia di Alzheimer. Non sono ancora chiariti i precisi meccanismi che inducono tale accumulo.

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Risposta a cura di:
Dr. Giovanna Bellini
Dr.ssa Giovanna Bellini
Livorno - Viale Alfieri
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