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Carcinoma duttale invasivo

Carcinoma duttale invasivo
Curatore scientifico
Dr. Carlo Pastore
Specialità del contenuto
Oncologia Senologia

Cos'è

Tra i tumori più frequenti che attaccano il seno, si può annoverare il carcinoma duttale invasivo che, con il 75% di incidenza, rappresenta la minaccia più devastante per le donne. 

Sintomi

Innanzitutto, i sintomi di un carcinoma duttale invasivo possono essere:
  • le dimensioni del seno e il cambiamento della sua forma;
  • uno strano ispessimento della pelle della mammella;
  • la comparsa di uno o più noduli al seno o la presenza di cisti al seno;
  • le secrezioni dal capezzolo o a livello dell’aureola;
  • rigonfiamenti anomali sotto l’ascella;
  • dolori all’ascella;
  • dolori al seno.
Effettuando una mammografia, si potranno individuare per tempo i carcinomi mammari che potrebbero venir rimossi senza grandi complicanze. Durante questo esame di screening, potrebbero presentarsi delle piccole macchie bianche, indicative della presenza di micro-calcificazioni nei dotti, e quindi rilevanti un carcinoma duttale invasivo.

Tipologie

Esistono 3 tipi di carcinoma duttale infiltrante, classificati in base alla formazione dei tubuli, all’intensità delle atipie nucleari e all’entità dell’ipercromatismo delle mitosi:
  • Differenziazione G1 – Alto grado.
  • Differenziazione G2 – Medio grado.
  • Differenziazione G3 – Basso grado.

Esami

Dopo che il ginecologo avrà eseguito un esame clinico, il primo test che si dovrà effettuare sarà una mammografia, seguita da un’ecografia alle aree ascellari e al collo, zone di drenaggio e ovviamente al seno. Se si rileva subito la presenza di una massa sospetta, sarà il caso di eseguire anche una risonanza magnetica, che permetterà di circoscrivere in modo più netto la zona tumorale.

Il metodo migliore per definire il tipo di tumore al quale ci si dovrà rapportare, è la biopsia, che verrà eseguita in modi diversi in base alla presenza di:
  • Un nodulo: esame istologico o esame citologico;
  • Secrezione dal capezzolo: esame citologico;
  • Micro-calcificazioni: mammotome, ovvero una biopsia stereo tattica.

Prognosi

Per sconfiggere questo tipo di tumore, la mastectomia è il primo trattamento chirurgico che viene consigliato. Qualche volta, la persona soggetta alla patologia in questione deve sottoporsi a delle sedute di chemioterapia o ad una terapia anti-ormonale, che hanno lo scopo di diminuire la massa tumorale ed evitare un’operazione troppo importante.

Alle volte è necessario un pretrattamento chirurgico perché la zona interessata dal tumore non permette un intervento chirurgico immediato, come per esempio nella zona sotto l’ascella.

Gli interventi chirurgici che si possono effettuare sono i seguenti:
  • Mastectomia totale: asportazione di tutto il seno;
  • Tumorectomia o quadrantectomia: asportazione parziale del seno.
La scelta del tipo di intervento da eseguire dipende da diversi fattori, quali:
  • la grandezza del seno della paziente;
  • il tipo di tumore;
  • il tessuto attorno al tumore che dovrà essere rimosso;
  • l’ubicazione del tumore nel seno.
Dopo aver subito una mastectomia, la paziente può decidere se vuole ricostruire il seno durante o dopo l’intervento di rimozione del tumore.

Una particolare attenzione da parte del chirurgo sarà quella di pulire bene i margini di tessuto sano che circonda il tumore, questo per evitare che si riformi la stessa patologia nello stesso punto. Dopo l’intervento, solitamente viene rifatto un esame istologico per appurare che la zona sia interamente pulita.

Se il tumore dovesse risultare invasivo, i linfonodi all’ascella andranno rimossi e successivamente analizzati per capire se contengono anch’essi cellule tumorali. Il sistema linfatico, infatti, parte proprio dai linfonodi dell’ascella, per poi filtrare lungo gli altri linfonodi sparsi nel corpo. 

Trattamenti

Le terapie precauzionali che possono essere consigliate per evitare che si riformi il tumore al seno, possono essere:
  • Radioterapia;
  • Chemioterapia;
  • Terapia biologica mirata;
  • Terapia anti-ormonale o endocrina.

Percentuale di sopravvivenza

La sopravvivenza a 5 anni varia dal 75% per il I grado, al 53% per il II grado, al 31% per il III grado. Le forme nettamente prevalenti sono le G3.
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