Quando un bambino ha bisogno dello psicologo?

Anna Nascimben | Editor

Ultimo aggiornamento – 10 Maggio, 2024

Terapeuta con bambino mostra un'immagine

Come accorgersi se proprio figlio necessita di un supporto psicologico? Quali le situazioni di rischio che potrebbero rendere necessaria una terapia di questo tipo e perché può essere utile? 

Scopriamo quando un bambino ha bisogno dello psicologo e quali sono le situazioni più comuni che richiedono la presenza di questa figura professionale.

Quando un bambino ha bisogno dello psicologo e perché

Lo psicologo infantile è una figura professionale fondamentale che può aiutare il bambino nel suo percorso di crescita e in occasione di alcuni eventi improvvisi e traumatici che ne mettono a dura prova la sua quotidianità.

Lo psicologo infantile è il profilo adatto nel caso in cui vi siano delle situazioni di difficoltà emotiva, di disagio, dei comportamenti anomali o delle problematiche nello sviluppo relazionale, inoltre esso rappresenta un valido punto di riferimento in occasione di alcuni momenti particolarmente critici.

In questa categoria rientrano, ad esempio:

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Oltre a questi episodi specifici che, a causa della loro portata traumatica, possono incidere negativamente sul benessere mentale del bambino, vi sono altre occasioni non strettamente legate a eventi in particolare, che possono richiedere la presenza di un percorso psicologico.

Quando il bambino perde la sua serenità, fatica a costruire delle relazioni sociali soddisfacenti, mostra frequenti sentimenti quali irritabilità, nervosismo, frustrazione, aggressività, apatia e inappetenza, allora può essere indicato contattare un professionista.

Quando è necessario uno psicologo infantile?

In genere si consiglia una valutazione dallo psicologo infantile quando i sintomi nel bambino perdurano per più di sei-otto settimane

Questo intervallo di tempo è necessario per comprendere se il disagio è presente solo in forma temporanea, causato magari da una difficoltà di adattamento o da un evento traumatico, oppure se invece esso è stabile.

Oltre alla durata delle manifestazioni, poi, è importante tenere presente quanto i sintomi impattano sulla vita quotidiana del bimbo; se infatti essi mettono a dura prova le attività normali, allora è consigliabile contattare una figura professionale come lo psicologo infantile.


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In aggiunta a queste situazioni di disagio temporaneo, lo psicologo infantile si dimostra la figura di riferimento qualora le problematiche da affrontare si rivelassero più complesse e profonde. 

I disturbi dell'età evolutiva sono un esempio di questa eventualità e per individuarli (e trattarli) con precisione occorre necessariamente sottoporre il bimbo a una valutazione psicologica.

Tra i disturbi maggiormente presenti vi sono ad esempio:

  • i disturbi specifici dell'apprendimento;
  • il disturbo da deficit di attenzione e iperattività;
  • i disturbi dello spettro autistico; 
  • l'enuresi: la fuoriuscita incontrollata di urina durante il sonno notturno può, in alcuni casi, essere causata da traumi e avere, quindi, un'origine psicologica; 
  • i disturbi d'ansia; 
  • i disturbi alimentari: i più comuni sono l'anoressia e la bulimia, tuttavia essi possono includere diverse sfumature.
  • i disturbi da comportamento dirompente: questa categoria riguarda le difficoltà nella gestione delle proprie emozioni e nella regolazione del comportamento e le manifestazioni possono insorgere in relazione a un evento traumatico; 
  • l’encopresi, cioè l'incapacità di trattenere le proprie feci, talvolta può avere una causa psicologica; 
  • i disturbi del sonno, come ad esempio le fobie notturne, il sonnambulismo, gli incubi, la paura di addormentarsi da solo, etc; 
  • l'autolesionismo non suicidario (NSSI): spesso gli episodi di autolesionismo non suicidario insorgono alla presenza di una forte ansia nel bambino e sono causati dalla difficoltà ad esprimere tensioni ed emozioni negative in modo appropriato. Facendosi del male il bambino cerca di incanalare le sensazioni che non riesce a gestire in un modo che, seppur sbagliato gli provoca sollievo. Episodi come morsi, tagli, bruciature e piccoli atti di autolesionismo vanno subito fatti oggetto di attenzione e occorre intervenire prontamente con l'aiuto di uno psicologo infantile o specializzato nell'età della preadolescenza.

I campanelli d'allarme da non sottovalutare

Quando è il caso di portare un bambino dallo psicologo e come accorgersene che c'è qualcosa che non va? 

Non sempre i genitori sono in grado di identificare con prontezza le manifestazioni di disagio emotivo che coinvolgono i propri figli, tuttavia vi sono dei campanelli d'allarme che non andrebbero mai sottovalutati.

Ad esempio, è essenziale fare attenzione ai cambiamenti repentini in qualsiasi circostanza, per esempio i cambiamenti dell'umore, che possono essere fisiologici durante l'adolescenza ma non nell'infanzia; altri comportamenti anomali sono l'inappetenza, la perdita di interesse verso il mondo esterno, le difficoltà scolastiche, la comparsa di disturbi del sonno, di un senso eccessivo di stanchezza e dell'inappetenza.

Alcune fra queste manifestazioni possono comparire anche non in presenza di eventi traumatici facilmente intuibili da parte dei genitori (come ad esempio un lutto in famiglia), ma possono bensì insorgere in relazione a delle difficoltà sperimentate dal bambino all'interno del contesto scolastico e di cui i genitori non sono a conoscenza.

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Altri segnali di rischio a cui fare attenzione possono poi essere:

  • la tendenza del bambino a chiudersi in sé stesso e ad auto isolarsi;
  • il ritardo nell'acquisizione di alcune tappe evolutive che sono considerate fondamentali (come ad esempio l'abbandono del pannolino superati i quattro anni); 
  • la presenza di comportamenti alimentari anomali; 
  • frequenti episodi di rabbia o di aggressività
  • difficoltà scolastiche; 
  • iperattività;
  • presenza di fobie e di paure specifiche;
  • comportamenti regressivi; 
  • abbandono scolastico.

Cosa succede quando un bambino va dallo psicologo

Lo psicologo infantile è una figura esterna alla famiglia che, in virtù delle sue competenze cliniche, è in grado di offrire una valutazione circa lo stato psicologico del bambino e, eventualmente, di fornire il supporto necessario per superare queste difficoltà.

Il percorso con uno psicologo inizia solitamente con un colloquio preliminare a cui partecipano solo i genitori, il quale serve per capire chi siano il bambino e la sua famiglia, le problematiche e le possibili cause che le hanno determinate. 

Poi, il professionista fissa, normalmente, tre incontri con il bambino, in modo da valutare la sua situazione e da farsi un'idea generale degli eventuali disturbi.

Spesso lo psicologo utilizza giochi o si avvale del disegno per cercare di mettere in luce le dinamiche che coinvolgono la mente del bimbo e per rintracciare il suo disagio. Infine, una volta che il quadro si sarà chiarito, lo psicologo procederà a stilare la sua diagnosi e a fornire ai genitori le indicazioni necessarie per mettere in atto una terapia adeguata.

Anna Nascimben | Editor
Scritto da Anna Nascimben | Editor

Con una formazione in Storia dell'Arte e un successivo approfondimento nello studio del Digital Marketing, mi occupo da anni di creare contenuti web. In passato ho collaborato con diversi magazine online scrivendo soprattutto di sport, vita outdoor e alimentazione, tuttavia nel corso del tempo ho sviluppato sempre più attenzione nei confronti di temi come il benessere mentale e la crescita interiore.

a cura di Dr.ssa Maria del Carmen Rostagno
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