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Angina pectoris

Curatore scientifico
Dr. Leon Bertrand
Specialità del contenuto
Cardiologia

Che cos’è l’angina pectoris?

Il termine angina pectoris deriva dal latino e significa "dolore al petto".

Si tratta di una sindrome caratterizzata da un forte dolore nella regione retrosternale, che spesso si può irradiare fino al lato ulnare del braccio sinistro o fino anche alle spalle.

L’angina è un disturbo cardiaco che si presenta quando l’apporto di sangue ai muscoli del cuore è limitato.

Generalmente, si verifica nel momento in cui le arterie che riforniscono il cuore si induriscono e si restringono.

Il principale sintomo dell’angina è un dolore sordo, intenso o fitto nel torace che può a volte diffondersi al braccio sinistro, al collo, alla mascella o alla schiena.

Il dolore è generalmente scatenato da attività fisica o stress e di solito dura solo qualche minuto. La manifestazione di questo tipo di dolore al torace è spesso indicato come attacco anginoso.

Chi è colpito dall’angina pectoris?

L’angina è una malattia comune tra gli adulti di età avanzata. Si pensa possa essere più comune negli uomini che nelle donne, perché in passato molti più uomini fumavano e il fumo è un fattore di rischio.

Quali sono le cause dell’angina pectoris?

L'angina pectoris è causata da una drastica diminuzione del flusso sanguigno verso le cellule del cuore, condizione anche nota come ischemia miocardica transitoria. In questa caso, l'apporto di sangue è insufficiente a soddisfare le esigenze del miocardio.

L'angina pectoris si differenzia dall'infarto perché la prima condizione è reversibile, mentre l'infarto causa la necrosi di una parte del cuore.

Nella maggior parte dei casi, l’angina è causata dall'aterosclerosi, che è una malattia in cui le arterie si induriscono e si restringono a causa di un accumulo di sostanze grasse conosciute come placche, che possono causare una limitazione dell’apporto di sangue al cuore, causando i sintomi dell’angina. 

I fattori di rischio dell’aterosclerosi includono:

  • età avanzata
  • fumo
  • obesità
  • dieta ricca di grassi
Le malattie che colpiscono il normale flusso sanguigno, come l’aterosclerosi, sono conosciute come malattie cardiovascolari.

Quali sono i tipi di angina pectoris?

L'angina pectoris può essere classificata in diversi modi.

La classificazione clinico-prognostica la distingue in 2 tipi: angina pectoris stabile e angina pectoris instabile.

  • Angina pectoris stabile, detta anche da sforzo. Se si ha un’angina pectoris stabile, i sintomi generalmente si sviluppano gradualmente nel tempo e seguono uno schema. Per esempio, i sintomi si possono manifestare solo quando si salgono le scale o se si è sotto stress. I sintomi dell’angina stabile durano pochi minuti e possono essere alleviati assumendo un farmaco chiamato nitroglicerina. L’angina stabile non è mortale in sé, tuttavia, è un segno che deve far pensare a un alto rischio di altre malattie, come un attacco di cuore o un colpo apoplettico.
  • Angina pectoris instabile, o sindrome pre-infartuale. In casi di angina instabile, i sintomi si sviluppano rapidamente, possono persistere anche a riposo e durare più di 30 minuti. I sintomi dell’angina instabile potrebbero anche persistere nonostante l’assunzione della nitroglicerina e potrebbero manifestarsi anche dopo avere avuto prima i sintomi dell’angina stabile. Questa forma è la più pericolosa e si può a sua volta dividere in ischemia silente, caratterizzata da una discrepanza tra consumo e apporto di ossigeno al miocardio, e angina variante di prinzmetal, che prevede la comparsa di angina a riposo e non durante forzi fisici impegnativi. L'angina instabile può presentarsi anche in persone che non hanno precedenti della malattia in famiglia. L’angina instabile deve essere considerata come emergenza medica, perché è segno che la funzione del cuore sta manifestando rapidamente dei problemi, aumentando il rischio di avere un attacco di cuore o un colpo apoplettico. L’angina instabile può essere trattata con farmaci e chirurgia.
Le varie forme di angina pectoris si possono distinguere anche attraverso criteri descrittivi:

  • angina da freddo, causata dall'esposizione a basse temperature, da vasocostrizione coronarica e aumento della pressione arteriosa;
  • angina postprandiale, insorge con sforzi di lieve entità effettuati dopo pranzo, in genere è indice di una malattia coronarica grave;
  • angina da stress, dovuta a situazioni di forte stress emotivo;
  • angina da decubito, causata dalla posizione clinostatica, che aggrava il lavoro cardiaco mediante aumento del precarico;
  • angina microvascolare, o sindrome x, caratterizzata da episodi di ischemia miocardica, in mancanza di lesioni aterosclerotiche.

Angina Pectoris: i sintomi

Tra i sintomi dell'angina pectoris il più comune è una sensazione di fastidio nel torace.

Il dolore può essere fitto, sordo o intenso e scompare dopo pochi minuti. Questo tipo di angina è conosciuto come angina stabile. Il dolore può diffondersi dal torace al braccio destro, al collo, alla mascella o alla schiena e segue l’attività fisica o uno stress emozionale.

In alcuni casi, il dolore può anche svilupparsi dopo aver mangiato un pasto o quando la temperatura è molto fredda. Le persone affette da angina possono avere anche i seguenti sintomi:

La manifestazione dei sintomi dell’angina è a volte conosciuto come attacco d’angina.

I sintomi dell’angina instabile sono gli stessi dell’angina stabile, ma non seguono lo schema usuale. Per esempio, nell’angina instabile i sintomi:

  • possono svilupparsi senza alcuna causa scatenante
  • possono persistere anche se si è a riposo
  • possono durare più di 5 minuti
  • possono non migliorare con la nitroglicerina

Da cosa è causato il dolore?

Il sangue trasporta ossigeno ed elementi nutritivi in tutto il corpo alle cellule, per poi caricarsi dei prodotti di scarto delle stesse.

Quando l'apporto di sangue scarseggia, i tessuti vanno in sofferenza e accumulano sostanze tossiche, note come metaboliti tossici.

Questa complicazione è captata dai chemorecettori cardiaci, che inviano un segnale al sistema nervoso centrale, che a sua volta lo codifica in dolore.

Questo meccanismo permette quindi l'insorgenza di un segnale di avviso, nonostante il cuore sia privo di terminazione nervose sensitive.

Come si distingue un attacco di angina pectoris?

L'attacco di angina pectoris può essere classificato in base a 4 caratteristiche:

  1. localizzazione, in genere situato nella regione retro-sternale medio-superiore oppure in tutta l'area toracica fino a collo, mandibola, arto superiore sinistro, mani e spalle;
  2. qualità, variabile da oppressivo, costrittivo, soffocante;
  3. durata, da pochi secondi a 15 minuti, se si superano i 20 minuti è considerato infarto al miocardio;
  4. frequenza, che può essere sporadica, regolare, irregolare o frequente.

Quali sono le complicazioni dell’angina pectoris?

La maggiore preoccupazione per le persone affette da angina è che la loro aterosclerosi possa peggiorare, conducendo al blocco dell’apporto del sangue al cuore e causando un colpo apoplettico.

È importante mettere in rilievo che si può ridurre in modo considerevole il rischio di sviluppo di complicazioni effettuando una serie di cambiamenti nel proprio stile di vita. Per esempio, se si è obesi o si fuma e si riesce a smettere di fumare e a raggiungere un peso sano, i rischi sono ridotti.

Come si cura l’angina pectoris?

Ci sono 3 obiettivi principali nel trattare l’angina e sono:

  • rilevare i sintomi durante un attacco di angina
  • ridurre il numero di attacchi di angina di una persona
  • prevenire la limitazione dell’apporto di sangue al cuore che può provocare un attacco cardiaco o un colpo apoplettico
Alcuni farmaci possono essere usati per raggiungere questi obiettivi. La chirurgia è raccomandata se i sintomi di una persona non rispondono ad altre forme di trattamento. Ci sono 2 tipi di tecniche chirurgiche usate per trattare l’angina e sono:

  • bypass aortico coronario: dove una sezione del vaso sanguigno viene prelevato da un’altra parte del corpo e usato per deviare il flusso sanguigno oltre la sezione bloccata o ristretta dell’arteria
  • angioplastica: dove la sezione ristretta dell’arteria è allargata usando un piccolo tubicino chiamato stent

Angina pectoris microvascolare

Alcuni pazienti con diagnosi di angina pectoris, dal 10 al 30% dei casi diagnosticati, presentano coronarie normali all’angiografia.

In questi casi, è l’aumentata vasocostrizione del circolo microcoronarico ad essere responsabile della disfunzione, come hanno dimostrato numerosi studi effettuati in proposito. In questi casi, si parla di angina microvascolare o AMV. L’AMV può essere di tipo primario o secondario.

AMV primaria

È simile all’angina da sforzo e conosciuta come sindrome X cardiaca, perchè si presenta con una triade caratteristica di sintomi:

  • angina da sforzo
  • ischemia cardiaca evidente all’ECG o allo stress test
  • arterie coronarie normali all’angiografia coronarica
Questi sintomi tuttavia non sono specifici e dovranno sempre essere confermati da una diagnosi differenziale con esami del circolo microcoronarico. 

L’AMV primaria è, comunque, sempre dovuta ad un’ischemia cardiaca indotta da disfunzioni rilevabili a livello del microcircolo coronarico, anche quando le disfunzioni sono difficilmente rilevabili o riconducibili ad evidenti alterazioni cinetiche, rilevabili all’ecocardiogramma, di una regione miocardica.

L’AMV secondaria è così definita perchè si manifesta come conseguenza di specifiche malattie cardiache, come le miocardiopatie o sistemiche, come le collagenopatie.

Trattamento

Vista la prognosi, generalmente favorevole, il trattamento è soprattutto di tipo sintomatico.

La strategia terapeutica in questi pazienti è mirata a migliorare la funzione del microcircolo o a ridurre la percezione del dolore toracico. I farmaci anti-ischemici costituiscono la prima forma di terapia, ma poichè spesso non risultano soddisfacenti sono state proposte diverse alternative terapeutiche.

Tra gli anti-ischemici tradizionali sono molto usati i beta bloccanti, una classe di farmaci che ha la proprietà di inibire i recettori beta adrenergici, cioè i recettori delle proteine che legano l’adrenalina e la noradrenalina.

Adrenalina e noradrenalina sono i neurotrasmettitori del sistema nervoso simpatico e agiscono, tra l’altro, sulla contrazione del cuore e sulla dilatazione dei vasi coronarici.

Alcuni betabloccanti, come l’atenololo, si sono dimostrati efficaci nel ridurre gli episodi anginosi.

Altri farmaci normalmente usati, come i nitrati, la nitroglicerina in cerotti o piccole compresse sublinguali, si sono rivelati di scarso effetto in circa la metà dei pazienti.

Terapie meno tradizionali prevedono l’uso dei calcio-antagonisti. Questi farmaci possono migliorare il flusso coronarico nei pazienti con sindrome X, in quanto causano dilatazione anche dei piccoli vasi.

Il quadro diagnostico generale dimostra che il trattamento dell’AMV è difficile e che deve essere personalizzato per ciascun paziente, altrimenti si rischia una scelta che può allungare i tempi ed aumentare l’insoddisfazione dei pazienti, prima di trovare la terapia più funzionale.

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