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Onicofagia

Onicofagia
Curatore scientifico
Dr. Martina Valizzone
Specialità del contenuto
Dermatologia Psicologia

Cos'è l'onicofagia?

Onicofagia è il termine medico con il quale viene indicata l’abitudine di mangiarsi o rosicchiarsi le unghie di mani e/o piedi. 

In ambito psichiatrico questo disturbo, viene classificato tra i disturbi del controllo degli impulsi o disturbi ossessivo compulsivi. Si tratta di patologie caratterizzate da pensieri, impulsi o immagini mentali percepite da chi ne soffre come intrusive, e da comportamenti ripetitivi o azioni mentali chiamate compulsioni che hanno lo scopo di alleviare (momentaneamente) il disagio provocato dai pensieri ossessivi.

L’onicofagia viene infatti utilizzata inconsapevolmente dal soggetto come una strategia per alleviare l’ansia, lo stress e le tensioni della vita quotidiana.

Quali sono le cause dell'onicofagia?

I fattori in grado di scatenare l’onicofagia sono per lo più di origine psicologica, ai quali si possono aggiungere anche fattori di natura ambientale o biologica.

Tra le cause principali citiamo:

  • ansia e stress: l’onicofagia si manifesta soprattutto in periodi di forte stress emotivo o ansia, come strategia per ridurre la tensione. Questo comportamento reiterato nel tempo rischia di sfociare in uno schema comportamentale fisso e ripetitivo con il quale l’individuo da sfogo alle proprie frustrazioni. L’onicofagia solitamente si manifesta nei bambini come risposta alle aspettative eccessive cui sono sottoposti, come conseguenza del timore di perdere l’attenzione dei propri genitori o a causa di periodi di forte stress o tensioni in ambito familiare.
  • autolesionismo: diversi ricercatori riconducono l’onicofagia ad una pulsione aggressiva che viene rivolta verso se stessi, una strategia per incanalare la rabbia e le frustrazioni riversandole verso di sé piuttosto che all’esterno.
  • emulazione: spesso i bambini imparano a mangiarsi le unghie semplicemente imitando i gesti delle persone (in particolare gli adulti di riferimento) che gli sono accanto, senza che vi sia alcun disagio di natura psicologica.
  • noia: la noia di per sè non è un fattore determinante, ma per chi soffre di onicofagia può essere estremamente difficile controllare lo stimolo a mangiarsi le unghie durante i momenti di inattività, è proprio in questi momenti (davanti alla TV o sdraiati sul divano) che vengono più frequentemente messi in atto simili comportamenti. 

Quali sono le conseguenze?

Mangiarsi le unghie può portare a sanguinamento e arrossamento del letto ungueale, dolore nella parte interessata da questi fenomeni e portare al danneggiamento dell'eponichio, la parte di pelle presente alla base e ai lati dell'unghia, detta anche cuticola

Quando le cuticole sono rimosse in maniera impropria, è più probabile che queste diano luogo a processi infiammatori di tipo batterico o virale, quindi ad onicomicosi, paronichia e patereccio meglio noto come giradito. 

Quest'abitudine fa sempre male all'organismo, in molteplici modi. Nei casi più gravi o gravissimi di onicofagia, poi, si manifestano problemi ad organi ed apparati non connessi alle sole unghie o dita della mano.

L'onicofagia è inoltre correlata ad alcune patologie dentali e dei tessuti parodontali. Mangiare le unghie può portare a lesioni gengivali, usura degli incisivi, riassorbimento radicolare apicale e malocclusione dei denti anteriori, oltre a facilitare la diffusione di infezioni alla bocca e di carie, in quanto viene intaccata la sostanza adamantina.

Mangiarsi le unghie può comportare conseguenze negative anche a carico dell’apparato digerente: l’ingestione ripetuta dei residui ungueali è infatti in grado di provocare disturbi allo stomaco.

Infine, la persistenza del disturbo può arrivare ad interferire anche con la normale crescita delle unghie e comportare gravi deformazioni delle dita.

Come smettere di mangiarsi le unghie?

Riconoscere le cause che scatenano l’onicofagia negli adulti e nei bambini, è il primo passo da compiere per superare il disturbo. Non sempre le cause sottostanti l’onicofagia sono di carattere psicologico in molti casi si tratta del risultato di una cattiva abitudine consolidata nel tempo.

Dal momento che molti soggetti si rifugiano in questo tipo di comportamento nel tentativo di placare l’ansia o lo stress, è possibile provare a sostituire l’abitudine di mangiarsi le unghie con un'attività meno invasiva, come rigirarsi i pollici, tenere le mani in tasca o picchiettare con le dita. Altri rimedi molto utilizzati nel tentativo di smettere di mangiarsi le unghie riguardano l’applicazione topica di creme, unguenti o smalti dal gusto amaro per tentare di scoraggiare il comportamento onicofagico. 

Quali sono i rimedi per l'onicofagia?

I trattamenti per l’onicofagia variano a seconda del grado e della severità del problema.

Le terapie locali, come l'applicazione di rimedi topici, la ricostruzione delle unghie o una manicure frequente, possono avere un'efficacia variabile e purtroppo spesso solo temporanea.

Se l’abitudine a mangiarsi le unghie non riesce ad essere vinta con l’utilizzo di queste strategie è più opportuno parlare di compulsione, condizione che descrive casi di onicofagia severa per i quali è consigliabile rivolgersi all’aiuto di un professionista psicologo o psicoterapeuta, che confermi la diagnosi e approfondisca le ragioni alla base del disturbo.

Potrebbe anche essere necessario richiedere un consulto con un dermatologo per valutare un eventuale trattamento medico o farmacologico utile a ridurre gli effetti dell’onicofagia.

Diverse ricerche hanno mostrato l’efficacia di terapie a base di farmaci antidepressivi, prescritti anche nella cura della tricotillomania e del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD), in grado di ridurre la compulsione a mangiarsi le unghie. Un'altra opzione di trattamento  prevede l’assunzione di vitamina B7, in grado di ridurre l'impulso a mordere le unghie grazie alla sua azione sulla serotonina, ormone che controlla l’umore e l’aggressività.

In ogni caso, il consiglio è sempre quello di rivolgersi al proprio medico curante per valutare le opzioni terapeutiche più efficaci a seconda del caso specifico.

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