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IgG (immunoglobuline G)

IgG Antigene per il Covid-19 in 3D nel Plasma del Sangue
Curatore scientifico
Dr.ssa Gloria Negri
Specialità del contenuto
Ematologia

Cosa sono le immunoglobuline

Le immunoglobuline o IG sono una superfamiglia di proteine presenti nel siero del sangue che condividono una particolare struttura, benché siano coinvolte in meccanismi e funzioni cellulari diversi. A tale superfamiglia appartengono le alfa-globuline, le beta-globuline e le gamma-globuline. Queste ultime, chiamate così per la somiglianza strutturale alla lettera greca gamma (γ), rientrano nella categoria degli anticorpi, si tratta cioè di particolari immunoglobuline con un ruolo attivo nel sistema immunitario.

Essi sono infatti deputati al riconoscimento di virus, batteri o allergeni attraverso il loro legame specifico con un epitopo, ossia una particolare porzione di un antigene, rappresentato da una qualsiasi molecola che il sistema immunitario riconosce come estranea all’organismo. In seguito a questo legame si attivano particolari meccanismi cellulari deputati all'eliminazione di tali agenti estranei all'organismo.

Cosa sono le IgG

Le gamma globuline ad azione anticorpale presenti nel siero sanguigno comprendono:

  • IgA, rappresentano solo il 10-15% delle immunoglobuline sieriche totali e sono presenti soprattutto nelle secrezioni esterne, come latte, saliva, lacrime e muco tracheobronchiale, genitourinario e digestivo. Difendono da infezioni locali interagendo con antigeni di grosse dimensioni presenti nelle mucose;
  • IgE, presenti a concentrazioni estremamente basse (0,3 μg/ml) e mediano le reazioni di anafilassi associate alle allergie come febbre da fieno, asma, orticaria e shock anafilattico;
  • IgG,  sono la classe di immunoglobuline più abbondanti nel siero: rappresentano infatti più dell’80% delle Ig sieriche totali. Le IgG costituiscono il fulcro della risposta immunitaria secondaria: intervengono infatti nei casi in cui vi sia un secondo contatto incontro con l'antigene e sono indicativi del fatto che una certa infezione si sia già verificata in passato;
  • IgM, rappresentano il 5-10% delle immunoglobuline totali presenti nel siero. Le IgM sono la prima classe di immunoglobuline prodotte nel corso della risposta immunitaria primaria verso un antigene ed indicano che un'infezione è in corso;
  • IgD, rappresentano circa lo 0,2% del totale delle immunoglobuline sieriche e sono state identificate per la prima volta in un paziente affetto da mieloma multiplo. Ad oggi le loro funzioni effettrici non sono ancora state identificate.
Nel siero normale, circa l'80% è immunoglobulina di tipo G, nota anche appunto come IgG: esse costituiscono quindi la tipologia più comune. Le IgG sono le protagoniste delle risposte immunitarie secondarie, ovvero quelle che avvengono nei casi di un secondo incontro con un dato antigene. Esse costituiscono pertanto la principale tipologia di anticorpo presente nel sangue e nel fluido extracellulare, he consente di controllare e contrastare diversi tipi di infezioni, virali, batteriche o micotiche, nei vari tessuti del corpo anche grazie alle specialità delle varie sottoclassi che le compongono: ovvero IgG1, IgG2, IgG3 ed IgG4.

Infine, alti livelli di IgG possono essere dovute ad alterazioni clonali e policlonali e caratterizzano, come per esempio nel caso del mieloma multiplo, ma un picco di gamma globuline è riscontrabile anche in caso di gammopatie monoclonali, come accade in presenza di alcuni tipi di neoplasie del sangue. Bassi livelli di immunoglobuline si identificano, invece, in pazienti con carenze congenite.

A cosa servono le IgG

Come si diceva, le immunoglobuline G costituiscono la più abbondante tipologia di anticorpo presente nel sangue e nei fluidi extracellulari, che legandosi consentono a un particolare antigene di proteggere il corpo da infezioni causate da agenti patogeni, come virus, batteri e funghi.

Esse ricoprono quindi una funzione difensiva particolarmente efficace: essendo in grado di neutralizzare le tossine, di impedire ai virus di penetrare nelle cellule e riprodursi e, infine, di facilitare l'eliminazione del batteri; tutto ciò si verifica anche grazie alla velocità di produzione immunoglobulinica: le IgG compaiono infatti già 24-48 ore dopo la stimolazione antigenica!

IgG e gravidanza


Nel periodo della gravidanza, la donna incinta trasmette al feto le proprie immunoglobuline di tipo G mediante la placenta, conferendo a quest’ultimo una naturale immunità durante i primi mesi di vita.

Le IgG trasmesse dalla madre al feto attraverso la barriera placentare forniscono quindi al neonato un'immunità naturale prima dello sviluppo vero e proprio del suo sistema immunitario. Successivamente al parto, la madre continua a fornire al figlio ulteriore protezione attraverso il colostro che contiene un'alta percentuale di IgG.

Pertanto, nei primi sei mesi di vita, il neonato possiede gli stessi anticorpi della madre ed è in grado di difendersi da tutti gli antigeni che la madre ha incontrato nella sua vita e anche quelli per cui la madre è stata immunizzata attraverso la vaccinazioni. Questa protezione è garantita fino a quando questi anticorpi risultano degradati. Questo repertorio immunologico risulta fondamentale per i neonati che risultano infatti molto sensibili alle infezioni, soprattutto all'apparato respiratorio e digerente.

IgG e reazioni allergiche

Le IgG risultano anche coinvolte nella regolazione delle reazioni allergiche. In dettaglio, gli anticorpi IgG possono prevenire l'anafilassi mediata dalle IgE intercettando un allergene specifico prima ad esso si leghino le IgE.

Di conseguenza, gli anticorpi igG bloccano l'anafilassi sistemica indotta da piccole quantità di antigene che il corpo riconosce come pericolosi quando non lo sono realmente, come i pollini, ma possono regolare negativamente anche l'anafilassi sistemica indotta da grandi quantità degli stessi antigeni.

Test per igG

La misurazione dell'immunoglobulina della classe igG può costituire uno strumento diagnostico per determinate condizioni patologiche , come per esempio l'epatite autoimmune.

Generalmente, i livelli di anticorpi IgG misurati sono considerati indicativi dello stato di immunizzazione di un individuo rispetto a particolari patogeni: la ricerca delle igG specifiche per i virus del morbillo, alla parotite e alla rosolia, ma anche al virus dell'epatite B e alla varicella ci forniscono informazioni sulla nostra capacità di rispondere a tali agenti patogeni (immunità sierologica). 

IgG e test sierologico

Per quanto riguarda le immunoglobuline e il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2, le immunoglobuline di tipo G o IgG risultano prodotte successivamente all'infezione e sono rintracciabili nel sangue dopo un paio di settimane dal contatto col virus.

Esse dunque sono di grande importanza per comprendere se si ha contratto il coronavirus, dato che ancora molte persone che si ammalano di COVID-19 mostrano sintomi blandi o risultano addirittura asintomatiche.

Differenza tra igG e igM

Esiste delle sostanziali differenze tra igG e igM relative alla loro tempistica di produzione e di azione a seguito del contatto con un agente patogeno.
 
  • Le IgG, infatti, aumentano dopo qualche settimana dall’infezione, per poi diminuire gradualmente. Le IgG consentono di sviluppare una risposta immunitaria secondaria, ossia deputata a proteggere l’organismo da eventuali successive esposizioni a quel medesimo antigene. Costituiscono in sintesi la memoria storica del sistema immunitario, tenendo traccia dei microrganismi infetti con cui si è entrati in contatto, ed è quindi pronto a neutralizzarli in caso di infezioni successive. La presenza delle IgG indica dunque che una certa infezione si è già verificata in passato.
  • le IgM indicano che un'infezione è in atto per la prima volta ovvero che il sistema immunitario è venuto a contatto con un dato antigene per la prima volta. Le IgM sono rintracciabili nel siero sanguigno dopo circa 10 giorni dal contatto con il patogeno e la loro produzione aumenta per qualche settimana per poi calare: in questo arco temporale subentrano le igG. Le igM possono però comunque essere rilevate nel sangue fino anche a 4 mesi.
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