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Ischemia cerebrale

Curatore scientifico
Dr. Leon Bertrand
Specialità del contenuto
Cardiologia

Cos'è l'ischemia cerebrale?

L’ischemia cerebrale si verifica quando si riduce l’apporto di sangue al cervello, con conseguente:

  • mancata ossigenazione del tessuto;
  • impossibilità di far fronte ai bisogni metabolici delle cellule;
  • danno e/o morte delle cellule che compongono il tessuto, a causa della mancanza di ossigeno e di altre molecole utili a garantirne il funzionamento.

In base alla durata dell’interruzione del flusso sanguigno, si possono distinguere: 

  • ischemia cerebrale transitoria o attacco ischemico transitorio (TIA), con sintomi della durata di secondi o minuti e comunque mai più duraturi di 24 ore;
  • ictus ischemico, con una durata dei sintomi maggiore di 24 ore.

L’ictus è la condizione in cui si verifica la morte delle cellule, a cui ci si riferisce anche con il termine infarto (nella fattispecie si parla di infarto cerebrale). L’ictus è definito ischemico quando dovuto ad ischemia, appunto, e ictus emorragico quando dovuto ad emorragia.

In base all’estensione della zona colpita da ischemia, si distinguono:

  • ischemia cerebrale focale, che interessa un’area limitata del cervello;
  • ischemia cerebrale globale, che coinvolge più aree del cervello.

Inoltre, si distinguono una forma acuta e una forma cronica di ischemia cerebrale:

  • ischemia cerebrale acuta, indica la condizione che insorge improvvisamente e in modo isolato;
  • ischemia cerebrale cronica, indica la condizione in cui nel soggetto, nel tempo, si presentano diversi episodi ischemici (anche non sintomatici, ma riscontrabili attraverso tecniche diagnostiche di immagine).

Quali sono i sintomi e i sintomi premonitori?

Poco prima dell’ischemia cerebrale e durante l’episodio ischemico, si possono manifestare sintomi di intensità variabile, poiché essi dipendono dalla gravità dell’ischemia (cioè se sono sintomi di un TIA o sintomi d’infarto cerebrale), che comprendono:

  • cefalea improvvisa e intensa;
  • vertigini (sempre associate ad altri sintomi);
  • difetti della visione o cecità;
  • difficoltà di linguaggio;
  • difficoltà di coordinazione motoria o emiparesi;
  • debolezza o perdita di coscienza.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Le cause di ischemia cerebrale sono rappresentate da tutti quei fenomeni che non consentono un adeguato flusso del sangue attraverso i vasi, quali:

  • presenza di trombi, cioè di un’ostruzione solida del lume dei vasi che può avvenire in tutto il sistema circolatorio e non solo nei vasi del cervello (trombosi cerebrale);
  • presenza di emboli gassosi o non gassosi, cioè di un’ostruzione dei vasi sanguigni costituita da un coagulo di gas, di batteri, di cellule neoplastiche o di altre sostanze;
  • aterosclerosi, che riduce il lume dei vasi sanguigni;
  • aderenze dei vasi sanguigni;
  • ipotensione, che non permette un adeguato apporto di sangue.

Costituiscono fattori di rischio:

  • ipertensione e malattie cardiovascolari;
  • diabete;
  • fumo;
  • obesità;
  • gravidanza complicata o asfissia del feto durante il travaglio o altri fattori legati a gravidanza e parto che espongono al rischio di ischemia cerebrale nel neonato;
  • alcune malattie genetiche;
  • tumori;
  • utilizzo di alcuni farmaci;
  • abuso di alcol o droghe.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi si effettua con l’esame obiettivo del paziente e si conferma attraverso i risultati di alcuni esami, quali:

Il paziente viene anche sottoposto a:

Quali sono le conseguenze?

Le conseguenze dell’ischemia cerebrale dipendono da:

  • quanto tempo il cervello rimane senza ossigeno;
  • quanti vasi non consentono al sangue di fluire;
  • presenza di vasi collaterali che possono aggirare il blocco e portare sangue al tessuto;
  • l’area del cervello interessata dall’ischemia.

Più a lungo il cervello rimane senza ossigeno e maggiore è il numero di vasi sanguigni attraverso cui non fluisce il sangue, più è esteso e grave il danno prodotto, soprattutto se l’interruzione del flusso sanguigno avviene in aree del cervello deputate a elaborare e coordinare funzioni essenziali per l’organismo.

I danni conseguenti all’ischemia cerebrale possono essere:

  • reversibili al cervello, con compromissione temporanea di alcune funzioni;
  • irreversibili al cervello, con compromissione permanente di alcune funzioni;
  • arresto cardiorespiratorio.

L’ischemia cerebrale con danni permanenti può determinare una notevole riduzione della qualità di vita del paziente, riducendone anche l’autosufficienza.

Quali sono le cure per l'ischemia cerebrale?

L’ischemia cerebrale va trattata come un’emergenza e il primo intervento è volto ad eliminare le cause dell’ischemia, per evitare che si ripeta. A tale scopo si somministrano:

  • farmaci trombolitici;
  • farmaci antiaggreganti piastrinici.

Talvolta, può essere necessario ricorrere alla chirurgia. Le conseguenze dell’ischemia cerebrale, invece, vengono trattate con un opportuno piano di riabilitazione.

In quali casi sopraggiunge la morte?

L’ischemia cerebrale globale è la forma di ischemia cerebrale più grave e dalla quale possono prodursi le conseguenze più negative, il cui esito può anche essere fatale. Se la morte delle cellule nervose è estesa, si verifica la morte encefalica del soggetto.

Dopo un’ischemia cerebrale, la morte può sopraggiungere anche per l’arresto cardiorespiratorio conseguente allo stesso evento ischemico.

Ischemia cerebrale e prevenzione

La prevenzione dell’ischemia cerebrale richiede necessariamente dei cambiamenti nello stile di vita, se necessari. Ad esempio:

  • seguire una sana alimentazione e ridurre il peso corporeo in caso di sovrappeso o obesità;
  • praticare regolarmente attività fisica;
  • abbandonare il fumo;
  • limitare il consumo di alcol;
  • non fare uso di droghe;
  • sottoporsi a controlli medici regolari se si possiedono fattori di rischio noti o se vi è familiarità per l’ischemia cerebrale;
  • assumere correttamente eventuali farmaci per il trattamento delle malattie che predispongono all’ischemia cerebrale.
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