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Nictalopia

Nictalopia
Curatore scientifico
Dr. Domenico De Felice
Specialità del contenuto
Oculistica

Significato di nictalopia

La nictalopia, detta anche nittalopia, è una condizione patologica caratterizzata da una riduzione della adeguata capacità visiva in presenza di una elevata illuminazione e durante le ore diurne, associata ad un miglioramento della capacità di vedere in condizioni di bassa o attenuata illuminazione e durante il crepuscolo.

Tale patologia si manifesta in conseguenza ad uno scorretto funzionamento dei fotorecettori retinici addetti alla visione diurna (coni) e alla successiva prevalenza funzionale dei fotorecettori deputati alla visione notturna (bastoncelli). Inoltre, poiché i coni sono deputati anche alla visione cromatica, in associazione a tale condizione spesso i pazienti manifestano difetti nella percezione dei colori.

La nictalopia compare di frequente con l’invecchiamento, benché possa anche manifestarsi in associazione ad altre patologie quali, congiuntivite, miopia, cataratta, o glaucoma.

Spesso, soprattutto quando si manifesta in pazienti giovani, la nictalopia si associa ad una patologia specifica detta retinite pigmentosa, la quale può progressivamente portare ad una degenerazione della retina e conseguente perdita della vista.

È opportuno specificare che esiste anche una forma non patologica, detta nictalopia fisiologica, che rappresenta una condizione caratterizzata da una considerevole ed efficace capacità visiva in situazioni di penombra.  

Nictalopia è un termine medico derivato da nictalope o nictalopo, il quale a sua volta deriva dal greco υκτάλωψ -ωπος, composto di νύξ νυκτός «notte» (v. nicto-) e ὤψ ὠπός «occhio, vista», con inserzione di -λ- eufonico.

Nictalopia ed emeralopia

È importante non confondere la nictalopia (cecità diurna) con l’emeralopia (cecità notturna). La seconda infatti interessa soggetti con visione diurna normale che presentano un deficit visivo in condizioni di ridotta illuminazione, con in particolare una ridotta capacità di adattamento in situazioni di luce scarsa, penombra o crepuscolo.

Tale condizione si manifesta frequentemente quando vi è una carenza di vitamina A, la quale interviene nella sintesi della rodopsina, ossia il pigmento presente a livello dei bastoncelli retinici addetti alla visione notturna.

La vitamina A infatti si trasforma nel carotenoide retinene, il quale, all’oscurità, si coniuga con una proteina per formare la rodopsina; in presenza di luce, la rodopsina si scinde nuovamente in proteina e retinene in modo reversibile.

Un deficit di vitamina A rappresenta una causa acquisita di emeralopia e può essere la manifestazione di un malassorbimento di vitamina A a livello intestinale (enteropatia) oppure di una sua insufficiente produzione da parte del fegato (epatopatia). Tale deficit può anche essere associato ad un insufficiente apporto dietetico o ad una gravidanza.

Altre possibili forme acquisite di emeralopia sono rappresentate da:

  • ipossia/anossia – riduzione di ossigeno a livello retinico con conseguente riduzione della funzionalità e vitalità dei bastoncelli;
  • emeralopia senile – sclerotizzazioni dei capillari che possono formarsi con l’invecchiamento e che compromettono la vascolarizzazione della retina e di conseguenza la funzionalità dei bastoncelli;
  • altre cause – miopia, cataratta, glaucoma, malattia di Refsum, sindrome di Usher e patologie neurologiche a carico dei nervi o del chiasma ottico.

Oltre alle forme acquisite esiste una forma di emeralopia congenita, detta cecità notturna stazionaria congenita dovuta ad un difetto genetico a carico dei bastoncelli che tende a rimanere stabile nel tempo. In particolare, sono state individuate diverse mutazioni genetiche che determinano una compromissione della funzionalità dei fotorecettori retinici deputati alla visione crepuscolare con conseguente cecità notturna.

Un altro sinonimo di emeralopia utilizzato in oculistica è esperanopia, termine che indica sempre una riduzione della capacità visiva notturna associata a conservazione di quella diurna. Un’ulteriore forma ereditaria è la cosiddetta emeralopia degenerativa, nel cui contesto patologico si inseriscono malattie quali la retinite pigmentosa e la Sindrome di Oguchi.

Cause e sintomi

Come precedentemente accennato, le cause di questo disturbo visivo possono essere diverse. Innanzitutto, la nictalopia si associa tipicamente con la senescenza e si può manifestare in associazione con svariati disturbi quali miopia, cataratta e glaucoma.

La sua comparsa in soggetti di giovane età invece, può costituire un segnale d’allarme della possibile presenza di un disturbo degenerativo della retina detto retinite pigmentosa, la quale si caratterizza per l’appunto per una degenerazione dei coni associata ad una conseguente prevalenza della funzionalità dei bastoncelli a livello della retina.

Tale disturbo degenerativo della retina può progressivamente portare ad una perdita della vista. Altre possibili cause di nictalopia sono rappresentate da degenerazione maculare senile, neurite ottica, retinoblastoma, retinopatia diabetica e cheratocono.

La nictalopia si manifesta con una marcata riduzione dell’efficienza visiva in condizioni di elevata luminosità e, più in generale, nelle ore diurne.

Ciò si associa ad una più efficiente capacità visiva in situazioni di penombra, ridotta illuminazione e nelle ore notturne, dovuta al prevalere della funzionalità dei bastoncelli retinici, ossia dei fotorecettori deputati alla visione notturna. 

Diagnosi, cura e terapia

Come per l’emeralopia, la diagnosi di nictalopia si basa sull’esame anamnestico e su specifici test funzionali, quali l’elettroretinografia (ERG).

L’ERG è un test diagnostico poco invasivo che misura i potenziali d’azione fotorecettori retinici in risposta a specifiche stimolazioni. Il trattamento della nictalopia è prevalentemente fondato sulla causa patologica che la ha generata.

Pochi dati sono disponibili per quanto riguarda il trattamento di questa cecità diurna: In caso di nictalopia dovuta ad una causa acquisita, la terapia mira principalmente al trattamento della patologia di base.

Sfortunatamente, pare che al momento non vi sia alcuna terapia efficace per la retinite pigmentosa, la quale risulta esserne una delle principali cause.

Al contrario, nel caso di degenerazioni che colpiscono per primi i bastoncelli, alcuni esperti suggeriscono la somministrazione di un precursore della rodopsina (vitamina A-palmitato) a basse dosi giornaliere, il quale pare esercitare un effetto di protezione sui coni retinici rallentandone la degenerazione e potenzialmente preservando la capacità visiva residua di questi pazienti. 

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