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Algologia

Algologia
Curatore scientifico
Dr. Carlo Pastore
Specialità del contenuto
Medicina generale Oncologia

Qual è il significato di algologia?

L’algologia è la branca della medicina che, mediante un approccio terapeutico e scientifico, si occupa dello studio e del trattamento del dolore, in particolare il dolore definito cronico. Il medico specialista in algologia prende il nome di algologo.

Il termine algologia deriva da algo- (dolore) e -logia (studio), e presenta diversi sinonimi quali terapia antalgica, terapia del dolore o medicina del dolore.

L’International Association for the Study of Pain (IASP) definisce il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”. 

Terapia del dolore: in cosa consiste?

Sempre secondo l'IASP, il dolore “è un’esperienza individuale e soggettiva, cui convergono componenti puramente sensoriali (nocicezione), relative al trasferimento dello stimolo doloroso dalla periferia alle strutture centrali, e componenti esperienziali e affettive, che modulano in maniera importante quanto percepito”.

Dal punto di vista clinico, il dolore può essere distinto in tre tipologie, ciascuna presentante specifiche caratteristiche cliniche, di durata e di responsività al trattamento:

  1. dolore acuto: dolore generalmente localizzato e di chiara causa, ha la funzione di avvisare della presenza di una lesione a livello tissutale e tende a diminuire nel corso della guarigione;
  2. dolore da procedura: dolore che si accompagna specificamente a indagini diagnostiche e/o terapeutiche;
  3. dolore cronico: dolore che frequentemente accompagna patologie croniche, duraturo nel tempo, debilitante da un punto di vista fisico, psicologico e sociale, determinato dalla persistenza dello stimolo nocivo stesso e/o da fenomeni di auto-mantenimento che determinano una persistenza della stimolazione dolorosa anche quando lo stimolo nocivo che ha scatenato il dolore è stato rimosso o eliminato.
Il dolore può inoltre essere classificato da un punto di vista eziopatogenetico come nocicettivo (per interessamento diretto dei recettori del dolore detti nocicettori), neuropatico (per coinvolgimento di componenti del sistema nervoso centrale e/o del sistema nervoso periferico), psichico (per coinvolgimento di componenti psico-relazionali) e misto (per compresenza delle componenti precedenti). 

Terapia del dolore cronico

La terapia del dolore si occupa principalmente dello studio e del trattamento del dolore di tipo cronico, con lo scopo di ridurre la sofferenza e di migliorare la qualità di vita del paziente afflitto da tale dolore.

In Italia, l’algologia in generale e in particolare l’esistenza di specifici Centri di terapia del dolore e cure palliative non sono ancora conosciuti in modo diffuso dalla popolazione, benché due significativi contributi in questo senso siano stati determinati dalla Legge 38 del 15 Marzo 2010 che garantisce il diritto alla cura del dolore per ogni individuo e dal recente inserimento dei trattamenti per la cura del dolore nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Terapia del dolore oncologico e neuropatico

Tra le varie tipologie di dolore cronico di cui si occupa la medicina del dolore, due sono di particolare rilevanza.

La prima è rappresentata dal dolore oncologico, ossia il dolore che interessa il paziente affetto da patologia neoplastica. Questo tipo di dolore può essere acuto, più frequentemente causato dai trattamenti medici utilizzati per il trattamento del tumore, o cronico, generalmente dovuto al tumore stesso, il quale può provocare un dolore di tipo nocicettivo per attivazione dei nocicettori o di tipo neuropatico per irritazione o danneggiamento di strutture del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e/o Periferico (SNP).

La seconda tipologia di dolore frequentemente trattata dall’algologia è per l’appunto rappresentata dal dolore neuropatico ossia una sensazione cronica di dolore dovuta a danneggiamento o errato funzionamento delle strutture nervose del SNP (neuropatia periferica) o del SNC (dolore neuropatico centrale).

Tali disfunzioni possono determinare la presenza di sensazioni di dolore anche in assenza di un effettivo danno o di reale stimolo nocivo, e/o l’estensione dell’interessamento alle zone adiacenti a quelle interessate dal disturbo, che tendono così a diventare ipersensibili alle stimolazioni, talvolta anche a quelle non dolorose. 

Cure palliative e terapia del dolore

Data l’elevata complessità clinica che caratterizza il dolore cronico, il suo trattamento richiede un approccio di tipo multidisciplinare che comprende medici, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, terapisti occupazionali, massoterapisti ed infermieri.

Il trattamento perciò prevede l’impiego sia della terapia farmacologica che di approcci non farmacologici.

Per quanto riguarda la terapia farmacologica, la scelta del farmaco da impiegare è strettamente legata alla tipologia e all’intensità del dolore che colpisce il paziente, nonché alla causa del dolore stesso. Le principali classi farmacologiche impiegate comprendono:

  • Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS), impiegati in algologia quando il dolore è di grado lieve o moderato, hanno azione analgesica e antinfiammatoria mediante inibizione della sintesi delle prostaglandine coinvolte nei processi infiammatori e dolorosi;  
  • Analgesici Oppioidi, impiegati diffusamente in algologia per il trattamento del dolore di grado da moderato a severo, esercitano un’azione antinocicettiva mediante la stimolazione dei recettori oppioidi endogeni, ossia recettori presenti nel nostro organismo deputati alla mediazione e trasmissione di stimoli dolorosi;
  • Antidepressivi, in particolare antidepressivi triciclici (TCA) e inibitori del reuptake della serotonina e noradrenalina (NSRI), presentano particolari principi attivi che si sono rivelati efficaci nel trattamento del dolore cronico di tipo neuropatico, sia impiegati individualmente che in associazione con oppioidi;
  • Anticonvulsivanti, quali in particolare il Gabapentin e il Pregabalin si sono rivelati essere principi attivi particolarmente efficaci nella terapia del dolore cronico neuropatico, poiché in grado di limitare il rilascio dei neurotrasmettitori deputati a modulare e trasmettere la stimolazione dolorosa mediante la loro interazione con specifici canali "calcio voltaggio-dipendenti" localizzati a livello del SNC (Sistema Nervoso Centrale);
  • Anestetici Locali, in particolare la lidocaina, la quale ha la capacità di inibire specifici canali sodio voltaggio-dipendenti localizzati sulle membrane cellulari con conseguente blocco o quantomeno riduzione della trasmissione del segnale nocicettivo;
  • Cannabinoidi, i quali hanno dimostrato un’efficacia comparabile agli oppioidi nel trattamento del dolore sia acuto che soprattutto cronico. 
La terapia farmacologica sopradescritta può essere inoltre affiancata da diversi approcci non farmacologici, la cui scelta varia specificamente a seconda della tipologia di dolore cronico che affligge il paziente e che costituisce l’obiettivo di trattamento.

Esempi significativi di tali approcci non farmacologici sono:

A questi vanno inoltre aggiunti approcci di tipo cognitivo, comportamentale o psicologico, quali ad esempio la cosiddetta psicoterapia cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioral Therapy o CBT).

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