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Bronchiolite

Bronchiolite
Curatore scientifico
Dr. Ludovico Tallarico
Specialità del contenuto
Pneumologia

Bronchioli e bronchiolite

bronchioli sono piccole diramazioni terminali dell'albero bronchiale, compresi tra i piccoli bronchi e gli alveoli. Hanno un  diametro inferiore a 1 mm,  la  cui parete, priva di impalcatura cartilaginea, è ricca di tessuto muscolare liscio ed elastico ed ha un epitelio a cellule cubiche. Mentre il compito dei bronchi è quello di convogliare  l’aria dalla trachea fino ai bronchioli, questi ultimi, con le loro molte diramazioni fino ad arrivare agli alveoli e agli infundibuli polmonari, permettono gli scambi gassosi con il sangue.

La bronchiolite può essere suddivisa in forme acute e croniche. La prima è associata a processi che causano danni bronchiolari in breve periodo di tempo, come quelli causati da infezioni virali o inalazioni di gas tossici. La seconda è associata a danni più prolungati nel tempo ed alla lunga può causare  BPCO o bronchiectasie.

Eziologia

Le cause della bronchiolite infettiva acuta sono il virus respiratorio sinciziale nel 75% dei casi, i virus parainfluenzali nel 20% e gli adenovirus.

Bronchiolite nei neonati

Il contagio avviene attraverso le secrezioni nasali di soggetti infetti, che diffondono, parlando, tossendo o starnutendo, piccole goccioline cariche di virus, in un raggio inferiore ai 2 metri Essendo altamente contagiosa è comune e può assumere caratteri di gravità nei bambini  di età inferiore ai 2 anni, con un picco nei neonati di età compresa tra 3-6 mesi.

Bronchiolite, qualche dato…

La bronchiolite è una causa importante di malattia respiratoria in tutto il mondo. Secondo l’ultimo bollettino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 150 milioni di nuovi casi si verificano ogni anno. In tutto il mondo, il 95% tra tutti i casi si verifica nei Paesi in via di sviluppo, a causa della cattiva alimentazione e della mancanza di adeguate risorse per le cure mediche.

L'età è un fattore significativo nella gravità dell'infezione: circa il 75% dei casi di bronchiolite si verifica in bambini con meno di 1 anno. I maggiori picchi d’incidenza sono tra i neonati (età 3-6 mesi di vita).

La bronchiolite colpisce circa 1,25 volte più frequentemente i maschi rispetto alle femmine, ma la motivazione è ancora sconosciuta.

Quali sono i sintomi di bronchiolite?

La manifestazione clinica inizia tipicamente con i sintomi di una infezione del tratto respiratorio superiore, seguita, dopo 2-3 giorni negli adulti o dopo alcune ore nei neonati, da dispnea improvvisa, tachipnea, febbre, cianosi e nei casi più gravi morte per insufficienza respiratoria acuta perché i virus determinano un'ostruzione completa delle piccole vie.

Nei neonati le dimensioni delle vie aeree sono molto piccole e quindi più facilmente ostruibili.

Nei bambini che hanno manifestato una bronchiolite si verifica una maggiore frequenza di episodi recidivanti di bronchite asmatica.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio principali per lo sviluppo della bronchiolite comprendono:

  • Prematurità o scarso peso alla nascita
  • malattie polmonari croniche, tipo fibrosi cistica
  • malattie neurologiche o metaboliche
  • cardiopatie congenite
  • deficit immunitario
  • condizioni di vita igieniche e socio-economiche precarie

Come si diagnostica?

La diagnosi è clinica. In fase iniziale, i sintomi sono aspecifici e comprendono: rinite, tosse, iniziale dispnea e modesta difficoltà nell’alimentazione, nei giorni successivi la dispnea diventa ingravescente, con respiro sibilante (wheezing). Le forme più severe sono caratterizzate da un progressivo peggioramento delle condizioni generali, comparsa di cianosi ed episodi di apnea e di tachicardia.

I dati di laboratorio non sono molto utili per la diagnosi.

La ricerca del Virus Respiratorio Sinciziale può essere attuata per mezzo di vari test diagnostici che permettono di eseguire una diagnosi anche dopo  pochi minuti.

L’esecuzione della radiografia del torace non sempre è necessaria e in circa il 10% dei casi può essere normale. Può evidenziare una iperespansione polmonare, talvolta associata ad ispessimento delle pareti bronchiali e presenza di aree sparse di addensamento (dovute ad atelettasia conseguente all’ostruzione o all’infiammazione alveolare) ed infiltrati peribronchiali.

La SatO2 (in aria ambiente) è un parametro molto importante ma complementare alla valutazione clinica e se è persistentemente inferiore al 92%, o se vi è presenza di almeno uno di questi altri segni: apnea, cianosi centrale, frequenza respiratoria > 60 /minuto,  segni di disidratazione, difficoltà nell'allattamento, si impone il ricovero.

Come si cura?

Il trattamento si basa sulla terapia di supporto, idratazione, correzione degli squilibri idroelettrolitici, ossigenazione, frequenti lavaggi nasali ed aspirazione delle secrezioni, eventualmente uso di broncodilatatori e antivirali. L'utilizzo routinario degli antibiotici non è raccomandato, tranne in bambini immunocompromessi o in caso si sospetti un'infezione batterica concomitante. Il cortisone non dimostra  un  sicuro miglioramento della sintomatolgia.

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