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Digiuno

Digiuno
Curatore scientifico
Dr. Francesco Pascucci
Specialità del contenuto
Medicina generale Nutrizione

Cosa si intende per digiuno

Il digiuno è una privazione alimentare volontaria o forzata. Ci si può astenere dall’alimentarsi per motivazioni patologiche, etiche, politiche, religiose o dietetiche.

L'organismo umano può sopravvivere al digiuno assoluto per circa 24-30 giorni. Fisiologicamente il corpo risponde al digiuno e tale la risposta può essere distinta in 4 fasi:
  • periodo post-assorbimento
  • digiuno breve
  • digiuno medio
  • digiuno prolungato.

Digiunare fa bene?

Colazione da re, pranzo da principe e cena da povero”: forse potrebbe bastare seguire questo detto popolare per evitare di star male a causa delle eccessive quantità di cibo, senza dover ricorrere a metodi drastici come il digiuno prolungato, che è uno stress per l'organismo. 

Quando non ci si alimenta, la massa muscolare si riduce, ci si affatica facilmente, la mente si annebbia e insorge uno stato globale di debilitazione.

Il digiuno parziale noto anche come digiuno intermittente è, invece, un “metodo” più blando che può avere dei lati positivi, purché venga applicato con razionalità. Dopo aver mangiato eccessivamente, per esempio, sarebbe utile seguire per due o tre giorni una dieta ipocalorica ricca di liquidi e verdure.

L'importante è associare a questi alimenti anche una certa quantità di proteine, magari ricavate da pesci magri (solitamente di facile digestione) e grassi, per esempio consumando una manciata di frutta secca. 

Digiuno terapeutico

La terapia del digiuno, o digiuno terapeutico, va seguita sotto stretto controllo medico e soprattutto in un momento in cui l’organismo è in grado di affrontarlo.

Il digiuno va eseguito solo in caso di buono stato di salute. Devono invece evitare il digiuno i pazienti in stati di:

Cosa succede quando si digiuna per troppo tempo

Il periodo post-assorbimento, si verifica tre, quattro ore dopo l'ultima assunzione di cibo. In questo periodo si verifica un’intensa glicogenolisi epatica, nonché la scomposizione del glicogeno nelle singole unità di glucosio che lo costituiscono.

La glicogenolisi è indispensabile per far fronte al calo glicemico e rifornire di glucosio i tessuti corporei. Nelle prime 24 ore di digiuno di breve durata, il metabolismo è sostenuto dall'ossidazione dei trigliceridi e del glucosio immagazzinati nel fegato sotto forma di glicogeno.

Con il passare del tempo, vista la modesta entità delle scorte di glicogeno epatico, la gran parte dei tessuti (muscolo, cuore, rene ecc.) si adatta ad utilizzare principalmente acidi grassi, cercando di risparmiare il glucosio che sarà destinato soprattutto al cervello e ai globuli rossi che, per sopravvivere, hanno assoluto bisogno di glucosio (non possono, infatti, utilizzare gli acidi grassi a scopo energetico).

In simili condizioni le richieste cerebrali di glucosio ammontano a 4 g/ora, mentre quelle dei tessuti anaerobici si attestano a 1,5 g/ora.

Dal momento che il fegato non riesce a ricavare dalla glicogenolisi più di 3 g di glucosio all'ora, è costretto ad attivare una via metabolica "di emergenza", chiamata gluconeogenesi, ovvero la produzione di glucosio a partire dagli aminoacidi.

Nel digiuno di media durata, se la privazione alimentare va oltre le 24 ore, si ha una progressiva accentuazione della gluconeogenesi.

Gli amminoacidi necessari a soddisfare tale processo derivano dalla degradazione delle proteine muscolari, visto che nell'organismo non esistono depositi proteici da utilizzare a scopo energetico, il corpo usa il tessuto muscolare. A ciò segue indebolimento muscolare, debolezza ed apatia.

Inizialmente la gluconeogenesi può produrre anche oltre 100 g di glucosio al giorno, ma presto l'efficienza di questo processo diminuisce a circa 75 g al giorno, quantitativo non più sufficiente a garantire un adeguato rifornimento di glucosio al cervello che è quindi costretto a ricorrere ai corpi chetonici (molecole solubili in acqua derivanti dall'ossidazione dei grassi in condizioni di carenza di glucosio).

La condizione di chetosi (iperproduzione di corpi chetonici), garantisce la sopravvivenza dell'organismo ma causa aumento dell'acidità del sangue. Il digiuno di media durata, si estende fino al 24° giorno di privazione alimentare.

Quando digiunare è pericoloso

Digiuno prolungato e morte. Questa fase inizia quando il digiuno perdura oltre il 24° giorno. Il corpo ha ormai sfruttato tutte le risorse proteiche, comprese le proteine plasmatiche, ciò determina la riduzione di albumina nel sangue e quindi il plasma passa negli spazi intracellulari. Si verifica disidratazione e comparsa di edema.

Può sopraggiungere la morte quando si combinano condizioni come chetosi, riduzione delle difese immunitarie, disidratazione e ridotta efficienza respiratoria (data dal catabolismo delle proteine del diaframma e dei muscoli intercostali).

Cosa si intende per "dieta mima digiuno"

La dieta mima digiuno è un protocollo alimentare ideato dal Prof. Valter Longo, che prevede un regime ipocalorico di cinque giorni da attuare un paio di volte all’anno.

Il regime alimentare non prevede un digiuno, ma piuttosto un piano alimentare assolutamente vegano, studiato e basato su alimenti la cui introduzione, nelle modalità consigliate, imita una condizione di digiuno per il corpo. La dieta mima digiuno, secondo il Prof. Longo, è benefica e apporta benefici per il corpo che si rigenera e produce nuove cellule staminali.
 
Dopo il periodo di dieta mima digiuno bisognerebbe seguire una dieta sana basata su cereali integrali, pochissime proteine, molte verdure e frutta secca.

La dieta mima digiuno non va improvvisata. In commercio esistono dei kit appositi con calorie e alimenti bilanciati adeguatamente. Inoltre, non va seguita da soggetti con patologie o, se occorre, va eseguita solo sotto stretta sorveglianza medica.

In alcuni casi è consigliata a pazienti che si sono sottoposti a chemioterapia, sempre sotto stretta sorveglianza medica e in casi in cui si ritiene opportuna.
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