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Chetosi

Chetosi
Curatore scientifico
Dr. Mario Vasta
Specialità del contenuto
Endocrinologia

Cos’è la chetosi

La fonte energetica primaria per l’organismo è il glucosio, derivato principalmente dai carboidrati introdotti con la dieta. Non tutto il glucosio, però, è immediatamente utilizzato dalle cellule per produrre energia, così l’eccesso viene conservato nelle riserve di glicogeno. Tali riserve, localizzate prevalentemente nel fegato e nei muscoli, sono mobilitate, ad esempio, durante il digiuno e consentono all’organismo di continuare a produrre energia a partire dalla sua fonte primaria. 

Quando il digiuno è protratto e le scorte di glicogeno iniziano ad esaurirsi, l’organismo deve produrre energia partendo da fonti diverse. La seconda fonte energetica è rappresentata dai grassi, anch’essi accumulati nelle riserve dell’organismo.

Con l’utilizzazione dei grassi come fonte energetica, avviene anche un altro processo, noto come chetogenesi, che porta alla produzione dei corpi chetonici.

I chetoni sono acidi che si riversano nel sangue e vengono eliminati con le urine. L’aumento della loro produzione e il conseguente innalzamento dei livelli nel sangue è chiamato chetosi, e quando la loro concentrazione è elevatissima e persistente nel tempo produce effetti dannosi.

Solitamente il termine “chetosi” è seguito da un altro termine che identifica la ragione per cui sono stati prodotti i corpi chetonici. Ad esempio, si parla di chetosi diabetica per indicare la formazione di corpi chetonici a causa della riduzione dei livelli di insulina
Oltre al digiuno e al diabete, la chetosi si può manifestare anche con:

Che cos’è la chetosi diabetica

La chetosi diabetica è una condizione che si manifesta tipicamente nei diabetici di tipo 1. La caratteristica principale del diabete di tipo 1 è l’incapacità del pancreas di sintetizzare l’insulina, l’ormone che consente di mantenere i livelli di glucosio plasmatico nella norma.

Quando vi è un deficit insulinico, la glicemia aumenta causando varie alterazioni metaboliche, tra cui l’alterazione del metabolismo lipidico con aumento della lipolisi e del rilascio di acidi grassi liberi, che vengono utilizzati dal fegato per produrre glucosio e corpi chetonici.

Il protrarsi della condizione di chetosi porta il paziente a sviluppare la chetoacidosi diabetica, considerata una complicanza acuta (ed emergenza metabolica) del diabete mellito.

Sintomi della chetoacidosi diabetica sono:

Il trattamento della chetoacidosi diabetica richiede:

  • reidratazione del paziente;
  • ripristino dell’equilibrio elettrolitico;
  • terapia insulinica.
Per evitare di sviluppare tale complicanza, il paziente diabetico deve:

  • monitorare frequentemente e attentamente la glicemia;
  • aderire al piano terapeutico con insulina;
  • monitorare i livelli di chetoni nelle urine (chetonuria), cioè di acido acetoacetico, acido beta-idrossibutirrico e acetone nelle urine.

Evitare la chetosi

Seguendo una dieta sana ed equilibrata il nostro corpo, riuscendo a mantenere sotto controllo la quantità di grassi bruciata, non produrrà chetoni. Alti livelli di chetoni sono pericolosi e quindi, in quei casi, è bene chiedere l’aiuto di un medico.

Diagnosi di chetosi

Per capire se il nostro organismo sta producendo chetoni non è necessario andare dal medico. Basta infatti uno stick in farmacia per misurarne la presenza nelle nostre urine o nel sangue. 

Come si manifesta la chetosi

Si presenta con maggior frequenza dopo un lungo e prolungato sforzo fisico, ma anche in caso di gravidanza. Nei diabetici la chetosi è da interpretarsi come un uso insufficente di insulina. Altri casi, in cui se ne ha l’insorgenza, sono legati ad alcolismo ed ipertiroidismo.

La chetosi, comunque, compare tutte le volte che digiuniamo per molte ore (ad esempio bambini che per malattie acute non riescono a mangiare) o quando riduciamo drasticamente l'apporto di carboidrati nell'alimentazione (in genere sotto i 50/100 gr al giorno)  e deriva da un incrementato metabolismo dei grassi in assenza di glucosio. i corpi chetonici, fino a certi livelli, non sono in realtà dannosi e sia il cervello che il cuore riescono ad utilizzarli come fonte energetica alternativa nel digiuno.

Pericolo della chetosi

Lo diviene quando si hanno troppi chetoni nel sangue che possono portare a disidratazione e cambiamento dell’equilibrio chimico sanguigno. Nei casi più gravi, quando i chetoni si accumulano in modo eccessivo e diventano acido, si parla di chetoacidosi. Questa sindrome è molto pericolosa perché può portare a coma o morte. 

Il vero pericolo è nel diabete tipo 1 dove la presenza di chetoni è un segnale di scarsa disponibilità di insulina e può preludere ad un evento gravissimo che è il coma chetoacidosico (cha va trattato con idratazione, insulina, ecc.); nelle situazioni comuni, l'assunzione di piccole quantità di zucchero può risolvere la chetosi rapidamente.

Quando bisogna consultare il medico per la chetosi

In tutti i casi in cui si presenti uno di questi sintomi:

In caso di diabete, il vomito è particolarmente pericoloso; contattare un medico se questo si prolunga per più di due ore. 

Cos’è la dieta chetogenica

La chetosi è una condizione che si verifica anche con il digiuno, proprio perché si riduce la disponibilità di glucosio e l’organismo inizia ad utilizzare le scorte lipidiche per produrre l’energia necessaria alla sopravvivenza. Su questa base sono state sviluppate alcune diete mima-digiuno, tra cui:

  • le diete chetogeniche;
  • la dieta s.d.m. o dieta Blackburn;
  • le diete low-carb. 
Questi approcci dietetici sono caratterizzati da un bassissimo apporto di carboidrati e un alto apporto di proteine e lipidi. Il principio di base è che in questo modo viene indotta una modificazione del metabolismo, perché l’organismo non ha più a disposizione il glucosio e deve necessariamente consumare i grassi per produrre l’energia necessaria a sostenere le sue funzioni.

Le diete chetogeniche sono state inizialmente sviluppate come diete terapeutiche per coloro che soffrono di epilessia e altri disturbi neurologici non trattabili farmacologicamente, trovando poi applicazione anche come supporto al paziente con altre condizioni patologiche e per ridurne il rischio o per il semplice dimagrimento. Tra le condizioni cliniche per cui è stato scientificamente dimostrato un beneficio adottando tale regime alimentare vi sono:

Trattandosi di regimi dietetici sbilanciati”, poiché manca la classica ripartizione dei macronutrienti e vi è, anzi, un maggior apporto di lipidi e proteine a discapito dei carboidrati, solo un nutrizionista professionista può valutare l’appropriatezza della dieta in relazione al singolo caso e seguirlo adeguatamente nel tempo. Soprattutto, è importante saper determinare quale sia il tempo massimo durante il quale seguire questo tipo di dieta.

Che dieta seguire in caso di chetosi

Per evitare la chetosi o uscire da uno stato chetosico, il mantenimento o il ripristino di una dieta bilanciata e di una buona idratazione è sufficiente. Mantenendo un buon equilibrio tra i macronutrienti, infatti, si assicura all’organismo di avere una buona fonte di glucosio disponibile, evitando di produrre corpi chetonici in eccesso.

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